Come gestire i primi guadagni: conto, risparmio e primi investimenti under 25
I primi guadagni sono piccoli e sono i più importanti della vita, per una ragione che ha poco a che fare con la cifra: le abitudini che si formano con i primi 300 euro al mese sono quelle che si applicheranno ai primi 3.000. Chi a vent'anni impara a mettere via una percentuale prima di spendere, a non indebitarsi per consumare e a far partire un piano di accumulo anche minimo ha, a trent'anni, un fondo di emergenza, i primi investimenti e nessun debito; chi impara a spendere tutto ricomincia da zero ogni mese per dieci anni, e poi deve disimparare. Il vantaggio dei vent'anni non è il denaro: è il tempo, che è il fattore che moltiplica di più.
Questo articolo mette in ordine cosa fare con i primi guadagni prima dei venticinque anni: il conto giusto e la struttura in due conti, la percentuale automatica, il fondo di emergenza come primo obiettivo, il primo piano di accumulo con i numeri del tempo, il fondo pensione che a vent'anni sembra assurdo e non lo è, i debiti da non fare mai, le regole per le spese, e i due conti che riguardano la famiglia.
Il conto giusto
Il primo conto corrente si sceglie con tre criteri: a zero spese (la maggior parte delle banche offre conti gratuiti per i giovani fino a trenta o trentacinque anni, con carta inclusa e senza condizioni), presso una banca autorizzata e coperta dal fondo di garanzia dei depositi, con un'app che funziona. Si confronta con l'indicatore dei costi complessivi per il profilo giovani e si legge cosa succede al canone quando l'età supera il limite.
La struttura che funziona ha due conti dal primo stipendio: il conto delle spese (dove arriva lo stipendio e da cui escono le spese quotidiane con la carta) e il conto del risparmio (un deposito libero o un conto di risparmio, senza carta, presso la stessa banca o un'altra), collegati da un bonifico automatico. Due conti costano zero e rendono automatica la separazione tra ciò che si spende e ciò che si tiene.
La percentuale automatica
La regola più importante dei primi guadagni: una percentuale di ogni entrata va sul conto del risparmio il giorno stesso in cui arriva, prima di qualunque spesa. Il 10% è il minimo, il 20% l'obiettivo, il 30% e oltre per chi vive ancora con i genitori e ha poche spese fisse (che è la situazione di molti under 25, e la più favorevole della vita per risparmiare).
Il bonifico automatico il giorno dopo lo stipendio (o la regola del "il 20% di ogni incasso" per chi ha entrate variabili) toglie la decisione: il denaro non è mai stato disponibile per le spese, e non manca. Chi risparmia "quello che resta" non risparmia; chi risparmia prima non se ne accorge.
Con 800 euro al mese di primo stipendio part time, il 20% sono 160 euro: 1.920 euro l'anno, il fondo di emergenza in due anni, senza aver rinunciato a nulla che dopo un mese si ricordi.
Il fondo di emergenza: il primo obiettivo
I primi risparmi non si investono: costruiscono il fondo di emergenza, che per un giovane vale tre mesi di spese essenziali (per chi vive con i genitori le spese essenziali sono poche, e il fondo si costruisce in fretta; per chi vive da solo tre-sei mesi di affitto, utenze e cibo). Sul conto del risparmio, liquido, senza toccarlo se non per gli imprevisti veri (il telefono rotto, la multa, il viaggio urgente, il mese senza lavoretti).
Il fondo è ciò che permette tutto il resto: di non indebitarsi al primo imprevisto, di dire no a un lavoro sbagliato, di investire il resto senza dover vendere. Un giovane con 2.000 euro sul conto separato ha una libertà che un giovane con lo stesso stipendio e zero sul conto non ha.
Il primo piano di accumulo
Con il fondo costruito (o in parallelo, con una parte piccola, per l'abitudine), parte il primo piano di accumulo: una cifra mensile automatica su uno strumento diversificato a basso costo (un ETF azionario globale ad accumulazione, con un intermediario autorizzato in Italia in regime amministrato e senza commissioni sul piano). La cifra conta meno del tempo, e i numeri lo dicono.
| Versamento mensile | Dai 22 ai 62 anni (40 anni al 5%) | Dai 32 ai 62 anni (30 anni al 5%) | Dai 42 ai 62 anni (20 anni al 5%) |
|---|---|---|---|
| 50 € | 76.000 € | 41.600 € | 20.500 € |
| 100 € | 152.000 € | 83.200 € | 41.100 € |
| 200 € | 305.000 € | 166.000 € | 82.200 € |
Cinquanta euro al mese dai ventidue anni valgono a sessantadue più di cento euro al mese dai trentadue e più di duecento dai quarantadue: è il tempo che moltiplica, e il giovane ne ha più di chiunque altro. Il piano si imposta con 25 o 50 euro, si dimentica, si alza a ogni aumento di reddito, e non si tocca nei ribassi, che a vent'anni sono i mesi migliori per comprare.
Cosa non è il primo investimento: le criptovalute, il trading, le singole azioni "consigliate", i corsi per investire, tutto ciò che promette rendimenti rapidi. È esattamente ciò che viene proposto ai ventenni, e i dati delle autorità dicono come finisce.
Il fondo pensione a vent'anni
Sembra assurdo e non lo è. Un giovane che apre un fondo pensione (aperto o di categoria, con costi bassi da confrontare) e vi versa 30–50 euro al mese ha tre vantaggi che nessun altro strumento ha insieme: i versamenti si deducono dal reddito (fino al limite annuo di 5.164,57 euro, con un risparmio fiscale immediato pari alla propria aliquota, che per chi ha un reddito basso è il 23% per la parte tassata), il rendimento è tassato meno degli altri strumenti (20% e 12,5% sulla quota in titoli di Stato), e quarant'anni di composizione trasformano piccole cifre in un capitale integrativo della pensione pubblica, che per chi entra oggi nel lavoro sarà più bassa di quella dei genitori. Per i lavoratori dipendenti, il TFR versato al fondo (con il contributo del datore nei fondi di categoria) è denaro in più che sul conto non arriverebbe. Il vincolo è la destinazione pensionistica, con le anticipazioni previste per la casa e le spese sanitarie: a vent'anni è un vincolo che aiuta.
I debiti da non fare mai
I primi guadagni attirano le prime offerte di credito, costruite per chi ha appena uno stipendio e nessuna esperienza.
Le carte revolving con il rimborso a rate e interessi del 18–24%: il debito raddoppia in quattro anni pagando i minimi. Il "compra ora, paga dopo" su vestiti, telefoni, vacanze: dieci piccole rate che diventano un debito mensile che nessuno ha pianificato. I prestiti per consumi (l'auto più grande del necessario, il viaggio, la tecnologia): si lavora per pagare il passato. Il fido e lo scoperto usati come reddito.
Il debito ha senso per pochissime cose nella vita di un giovane: lo studio, a volte, con i prestiti d'onore a condizioni agevolate; la casa, dopo, con il mutuo. Per tutto il resto, la regola è che ciò che non si può pagare oggi non si compra oggi. Il giovane senza debiti a venticinque anni ha un vantaggio sui coetanei indebitati che vale più di qualunque rendimento.
Le regole per le spese
Il budget con le tre categorie adattate a ciò che si guadagna (per chi vive con i genitori i bisogni sono pochi e il futuro può essere il 30–40%). La regola delle 24 ore sugli acquisti, con le carte non salvate e le notifiche disattivate. Il costo in ore di lavoro di ciò che si compra (a 8 euro l'ora, il telefono da 1.000 euro sono 125 ore, un mese di lavoro). Le spese che contano davvero pianificate e pagate volentieri (il viaggio con gli amici, l'esperienza, la formazione), quelle che non contano tagliate senza rimpianti. E l'uso del denaro per costruire competenze: il corso serio, l'attrezzatura per il primo lavoro, il libro, il viaggio che insegna. A vent'anni l'investimento con il rendimento più alto è spesso in sé stessi, a condizione che sia un investimento e non un acquisto travestito.
I due conti con la famiglia
Restare a carico. Il figlio resta fiscalmente a carico dei genitori fino a ventiquattro anni con un reddito annuo fino a 4.000 euro (2.840,51 dopo): superarlo fa perdere ai genitori le detrazioni per i figli dai ventuno anni e quelle delle spese sostenute per lui. Non è una ragione per guadagnare meno, ma un conto da fare insieme, perché a volte il vantaggio della famiglia supera la differenza.
Contribuire in casa. Il giovane che lavora e vive con i genitori decide con loro se e quanto contribuire alle spese: è una scelta di famiglia, non una regola, e chi contribuisce impara il costo della vita prima di viverla da solo. In ogni caso, la percentuale del risparmio non si negozia: è la prima voce, anche in casa.
In sintesi
I primi guadagni si gestiscono con una struttura semplice che dura una vita: un conto a zero spese per i giovani presso una banca coperta dal fondo di garanzia, un secondo conto di risparmio senza carta, e un bonifico automatico del 10–20% (di più per chi vive con i genitori) di ogni entrata il giorno stesso in cui arriva. I primi risparmi costruiscono il fondo di emergenza di tre mesi di spese essenziali; poi parte il piano di accumulo su uno strumento diversificato a basso costo, con la cifra che conta meno del tempo (50 euro al mese dai ventidue anni valgono a sessantadue più di 200 dai quarantadue) e senza cripto, trading e consigli; il fondo pensione con 30–50 euro al mese deduce, tassa meno e compone per quarant'anni.
I debiti per consumi (revolving, paga dopo, prestiti, scoperti) non si fanno mai; le spese seguono il budget, le 24 ore e il costo in ore di lavoro, con il denaro usato per costruire competenze; con la famiglia si fanno il conto dei 4.000 euro per restare a carico e la scelta del contributo in casa, con il risparmio come prima voce non negoziabile. Le abitudini dei primi 300 euro sono quelle dei primi 3.000: il vantaggio dei vent'anni è il tempo, e si usa cominciando.