Guadagnare durante l'Erasmus: regole, lavoretti e budget

L'Erasmus è l'esperienza che più studenti vorrebbero fare e che più spesso si ferma davanti a un conto: la borsa copre una parte delle spese, le città europee costano più di molte città italiane, e la famiglia non sempre può integrare. Eppure la maggior parte degli studenti che partono ce la fa, con tre strumenti: le integrazioni alla borsa che esistono e che molti non chiedono, un budget costruito prima di partire, e i lavoretti che uno studente europeo può fare in un altro paese europeo senza permessi, purché conosca le regole del paese e il proprio limite di ore.

Questo articolo spiega come funziona la borsa Erasmus con le integrazioni (nazionali, di ateneo, regionali, per chi ha meno opportunità), quanto costa davvero un semestre nelle diverse fasce di paesi con un budget di esempio, le regole per lavorare da studente nei paesi europei, i lavoretti che funzionano all'estero e quelli che si portano dall'Italia, come si prepara il conto prima di partire e il fisco di chi guadagna all'estero restando residente in Italia.

La borsa e le integrazioni

La borsa Erasmus+. Il contributo europeo per la mobilità degli studenti universitari, con un importo mensile che dipende dal costo della vita del paese di destinazione, diviso in tre gruppi: intorno ai 350 euro al mese per i paesi più cari (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Svezia), intorno ai 300 per il gruppo intermedio (Austria, Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna), intorno ai 250 per i paesi con costo più basso (i paesi dell'Europa centrale e orientale). Gli importi sono fissati dai programmi nazionali e vanno verificati nel bando del proprio ateneo. La borsa si riceve in genere in due tranche (una parte prima o all'inizio della mobilità, il saldo al rientro con la certificazione), e non copre da sola le spese: è un contributo.

Le integrazioni per chi ha meno opportunità. Gli studenti con condizioni economiche svantaggiate (secondo l'ISEE, con le soglie del bando), con disabilità o con altre condizioni previste ricevono un'integrazione mensile europea aggiuntiva (nell'ordine dei 250 euro al mese), e i costi di viaggio sostenibile (treno, autobus) hanno contributi propri.

L'integrazione nazionale. L'Italia integra le borse con fondi ministeriali distribuiti dagli atenei in base all'ISEE, con importi che per le fasce più basse aggiungono cifre significative (fino a diverse centinaia di euro al mese per gli ISEE bassi); la ripartizione la decide ogni ateneo e si legge nel bando.

Le integrazioni di ateneo e regionali. Molte università e alcune regioni aggiungono contributi propri per la mobilità, per merito o per condizione economica, con bandi separati che vanno cercati; le borse di studio del diritto allo studio (regionali) prevedono spesso un'integrazione per la mobilità internazionale.

Il conto: uno studente con ISEE basso che va in un paese del gruppo intermedio può arrivare, sommando borsa, integrazione europea, integrazione nazionale e contributo dell'ateneo, a 700–1.000 euro al mese; uno con ISEE alto riceve la sola borsa base. La differenza sta nel presentare l'ISEE e nel leggere tutti i bandi.

Quanto costa davvero un semestre

Il budget di esempio per uno studente in una città universitaria media, con le fasce.

Voce Paese caro (nord Europa) Paese intermedio (Spagna, Francia, Germania) Paese economico (Polonia, Portogallo interno, Europa orientale)
Stanza in appartamento condiviso o residenza 500–800 € 350–600 € 200–400 €
Alimentari 250–350 € 200–280 € 150–220 €
Trasporti (abbonamento studenti) 30–60 € 20–50 € 10–30 €
Telefono, connessione, assicurazione 30–50 € 25–40 € 20–35 €
Studio (libri, materiali) 20–40 € 20–40 € 15–30 €
Tempo libero e viaggi 150–250 € 120–200 € 80–150 €
Totale mensile 980–1.550 € 735–1.210 € 475–865 €

A cui si aggiungono i costi una tantum: il viaggio, il deposito per la stanza (uno-due mesi), l'assicurazione sanitaria integrativa dove serve, i primi acquisti. Un semestre in un paese intermedio costa tra 4.500 e 7.500 euro tutto compreso; la borsa base copre 1.800; le integrazioni per gli ISEE bassi molto di più; il resto lo coprono la famiglia, i risparmi e i lavoretti.

Le leve che abbassano il conto: la residenza universitaria invece dell'appartamento privato (dove esiste, si prenota mesi prima), la stanza condivisa, la cucina invece della mensa e dei ristoranti, gli sconti studenti (con la tessera dell'associazione degli studenti Erasmus e la carta studentesca europea), i trasporti in abbonamento, i viaggi in autobus e con largo anticipo.

Le regole per lavorare da studente in Europa

Uno studente italiano in Erasmus è un cittadino dell'Unione: può lavorare nel paese ospitante senza permesso di lavoro né visto, con i diritti dei lavoratori locali. Le regole che cambiano da paese a paese riguardano le ore consentite agli studenti e gli adempimenti.

Molti paesi limitano le ore di lavoro degli studenti universitari durante i periodi di lezione (con tetti intorno alle venti ore settimanali, e libertà nelle vacanze), richiedono un numero di identificazione fiscale o previdenziale locale (da chiedere all'arrivo, con tempi di alcune settimane), e prevedono per i redditi da studente soglie di esenzione fiscale locali sotto le quali non si paga imposta nel paese. Le informazioni corrette si trovano presso l'ufficio internazionale dell'università ospitante, l'associazione degli studenti Erasmus della città e i portali pubblici del lavoro del paese. La regola pratica: si chiede all'arrivo quali documenti servono per lavorare e quante ore sono consentite, prima di accettare qualunque lavoro.

Il lavoro va fatto con un contratto locale, che dà la copertura assicurativa e i contributi del paese, ed evita il nero, che all'estero espone a rischi maggiori (nessuna tutela, nessuna prova, la lingua).

I lavoretti che funzionano all'estero

L'italiano. La risorsa che ogni studente Erasmus porta con sé e che il paese ospitante paga: le lezioni di italiano a studenti locali (in presenza e online, 12–20 euro l'ora), le conversazioni con chi lo studia, le traduzioni e le revisioni per studenti e piccole attività, l'aiuto ai ristoranti e ai negozi italiani della città. È il lavoretto con la barriera più bassa e la domanda più costante.

La ristorazione e i bar. Il settore che assume studenti stranieri in ogni città universitaria europea, con contratti part time locali, paghe orarie che nei paesi del nord superano di molto quelle italiane (10–15 euro l'ora contro 6–9), turni serali e del weekend compatibili con le lezioni. La lingua locale di base aiuta; l'inglese basta in molte città.

I lavori nel campus. Molte università europee assumono studenti per biblioteche, laboratori, servizi, eventi, con orari compatibili e regole chiare: l'ufficio del lavoro studentesco del campus è il primo posto dove chiedere.

Il baby-sitting e il pet sitting, con le famiglie locali e quelle italiane della città, e le piattaforme del paese.

L'ospitalità e gli eventi, con le agenzie locali per le fiere e i congressi che cercano personale con le lingue.

I lavoretti che si portano dall'Italia

Lo studente che lavorava a distanza prima di partire continua: le ripetizioni online agli allievi italiani (con il fuso orario che nei paesi europei non è un problema), i servizi digitali per i clienti italiani (scrittura, grafica, montaggio, gestione social), le trascrizioni, la vendita diretta online ai propri contatti, il proprio canale. Sono i lavoretti che non richiedono adempimenti nel paese ospitante (si lavora per clienti italiani, con le forme italiane) e che il tempo dell'Erasmus, spesso meno denso di lezioni, permette di fare.

Prima di partire: il conto

Il budget si costruisce sei mesi prima della partenza, e i sei mesi servono a costruire la differenza. Il totale del semestre stimato con la tabella e con i prezzi reali della città (i gruppi degli studenti Erasmus della destinazione dicono quanto costa una stanza), meno la borsa e le integrazioni (con l'ISEE presentato e tutti i bandi letti), meno il contributo della famiglia: la differenza è ciò che si costruisce con i lavoretti prima di partire (l'estate precedente vale una stagione) e durante. Un fondo di partenza di 1.500–2.500 euro (deposito, viaggio, primi mesi finché la borsa non arriva) è la cifra da avere sul conto il giorno del volo.

E il conto italiano: le spese fisse in Italia che continuano (l'abbonamento, la stanza nella città universitaria italiana se si tiene, le rate), da azzerare o sospendere prima di partire.

Il fisco

Lo studente in Erasmus resta residente fiscale in Italia (la mobilità è temporanea e la residenza non si sposta) e dichiara in Italia i redditi ovunque prodotti, con le convenzioni contro le doppie imposizioni che evitano di pagare due volte. In pratica: la borsa Erasmus+ e le sue integrazioni sono esenti da imposte in Italia; i redditi da lavoro nel paese ospitante sono tassati lì secondo le regole locali (spesso sotto le soglie di esenzione per gli studenti) e vanno indicati nella dichiarazione italiana con il credito per le imposte estere, con il risultato che sotto le soglie non si paga nulla in nessuno dei due paesi ma la dichiarazione può essere dovuta; i redditi dai lavoretti per clienti italiani seguono le regole italiane (prestazioni occasionali, Libretto Famiglia per le lezioni alle famiglie, redditi diversi). Per la famiglia valgono le soglie viste per gli studenti: il figlio resta a carico sotto i 4.000 euro annui di reddito (la borsa esente non conta), e l'assegno unico fino a ventuno anni è compatibile con lo studio. Un passaggio al CAF al rientro, con i documenti del lavoro all'estero, sistema tutto.

In sintesi

L'Erasmus si finanzia con la borsa (250–350 euro al mese secondo il gruppo di paesi) e con le integrazioni che molti non chiedono: quella europea per chi ha meno opportunità, quella nazionale distribuita dagli atenei per ISEE, quelle di ateneo e regionali, che per gli ISEE bassi portano il totale a 700–1.000 euro al mese. Un semestre costa da 475–865 euro al mese nei paesi economici a 980–1.550 in quelli cari, con la residenza universitaria, la stanza condivisa, la cucina e gli sconti studenti come leve; il conto si costruisce sei mesi prima, con un fondo di partenza di 1.500–2.500 euro.

Lo studente europeo lavora nel paese ospitante senza permessi, con i tetti di ore per gli studenti e i documenti locali da chiedere all'arrivo, con un contratto: l'italiano insegnato e tradotto, la ristorazione a paghe più alte, i lavori nel campus, le famiglie; e porta dall'Italia i lavoretti a distanza per i clienti italiani. Resta residente fiscale in Italia, con la borsa esente, i redditi esteri tassati nel paese e dichiarati in Italia con il credito, e le soglie della famiglia da rispettare. L'Erasmus che sembra troppo caro è quasi sempre un Erasmus con i bandi non letti.

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