I corsi "guadagna 10.000 euro al mese": come valutarli prima di pagare
I corsi che promettono di guadagnare cifre precise in tempi precisi sono l'industria più redditizia dell'economia del "fai soldi facili", perché stanno a monte di tutto il resto: il corso sul dropshipping, il corso sul trading, il corso sulle rendite passive, il corso sull'affiliazione, il corso su come vendere corsi. Chi li vende guadagna con il corso, non con il metodo, ed è esattamente il punto da cui partire per valutarli. Non tutti i corsi sono truffe: la formazione a pagamento su competenze vere esiste, funziona e vale. La differenza si vede con un metodo di valutazione, che questo articolo fornisce.
Si spiega il modello di business di chi vende corsi con promesse di guadagno (l'imbuto che porta dal video gratuito alla mentorship da cinquemila euro), le dieci domande da fare prima di pagare, le prove che contano e quelle che non contano, i diritti del consumatore (recesso e rimborsi, con le eccezioni), cosa dice la legge sulle promesse di guadagno, come si riconosce un corso serio, e le alternative gratuite e pubbliche che coprono la maggior parte delle competenze vendute a caro prezzo.
Il modello di business
L'industria dei corsi con promesse di guadagno segue uno schema che si riconosce dopo averlo visto una volta.
Il contenuto gratuito. Video e post che mostrano uno stile di vita (auto, viaggi, casa), risultati (screenshot di fatturato, mai di margine netto), e un "segreto" che gli altri non dicono. Il pubblico si costruisce sul desiderio, non sulla competenza.
Il webinar o la "masterclass" gratuita. Un'ora di contenuto in cui si spiega il perché ma non il come, si mostrano testimonianze e si presenta il corso con un'offerta a tempo: il prezzo "normale" (ancorato alto), lo sconto per chi compra entro la fine del webinar, i bonus, il conto alla rovescia, i "posti limitati" per un prodotto digitale che non ha limiti.
Il corso. Da alcune centinaia a qualche migliaio di euro, con contenuti spesso generici (ciò che si trova gratis, riorganizzato), una comunità di allievi che si motivano tra loro, e la promessa che il risultato arriverà "applicando".
L'upsell. Il corso non basta: serve la mentorship individuale (da 2.000 a 10.000 euro), il programma avanzato, l'evento dal vivo, il software "necessario". Ogni livello vende il successivo, e il cliente che non ha ottenuto risultati viene convinto che gli manca il livello superiore.
Il ricambio. La maggior parte degli allievi non ottiene i risultati promessi, non lo racconta (per vergogna) e viene sostituita da nuovi allievi portati dal contenuto gratuito. Le testimonianze usate sono di chi è arrivato per primo, di chi aveva già un'attività, o di chi vende a sua volta il corso come affiliato.
Il modello funziona perché vende un desiderio a chi ne ha bisogno, e perché il prodotto è la promessa: la competenza, se c'è, è secondaria.
Le dieci domande prima di pagare
Chi vende il corso guadagna con il metodo o con il corso? Se il reddito dichiarato del formatore viene dalla vendita di corsi su come fare una cosa che lui non fa più (o non ha mai fatto) per vivere, la risposta è chiara. Il formatore serio ha un'attività nel campo che insegna e il corso è una parte del suo reddito, non il tutto.
La promessa è un risultato o una competenza? "Guadagna 10.000 euro al mese" è un risultato che dipende dal mercato, dall'allievo e dal caso, e nessun formatore lo controlla. "Impara a costruire un negozio online e a leggerne i numeri" è una competenza, che si può insegnare e verificare. I corsi seri promettono competenze.
Le prove sono verificabili? Gli screenshot di fatturato non provano il margine, i numeri senza nomi non provano nulla, le testimonianze in video non dicono quanti allievi non hanno ottenuto risultati. La prova che conta: il tasso di allievi che ha raggiunto ciò che il corso promette, con nomi e attività verificabili, e la disponibilità del formatore a metterti in contatto con ex allievi non selezionati da lui.
Cosa contiene esattamente il corso? Il programma dettagliato (moduli, lezioni, durata, materiali, esercizi, supporto) deve essere disponibile prima del pagamento. Chi non lo mostra vende una promessa.
Quanto costa davvero? Il prezzo del corso più gli upsell prevedibili (la mentorship "consigliata", il software, l'evento), più i costi del metodo (la pubblicità per il dropshipping, il capitale per il trading, gli strumenti). Il corso da 997 euro che richiede 5.000 euro di pubblicità per "applicare" costa 6.000.
Perché c'è fretta? Il conto alla rovescia, i posti limitati, il prezzo che sale a mezzanotte: un prodotto digitale non ha posti né scadenze, e l'urgenza serve a impedire la valutazione. Il corso serio si può comprare domani allo stesso prezzo.
Cosa dicono le recensioni fuori dal controllo del venditore? La ricerca del nome del formatore e del corso con "opinioni", "recensioni", "truffa" sui siti indipendenti, nei forum, nei gruppi, e la lettura delle esperienze negative, che il venditore non mostra.
Qual è la politica di rimborso, per iscritto? Il diritto di recesso che la legge prevede, le condizioni della "garanzia soddisfatti o rimborsati" (che spesso richiede di dimostrare di aver "applicato tutto", cioè è inapplicabile), la procedura, i tempi.
Il metodo funziona ancora? Molti corsi insegnano ciò che ha funzionato anni fa (il dropshipping del 2018, i blog del 2015, il KDP del 2020) in mercati oggi saturi o cambiati. La domanda al venditore: cosa è cambiato nel mercato negli ultimi due anni, e come il corso ne tiene conto?
Lo troverei gratis? Per la maggior parte delle competenze vendute in questi corsi esistono risorse gratuite di qualità (le guide ufficiali delle piattaforme, i corsi delle università e degli enti pubblici, la documentazione, le comunità) e formazione pubblica a costo contenuto. Il corso a pagamento deve offrire qualcosa in più che valga il prezzo: la struttura, il supporto, la pratica guidata, l'accesso al formatore. Se offre solo il contenuto, il contenuto è gratis.
Le prove che contano, e quelle che no
Non contano: gli screenshot di fatturato (il fatturato non è il guadagno), i numeri di vendite di un mese scelto, le auto e i viaggi, le testimonianze selezionate, i "casi di successo" senza nome verificabile, i follower del formatore, le certificazioni autoprodotte, il numero di allievi (che dice quanti hanno pagato, non quanti hanno guadagnato).
Contano: il conto economico completo di un'attività reale (fatturato, costi, margine, tempo), il tasso di successo degli allievi con la definizione di successo, i contatti di ex allievi non selezionati, il programma dettagliato, l'esperienza verificabile del formatore nel campo (l'attività che ha, i clienti, i risultati documentabili), le recensioni indipendenti, la trasparenza sui costi del metodo e sui tempi realistici.
I diritti del consumatore
Chi compra un corso online come consumatore ha il diritto di recesso di quattordici giorni dall'acquisto, con il rimborso entro quattordici giorni dalla comunicazione, salvo un'eccezione che i venditori di corsi conoscono bene: per i contenuti digitali il diritto si perde se il consumatore ha dato il consenso espresso all'avvio immediato della fruizione e ha riconosciuto di perdere il recesso. La casella spuntata all'acquisto ("accetto l'accesso immediato e rinuncio al recesso") è ciò che rende il corso non rimborsabile: si legge prima di spuntarla, e si può scegliere di non accedere ai contenuti nei primi giorni per conservare il diritto, dove la piattaforma lo consente.
Le "garanzie soddisfatti o rimborsati" sono promesse contrattuali del venditore, e valgono per ciò che dicono per iscritto: le condizioni impossibili (dimostrare di aver completato tutto e applicato tutto entro trenta giorni) le rendono inutili, e vanno lette come tali. I pagamenti a rate con finanziarie (frequenti sui corsi costosi) sono un prestito: si continua a pagare anche se il corso delude, e il recesso dal corso non estingue automaticamente il finanziamento senza le procedure previste.
Chi ritiene di essere stato ingannato (contenuti diversi da quelli promessi, promesse false, pratiche aggressive) può segnalare all'AGCM, rivolgersi alle associazioni dei consumatori, contestare il pagamento con la carta nei casi previsti, e in casi gravi denunciare.
Cosa dice la legge sulle promesse di guadagno
Il Codice del Consumo vieta le pratiche commerciali scorrette, e tra quelle considerate in ogni caso ingannevoli c'è l'affermare che un prodotto o un servizio permette di vincere a giochi di sorte o di ottenere risultati che non è in grado di produrre, e più in generale l'uso di informazioni false o presentate in modo da indurre in errore sui risultati attesi. L'AGCM ha sanzionato negli ultimi anni venditori di corsi e "formatori" per le promesse di guadagno non dimostrabili, per le testimonianze ingannevoli e per le pratiche aggressive di vendita, con multe rilevanti e l'ordine di cessare. La regola che ne deriva: la promessa di un guadagno preciso in un tempo preciso, non dimostrabile per la maggioranza degli allievi, è già un illecito, e il formatore che la fa lo sa o dovrebbe saperlo.
Come si riconosce un corso serio
Insegna una competenza definita e non un risultato economico; ha un programma dettagliato pubblico; è tenuto da chi lavora nel campo e lo dimostra; ha prezzi stabili senza conti alla rovescia; ha una politica di rimborso chiara e applicabile; parla dei tempi e delle difficoltà con onestà, e dice a chi non è adatto; non ha upsell obbligatori per "funzionare"; ha recensioni indipendenti coerenti; e il formatore risponde alle dieci domande senza cambiare argomento. La formazione seria costa, e vale quando fa risparmiare anni di errori su una competenza che il mercato paga: la differenza con il corso truffa è che vende la competenza, non il sogno.
Le alternative
Prima di pagare un corso, il giro delle alternative richiede un'ora e spesso lo rende inutile: le guide e i corsi ufficiali gratuiti delle piattaforme (che insegnano i loro strumenti meglio di chiunque), i corsi universitari aperti e le piattaforme di formazione con contenuti gratuiti o a costi contenuti, gli ITS e la formazione pubblica per le competenze tecniche, i corsi finanziati dalle regioni e dai fondi per la formazione, le biblioteche (che prestano libri e corsi digitali), le comunità di professionisti che rispondono alle domande, e soprattutto la pratica: il primo cliente insegna più di qualunque corso, e si trova prima di pagare per imparare a trovarlo.
In sintesi
I corsi che promettono guadagni precisi seguono un imbuto riconoscibile (contenuto gratuito sullo stile di vita, webinar con offerta a tempo e prezzo ancorato, corso da centinaia o migliaia di euro con contenuti generici, upsell della mentorship, ricambio degli allievi che non ottengono risultati e non lo raccontano), e chi li vende guadagna con il corso, non con il metodo. Si valutano con dieci domande: da dove viene il reddito del formatore, se promette un risultato o una competenza, se le prove sono verificabili (il margine e non il fatturato, il tasso di successo, gli ex allievi non selezionati), cosa contiene, quanto costa con upsell e costi del metodo, perché c'è fretta, cosa dicono le recensioni indipendenti, la politica di rimborso scritta, se il metodo funziona ancora, se si trova gratis.
Il diritto di recesso di quattordici giorni si perde con il consenso all'accesso immediato che la casella spuntata dà, le garanzie valgono per ciò che scrivono, le rate sono un prestito; le promesse di guadagno non dimostrabili sono pratiche scorrette che l'AGCM sanziona. Il corso serio insegna una competenza, ha un programma pubblico, prezzi stabili, rimborsi applicabili e un formatore che lavora nel campo; le alternative gratuite e pubbliche coprono la maggior parte di ciò che si vende caro, e il primo cliente insegna di più.