Vendere online: la guida completa, dall'usato di casa a un e-commerce vero
Vendere online è la porta d'ingresso più naturale al guadagno digitale, perché parte da qualcosa che tutti hanno: oggetti da vendere. Ma "vendere online" descrive attività molto diverse, con regole, costi e potenziali che non hanno nulla in comune. Chi vende i vestiti che non mette più su Vinted non fa la stessa cosa di chi compra stock per rivenderli, e nessuno dei due fa la stessa cosa di chi apre un negozio online con un marchio.
Questa guida percorre i tre livelli in ordine: la vendita dell'usato personale, che non è un'attività e non si tassa; la vendita come attività, con le regole fiscali e legali che scattano quando la vendita diventa abituale; l'e-commerce vero, con i costi reali, i margini necessari e i modelli possibili. Per ogni livello trovi le piattaforme con le loro commissioni, le tecniche che alzano i ricavi e gli errori più costosi. Alla fine, il percorso per passare da un livello all'altro con criterio, e le truffe da conoscere prima della prima vendita.
Livello 1: vendere l'usato di casa
È il modo più rapido di fare i primi cento, duecento, cinquecento euro online, e il miglior allenamento alla vendita che esista. La casa media contiene centinaia di euro di oggetti inutilizzati, e il mercato dell'usato in Italia è ampio, organizzato e quasi gratuito per chi vende.
Le piattaforme e cosa costano
Vinted è la piattaforma di riferimento per abbigliamento, scarpe, accessori, e ha allargato il catalogo a libri, elettronica, casa e altro. Per chi vende è gratuita: la commissione di protezione la paga l'acquirente, la spedizione si fa con etichette prepagate generate dalla piattaforma e il pagamento arriva sul saldo Vinted dopo la conferma dell'acquirente. È il posto dove iniziare per tutto ciò che si spedisce in un pacco.
Subito è il grande mercato degli annunci locali: gratuito per gli annunci base, con opzioni a pagamento per la visibilità, e con un servizio di spedizione e pagamento protetto per chi non vuole la consegna a mano. È il canale per mobili, elettrodomestici, biciclette, attrezzatura e tutto ciò che conviene consegnare di persona.
eBay resta il riferimento per elettronica, collezionismo, ricambi e oggetti con un pubblico internazionale, con aste e prezzo fisso. Le commissioni per i venditori privati variano per categoria e cambiano di frequente: prima di vendere si controlla la propria.
Wallapop e Facebook Marketplace funzionano come Subito, con pubblici parzialmente diversi. Depop e Vestiaire Collective servono il vintage e il lusso. Per i libri esistono piattaforme specializzate e il programma di riacquisto di alcune librerie online.
Come vendere di più
La differenza tra un oggetto che resta in vendita per mesi e uno che parte in due giorni sta in quattro cose.
Le foto. Luce naturale, sfondo neutro, l'oggetto intero e i dettagli, i difetti mostrati e non nascosti. Uno smartphone basta; la fretta no.
La descrizione. Marca, modello, taglia o misure, condizioni reali, motivo della vendita, cosa è incluso. Le parole che l'acquirente cercherebbe, perché la ricerca interna funziona sulle parole.
Il prezzo. Si cerca l'oggetto sulla piattaforma e si guarda a quanto è stato venduto, non a quanto è in vendita. Un prezzo leggermente sotto il venduto medio chiude in fretta; un prezzo "di affezione" non chiude mai. La trattativa è normale: si parte con un margine per lo sconto.
La rapidità. Rispondere entro poche ore, spedire il giorno dopo il pagamento, imballare bene. Le recensioni positive sono il capitale che fa vendere gli oggetti successivi.
Le tasse dell'usato
Vendere oggetti personali usati non è un'attività e non genera reddito imponibile: si vende sotto costo qualcosa che si è comprato per uso proprio. Non serve partita IVA, non si dichiara nulla, non ci sono limiti di legge sul numero di vendite di beni propri.
Due precisazioni. La prima: dal 2023 le piattaforme comunicano all'Agenzia delle Entrate, per la normativa europea DAC7, i dati dei venditori che in un anno superano le 30 vendite oppure i 2.000 euro di incassi. La comunicazione non rende tassabile la vendita dell'usato personale: serve a individuare chi svolge un'attività commerciale mascherata. Chi vende le proprie cose e supera le soglie non deve nulla, ma deve poter dimostrare che vendeva beni propri. La seconda: vendere con guadagno un oggetto comprato per rivenderlo, o vendere con regolarità oggetti acquistati apposta, non è più usato personale: è il livello 2.
Le truffe negli annunci
Chi vende online incontra presto i tentativi di truffa, che hanno forme ricorrenti. Il finto acquirente che chiede di pagare "tramite corriere" e invia un link a una pagina che imita un servizio di spedizione, dove inserire i dati della carta "per ricevere il pagamento": i dati servono a svuotare la carta. Il finto pagamento PayPal con una e-mail che imita quella ufficiale, mentre sul conto non arriva nulla. La richiesta di spostare la conversazione su WhatsApp per aggirare le protezioni della piattaforma. La proposta di pagare di più del prezzo richiesto, con l'eccedenza da "restituire" a un corriere. Le regole sono semplici: si resta dentro la piattaforma, si accettano solo i pagamenti previsti dalla piattaforma, non si inseriscono mai i dati della carta per ricevere denaro, e si spedisce solo dopo che il pagamento è visibile sul conto reale, non in una e-mail.
Livello 2: vendere come attività
Quando la vendita diventa abituale, cioè si compra per rivendere, si producono oggetti per venderli o si vende con continuità e organizzazione, cambia tutto: è un'attività commerciale, con obblighi fiscali, amministrativi e verso i consumatori. Non c'è una soglia numerica che fa scattare il cambiamento: contano l'abitualità e lo scopo di lucro. Chi lo ignora rischia accertamenti e sanzioni; chi lo affronta ha davanti un'attività vera con margini interessanti.
Le forme
Il flipping. Comprare usato a prezzo basso (mercatini, sgomberi, aste, annunci sottoprezzo, stock di fine serie) e rivendere con margine dopo pulizia, riparazione o semplice riposizionamento. Funziona su categorie che si conoscono bene: elettronica, biciclette, mobili di design, abbigliamento firmato, collezionismo, ricambi. I margini, per chi sa comprare, vanno dal 30% al 100% sul costo di acquisto, e il capitale circolante è piccolo.
L'handmade. Produrre e vendere oggetti artigianali su Etsy, sul proprio sito e ai mercatini. Il mercato premia la specializzazione e la qualità delle foto, e punisce il generico. Etsy applica una tariffa fissa per inserzione, una commissione sulla transazione del 6,5% e una commissione sui pagamenti, più una commissione aggiuntiva sulle vendite che arrivano dalle sue pubblicità esterne.
Il reselling. Sneaker, streetwear, oggetti in edizione limitata comprati al lancio e rivenduti a chi non li ha trovati. Margini alti su pochi pezzi, capitale immobilizzato, rischio di restare con oggetti che perdono valore, e concorrenza feroce.
La rivendita di prodotti nuovi. Comprare da fornitori e grossisti e rivendere su marketplace. È l'anticamera dell'e-commerce, con gli stessi obblighi.
Gli obblighi che scattano
La partita IVA. Per il commercio al dettaglio online il codice ATECO è quello del commercio elettronico. Chi rientra nei limiti può scegliere il regime forfettario, con coefficiente di redditività del 40% per il commercio (su 10.000 euro di ricavi, 4.000 sono il reddito su cui si calcolano imposta e contributi) e imposta sostitutiva al 15%, o al 5% nei primi cinque anni.
L'iscrizione al Registro delle Imprese e la SCIA. Il commercio elettronico è un'attività d'impresa: richiede l'iscrizione alla Camera di Commercio e la segnalazione certificata di inizio attività al Comune.
I contributi INPS della gestione commercianti. A differenza dei professionisti, i commercianti pagano contributi fissi minimi ogni anno, dell'ordine di alcune migliaia di euro, anche con ricavi bassi, più una percentuale sopra un certo reddito. I forfettari possono chiedere una riduzione del 35%. È la voce che rende il livello 2 poco conveniente per chi vende poco: sotto qualche migliaio di euro di margine annuo, i contributi fissi assorbono il guadagno.
Gli obblighi verso i consumatori. Chi vende come professionista a privati deve garantire il diritto di recesso entro 14 giorni per gli acquisti a distanza, la garanzia legale di conformità di due anni sui prodotti nuovi (riducibile a un anno sull'usato, con accordo esplicito), informazioni precontrattuali complete, condizioni di vendita e informativa sulla privacy. Sui prodotti si applica la normativa europea sulla sicurezza generale, con etichette, istruzioni e un responsabile identificabile nell'Unione. Chi vende cosmetici, alimenti, giocattoli e prodotti elettrici ha obblighi specifici.
La fatturazione. Ai privati basta la registrazione dei corrispettivi con le modalità previste per il commercio elettronico; alle aziende si emette fattura elettronica.
L'hobbista ai mercatini
Per chi produce oggetti artigianali e li vende occasionalmente ai mercatini, molte regioni prevedono la figura dell'hobbista, con un tesserino comunale o regionale, un numero limitato di partecipazioni all'anno e un tetto di valore per oggetto. È una forma per l'occasionale, non per la vendita online continuativa, e le regole cambiano da regione a regione.
Il conto da fare prima
Il livello 2 conviene quando il margine annuo atteso supera con chiarezza i costi fissi: contributi INPS minimi, commercialista, eventuali costi di piattaforma e strumenti. Un'attività che genera 3.000 euro di margine lordo l'anno non copre i contributi; una che ne genera 15.000 sì, con un buon margine. Chi è al confine ha una scelta: restare nell'usato personale in senso stretto, cioè vendere solo beni propri, oppure strutturarsi per crescere. Restare nel mezzo, vendendo con continuità senza partita IVA, è la posizione più rischiosa.
Livello 3: l'e-commerce vero
Un e-commerce è un'impresa: prodotti, magazzino, marchio, clienti, spedizioni, marketing, assistenza, contabilità. È l'unico dei tre livelli che può diventare un'azienda con dipendenti e valore, ed è quello con la mortalità più alta, quasi sempre per un motivo: si sottovalutano i costi e si sopravvalutano i margini.
I modelli
Il proprio sito. Con piattaforme in abbonamento (Shopify e simili, poche decine di euro al mese più commissioni sui pagamenti) o con software gratuiti da installare su un hosting (WooCommerce), si costruisce un negozio con il proprio marchio. Vantaggi: controllo totale, nessuna commissione sulle vendite, dati dei clienti. Svantaggio: nessun traffico, che va comprato o costruito da zero.
I marketplace. Amazon, eBay, Etsy e gli altri portano il traffico e prendono una quota. Su Amazon l'account professionale ha un canone mensile di alcune decine di euro e commissioni di segnalazione per categoria che vanno all'incirca dal 7% al 15%; la logistica può essere gestita in proprio (FBM) o affidata ad Amazon (FBA), che stocca, imballa, spedisce e gestisce i resi in cambio di tariffe per unità e per lo stoccaggio. Vantaggio: clienti dal primo giorno. Svantaggi: commissioni, concorrenza sul prezzo, dipendenza dalle regole della piattaforma, clienti che restano del marketplace.
Il misto. La maggior parte degli e-commerce che funzionano vende sui marketplace per il volume e sul proprio sito per il margine e la relazione con i clienti.
I costi reali
L'errore più comune è calcolare il margine come differenza tra prezzo di vendita e costo del prodotto. Il margine reale sottrae tutto questo:
| Voce | Ordine di grandezza |
|---|---|
| Costo del prodotto | Variabile |
| IVA sul prezzo di vendita | 22% del prezzo (per chi è in regime ordinario) |
| Commissioni di piattaforma | 0% sul proprio sito, 7–15% sui marketplace |
| Commissioni sui pagamenti | 1,5–3% + costo fisso per transazione |
| Spedizione e imballaggio | 4–10 € per ordine in Italia, meno con contratti a volume |
| Marketing | 15–30% dei ricavi per la maggior parte degli e-commerce che crescono |
| Resi | 5–30% degli ordini secondo la categoria, con spedizione di ritorno spesso a carico del venditore |
| Costi fissi | Piattaforma, strumenti, commercialista, contributi, magazzino |
Il risultato è che un e-commerce ha bisogno di un margine lordo sul prodotto di almeno il 50–60% per avere un margine netto positivo, e che le categorie con margini del 20–30% (elettronica, molti prodotti di marca) sono sostenibili solo con volumi enormi. Chi parte dovrebbe fare il conto per un singolo ordine, con tutte le voci, prima di ordinare il primo stock.
Il dropshipping
Il dropshipping è un modello di e-commerce in cui il venditore non ha magazzino: riceve l'ordine e lo passa al fornitore, che spedisce direttamente al cliente. Viene venduto come e-commerce senza rischio, e ha invece un profilo preciso. I margini sono bassi, perché i prodotti sono gli stessi che il cliente trova sui marketplace a prezzo inferiore. Le vendite dipendono quasi per intero dalla pubblicità, che costa e non si ferma mai. I tempi di consegna dei fornitori esteri sono lunghi e i resi sono a carico del venditore. E per la legge italiana il venditore è il responsabile verso il consumatore: garanzia, recesso, sicurezza dei prodotti, dazi e IVA all'importazione, che dal 2021 si applica anche sotto i 22 euro. La maggioranza di chi prova il dropshipping perde denaro in pubblicità; i corsi che lo insegnano come strada facile sono spesso l'unica parte redditizia del modello. Non è illegale né impossibile, ma è un e-commerce con margini peggiori, non un e-commerce senza rischi.
Cosa fa funzionare un e-commerce
Le cose che accomunano i negozi online che superano il terzo anno sono poche e note. Una nicchia precisa, con clienti che il negozio conosce meglio dei marketplace. Un margine lordo alto, spesso ottenuto con prodotti propri o esclusivi. Un marchio riconoscibile, che permette di vendere sul proprio sito e non solo sul prezzo. Clienti che tornano, perché acquisire un cliente costa e il secondo ordine è il primo che rende. Un controllo maniacale dei costi per ordine. E la pazienza dei primi dodici mesi, in cui si impara con numeri piccoli prima di scalare.
Il percorso: da un livello all'altro
I tre livelli non sono alternative ma tappe, e il modo migliore di arrivare al terzo è passare per i primi due.
Dal primo al secondo. Vendendo l'usato di casa si impara a fotografare, descrivere, prezzare, trattare, spedire e gestire i clienti, e si scopre quale categoria si conosce abbastanza da comprare bene. Quando le cose di casa finiscono e si comincia a comprare per rivendere, è il momento della partita IVA: si apre quando l'attività diventa abituale, non dopo il primo accertamento. Il conto sui contributi fissi dice se ne vale la pena.
Dal secondo al terzo. Chi ha venduto per un anno con margine ha i dati per un e-commerce: quali prodotti vendono, a quale prezzo, con quali costi, a quali clienti. Con quei dati si sceglie il modello, si calcola il margine per ordine e si decide se il salto verso stock, marchio e marketing ha senso. Chi salta direttamente al terzo livello con un corso e un fornitore estero sta scommettendo; chi ci arriva dal secondo sta investendo.
Le spedizioni: dove si perde il margine
A ogni livello, la spedizione è la voce che erode i ricavi in silenzio. Chi vende l'usato risolve con le etichette prepagate delle piattaforme, che costano meno delle tariffe da sportello e spostano il costo sull'acquirente. Chi vende come attività deve aprire un account con un corriere o con un aggregatore di spedizioni: le tariffe a volume scendono in modo sensibile rispetto al listino, e per pacchi leggeri il risparmio per ordine è di diversi euro. Chi ha un e-commerce tratta contratti annuali, sceglie tra spedizione gratuita sopra una soglia (che alza il valore medio dell'ordine) e spedizione a pagamento (che protegge il margine sugli ordini piccoli), e calcola il costo dell'imballaggio, che su prodotti fragili supera quello della spedizione stessa. Una regola vale per tutti: il costo di spedizione va nel prezzo o nel margine, mai fuori dal conto.
Gli errori che costano di più
- Vendere con continuità senza partita IVA, contando sul fatto che "sono piccoli importi". Le piattaforme comunicano i dati e gli accertamenti arrivano con anni di ritardo e di interessi.
- Aprire la partita IVA per vendere poco, e scoprire che i contributi fissi superano il margine.
- Calcolare il margine senza le commissioni, le spedizioni, i resi e il marketing.
- Comprare stock prima di aver venduto, invece di testare con pochi pezzi.
- Dipendere da un solo canale, che cambia le regole o chiude l'account.
- Ignorare gli obblighi verso i consumatori, fino al primo reclamo o alla prima segnalazione.
- Uscire dalla piattaforma per chiudere la vendita, e perdere le protezioni contro le truffe.
- Trascurare le recensioni, che sono il capitale invisibile di chi vende.
Domande frequenti
Quante cose posso vendere su Vinted o Subito senza partita IVA? Non c'è un limite numerico per la vendita di beni personali usati. Le piattaforme comunicano i dati sopra 30 vendite o 2.000 euro l'anno, ma la comunicazione non rende tassabile l'usato personale. Il limite è di natura: se compri per rivendere, è un'attività.
Quando serve la partita IVA per vendere online? Quando la vendita è abituale e ha scopo di lucro: compri per rivendere, produci per vendere, vendi con continuità e organizzazione.
Quanto costa aprire un e-commerce? Poche decine di euro al mese per la piattaforma, più partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, contributi fissi e il capitale per lo stock. Il costo vero è il marketing, spesso il 15–30% dei ricavi.
Il dropshipping funziona? È un e-commerce con margini bassi e dipendenza dalla pubblicità, con tutte le responsabilità del venditore verso il cliente. La maggioranza di chi prova perde denaro; funziona per pochi, con prodotti e fornitori scelti bene.
Amazon FBA o FBM? FBA delega logistica e resi ad Amazon in cambio di tariffe, e dà accesso alla spedizione veloce che i clienti cercano; FBM tiene il controllo e i costi in proprio. Per chi inizia con pochi prodotti FBM insegna; per chi cresce FBA libera tempo.
Come evito le truffe vendendo online? Resti nella piattaforma, accetti solo i pagamenti previsti, non inserisci mai i dati della carta per ricevere denaro, spedisci solo dopo che il pagamento è sul conto reale.
In sintesi
Vendere online ha tre livelli con regole diverse. L'usato di casa non è un'attività e non si tassa: si vende su Vinted, Subito ed eBay, si impara il mestiere e si fanno i primi soldi. La vendita come attività, quando si compra per rivendere o si produce per vendere, richiede partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, contributi fissi e il rispetto dei diritti dei consumatori, e conviene solo sopra un margine annuo che copra i costi fissi. L'e-commerce vero è un'impresa, con costi che vanno calcolati per singolo ordine (piattaforma, pagamenti, spedizioni, marketing, resi) e margini lordi che devono superare il 50% per reggere.
Il percorso migliore attraversa i livelli nell'ordine: si impara vendendo le proprie cose, si struttura quando la vendita diventa abituale, si investe in un e-commerce quando si hanno i dati di un anno di vendite. Chi salta le tappe con un corso e un fornitore estero paga il corso e finanzia la pubblicità; chi le percorre costruisce, con pazienza, l'unica attività online che può diventare un'azienda.
Contenuti

Cosa serve per aprire un e-commerce in Italia: partita IVA, SCIA, INPS, pagine legali e diritti dei consumatori, piattaforme a confronto, costi del primo anno.
Leggi di più
Aprire uno shop su Etsy dall'Italia: cosa si può vendere, le commissioni con il conto su un prodotto, la scheda che si trova, il fisco e i prodotti che vendono.
Leggi di più
Come funziona il dropshipping, il conto che spiega perché la maggior parte perde, le responsabilità legali del venditore e i pochi casi in cui funziona.
Leggi di più
Vendere su eBay da privato o con partita IVA: commissioni attuali, asta o prezzo fisso, l'inserzione che vende, spedizioni, tutele e fisco.
Leggi di più
Come funziona il flipping dell'usato: dove si compra sotto prezzo, cosa rende, il conto per oggetto, i rischi e il fisco del commercio di cose usate.
Leggi di più
Come fotografare prodotti con lo smartphone per vendere di più: luce, sfondo, inquadrature, le foto che servono, ritocco onesto e regole delle piattaforme.
Leggi di più
Come funziona il reselling di sneaker e streetwear, le piattaforme e le commissioni, il conto vero su un paio, i rischi (falsi, cali, invenduto) e il fisco.
Leggi di più
Dove vendere i libri usati online (ritiro immediato, marketplace, specializzati), cosa vale e cosa no, spedizioni economiche, quanto si ricava e il fisco.
Leggi di più
Vendere prodotti fatti a mano in regola: hobbista o impresa artigiana, partita IVA e contributi, le regole di sicurezza per categoria, diritti dei consumatori.
Leggi di più
Vendere su Amazon dall'Italia: account e commissioni, FBA o FBM con i costi, il conto del margine su un prodotto, i requisiti legali e i primi passi.
Leggi di più
Come vendere su Subito.it senza farsi truffare: le truffe contro i venditori (finto corriere, finto PayPal, sovrapprezzo), le regole e la consegna a mano.
Leggi di più
Vendere l'usato di casa e il fisco: quando non si paga nulla, cosa comunicano le piattaforme sopra 30 vendite o 2.000 euro, quando diventa commercio.
Leggi di più
Come vendere di più su Vinted: foto, titoli, prezzi, spedizioni e trattativa, le regole, le truffe da evitare e cosa cambia con il fisco e la soglia DAC7.
Leggi di più