Consulenza nutrizionale online: chi può farla e i rischi legali per chi non è abilitato
L'alimentazione è tra i temi con più domanda online e con più offerta non qualificata: "coach nutrizionali", "consulenti del benessere", "esperti di alimentazione naturale" che vendono piani alimentari, protocolli e integratori a persone che vogliono perdere peso o stare meglio. In Italia la consulenza nutrizionale personalizzata è un atto sanitario riservato a tre professioni abilitate, e chi la esercita senza titolo commette un reato che le procure perseguono su segnalazione degli ordini professionali. Questo articolo esiste per dire con precisione chi può fare cosa, perché la confusione costa ai clienti la salute e a chi vende la libertà.
Si spiega chi può fare consulenza nutrizionale in Italia e con quali limiti ciascuno, cosa è riservato e cosa rischia chi non è abilitato, cosa possono fare legittimamente le figure non sanitarie che lavorano intorno all'alimentazione, come funziona la consulenza nutrizionale online per i professionisti abilitati (con le regole della telemedicina e della pubblicità sanitaria), le tariffe e il fisco.
Chi può fare consulenza nutrizionale in Italia
Tre professioni, con perimetri diversi e in parte sovrapposti.
Il medico, in particolare lo specialista in scienza dell'alimentazione (il dietologo), può fare tutto: diagnosticare, prescrivere diete a persone sane e malate, prescrivere farmaci e terapie, trattare le patologie legate all'alimentazione. È l'unica figura che può fare diagnosi.
Il biologo nutrizionista, laureato in biologia (o in discipline equivalenti secondo le regole dell'ordine) e iscritto all'Ordine dei biologi, può valutare i fabbisogni nutrizionali ed elaborare diete e piani alimentari personalizzati per persone sane, e per persone con patologie diagnosticate da un medico, in autonomia professionale. Non può fare diagnosi né prescrivere farmaci.
Il dietista, professionista sanitario laureato in dietistica e iscritto al relativo albo, elabora e attua diete prescritte dal medico, collabora con il medico nel trattamento nutrizionale delle patologie, e svolge attività di educazione alimentare e di elaborazione di diete per soggetti sani secondo il proprio profilo.
Tutte e tre sono professioni con albo, formazione universitaria, codice deontologico, obbligo di aggiornamento e responsabilità professionale. La verifica dell'iscrizione all'albo è pubblica e richiede un minuto: è la prima cosa che un cliente dovrebbe fare e che un professionista dovrebbe rendere facile.
Cosa è riservato
L'elaborazione di una dieta o di un piano alimentare personalizzato (cosa mangiare, quanto, quando, per quella persona con quegli obiettivi e quella storia), la valutazione dello stato nutrizionale, la prescrizione di integratori a scopo terapeutico, il trattamento nutrizionale di patologie e condizioni (sovrappeso e obesità comprese), e naturalmente la diagnosi. Sono atti sanitari riservati, a prescindere dal nome che si dà al servizio e dal mezzo con cui si eroga: la "consulenza del benessere" con un piano alimentare in allegato è una dieta.
Cosa rischia chi non è abilitato
Il reato di esercizio abusivo di una professione (articolo 348 del codice penale), che dal 2018 prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro, con la confisca dei beni usati e la pubblicazione della sentenza. Gli ordini dei biologi e dei medici monitorano attivamente le offerte online e presentano denunce; i procedimenti a carico di "coach nutrizionali" e "consulenti" esistono e si concludono con condanne.
La responsabilità civile per i danni alla salute causati da indicazioni sbagliate (una dieta inadatta a una persona con una patologia non riconosciuta, un'integrazione dannosa), che l'assicurazione non copre perché l'attività è illecita.
Le sanzioni dell'AGCM per le pratiche commerciali scorrette (promesse di risultati, qualifiche inventate, testimonianze false), che si sommano.
La responsabilità penale aggravata se il danno è grave: le lesioni e, nei casi peggiori, la morte per una dieta pericolosa hanno portato a processi.
Non esistono attenuanti nella forma: il "disclaimer" che dice "non sono un medico, consulta il tuo medico" in fondo al piano alimentare non toglie nulla al reato, come non lo toglie il nome inglese del servizio, né il fatto che il cliente sia consenziente.
Cosa possono fare le figure non sanitarie
Intorno all'alimentazione esistono attività legittime e utili per chi non è abilitato, a condizione di restare nel perimetro.
L'educazione alimentare generale. Spiegare i principi di un'alimentazione equilibrata, come leggere un'etichetta, cosa contengono gli alimenti, come si organizza una spesa: contenuti rivolti al pubblico, non indicazioni per una persona.
La cucina e le ricette. Insegnare a cucinare, proporre ricette, organizzare laboratori, scrivere libri di cucina (con l'attenzione alle affermazioni sulla salute).
L'accompagnamento comportamentale. Aiutare una persona a seguire il piano elaborato dal suo nutrizionista: la motivazione, le abitudini, l'organizzazione dei pasti, la spesa, il diario. È il ruolo che il coach e il personal trainer possono avere, in collaborazione con il professionista che ha fatto il piano, senza modificarlo.
I contenuti e la divulgazione, con le regole sulle affermazioni salutistiche (che sui prodotti sono regolate dalla normativa europea) e senza consigli personalizzati nei messaggi privati, che sono il punto in cui il divulgatore diventa abusivo.
La vendita di prodotti alimentari e di integratori con le regole del commercio e dell'etichettatura, senza consigli terapeutici sull'uso.
I servizi alle strutture: la gestione della ristorazione, il supporto organizzativo a studi e centri, la comunicazione per i professionisti abilitati.
La regola operativa: si può parlare di alimentazione al pubblico in generale; non si può dire a una persona cosa mangiare. Chi riceve una domanda personale ("cosa dovrei mangiare io per...") risponde che è competenza di un professionista abilitato e, se lavora bene, ne ha uno a cui inviare.
La consulenza nutrizionale online per i professionisti abilitati
Per medici, biologi nutrizionisti e dietisti la consulenza online è un'attività consolidata, con regole.
La telemedicina. Le prestazioni sanitarie a distanza seguono le linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina e le regole degli ordini: la prima valutazione richiede la raccolta completa dell'anamnesi e, dove la valutazione dello stato nutrizionale lo richiede, misurazioni che il paziente può fornire o che vanno fatte in presenza; i controlli e il seguito si fanno bene a distanza; il consenso informato e l'informativa sulla privacy (i dati sono sulla salute, con le tutele rafforzate) sono obbligatori; le piattaforme usate devono essere adeguate alla riservatezza.
La pubblicità sanitaria. Le professioni sanitarie hanno regole proprie sulla comunicazione: dal 2019 la legge vieta la pubblicità promozionale e suggestiva per le prestazioni sanitarie, consentendo solo l'informazione sui titoli, sull'attività e sulle prestazioni, con le caratteristiche del servizio; niente sconti aggressivi, prima e dopo, promesse. Gli ordini vigilano.
I modelli di servizio. La prima consulenza con il piano (60–150 euro secondo il professionista e la città), i controlli periodici (40–80 euro), i percorsi mensili con seguito (100–250 euro al mese), le collaborazioni con palestre, trainer e coach (che inviano i clienti e ne accompagnano il percorso), i contenuti e i corsi di educazione alimentare, i servizi alle aziende. Il nutrizionista online con una nicchia (sport, gravidanza, intolleranze, alimentazione vegetale, terza età) e una comunicazione conforme costruisce una clientela nazionale che lo studio locale non aveva.
Il fisco. Le prestazioni sanitarie sono esenti da IVA; il professionista sanitario ha la partita IVA con il regime forfettario o ordinario, la cassa previdenziale di categoria (per i biologi l'ENPAB, per i dietisti la gestione prevista), la fatturazione con le regole del settore, e la trasmissione dei dati al sistema per le detrazioni dei pazienti.
Come riconoscere il professionista, da cliente
Il titolo e l'iscrizione all'albo indicati con numero, verificabili sul sito dell'ordine. L'anamnesi completa prima di qualunque indicazione. Nessuna promessa di risultati in tempi definiti. Nessuna vendita di integratori propri come parte del percorso. Il consenso informato e l'informativa. La disponibilità a coordinarsi con il medico curante. Chi vende diete senza chiedere nulla della storia clinica, o promette dieci chili in un mese, o si presenta con titoli che non esistono negli albi, non è un professionista: è la persona che l'articolo descrive nella sezione sui rischi.
Per chi non è abilitato e vuole lavorare nell'alimentazione
La strada onesta esiste, ed è in due direzioni. Abilitarsi: la laurea in dietistica (tre anni), la laurea in biologia con l'iscrizione all'ordine, la medicina; sono percorsi lunghi e sono l'unico modo di fare ciò che oggi è vietato. Oppure lavorare nel perimetro consentito con il valore che ha: l'educazione alimentare, la cucina, l'accompagnamento comportamentale in collaborazione con i professionisti (che è un servizio richiesto e pagato), i contenuti, i servizi alle strutture. Chi sceglie la terza strada, vendere piani alimentari con un nome diverso, ha davanti un procedimento penale che è solo questione di tempo e di quale cliente si farà male.
In sintesi
In Italia la consulenza nutrizionale personalizzata è un atto sanitario riservato al medico (che può anche diagnosticare e prescrivere farmaci), al biologo nutrizionista iscritto all'ordine (che elabora diete per sani e, con diagnosi medica, per malati) e al dietista (che elabora e attua diete su prescrizione medica e fa educazione alimentare). Chi elabora piani alimentari senza titolo, con qualunque nome, commette esercizio abusivo di professione: reclusione da sei mesi a tre anni, multa da 10.000 a 50.000 euro, confisca, responsabilità civile non assicurabile e sanzioni AGCM, con gli ordini che denunciano attivamente e nessun disclaimer che protegga.
Le figure non sanitarie possono fare educazione alimentare generale, cucina, accompagnamento comportamentale del piano di un professionista, contenuti e vendita di prodotti nelle regole, mai indicazioni personali. I professionisti abilitati lavorano online con le regole della telemedicina (anamnesi completa, consenso, privacy rafforzata) e della pubblicità sanitaria (informazione, non promozione), a 60–150 euro la prima consulenza e 100–250 al mese per i percorsi, in esenzione IVA con la cassa di categoria. Chi non è abilitato e vuole lavorare nell'alimentazione si abilita o resta nel perimetro: la terza strada finisce in tribunale.