Stage e tirocini retribuiti: come funzionano e quanto si prende
Il tirocinio è la porta d'ingresso più usata nel lavoro italiano e la più fraintesa: per il giovane è il primo contatto con un'azienda vera, per l'azienda una forma di conoscenza a costo contenuto, e per entrambi qualcosa che non è un lavoro anche se somiglia a un lavoro. La legge lo dice con chiarezza (il tirocinio è formazione, non rapporto di lavoro), le regioni ne fissano le indennità minime, e la pratica lo distorce spesso in lavoro gratuito o quasi. Chi lo affronta conoscendo le regole distingue il tirocinio che apre una carriera da quello che sostituisce un dipendente.
Questo articolo spiega i due tipi di tirocinio (curriculare durante gli studi, extracurriculare dopo) con le differenze che contano, l'indennità minima con le cifre per regione, la durata, le tutele e cosa il tirocinante non deve fare, come si riconosce un buon tirocinio e come si negozia, gli abusi e i rimedi, le alternative (l'apprendistato, i tirocini europei), il fisco dell'indennità e cosa cambia per la famiglia.
Due tipi di tirocinio
Il tirocinio curriculare. Si svolge durante un percorso di studi (scuola, università, master, corsi) come parte del piano formativo, con una convenzione tra l'ente formativo e l'azienda e crediti riconosciuti. Non è obbligatoria un'indennità: molte università prevedono che il tirocinio curriculare sia gratuito, e le aziende possono riconoscere un rimborso spese o un'indennità volontaria. È formazione a tutti gli effetti, con la scuola o l'università come garante, e ha senso se insegna davvero.
Il tirocinio extracurriculare. Si svolge dopo il diploma o la laurea (o per l'inserimento e il reinserimento nel lavoro), fuori da un percorso di studi, con una convenzione tra un ente promotore (centro per l'impiego, agenzia per il lavoro, università, ente di formazione) e l'azienda ospitante, un progetto formativo individuale con obiettivi e tutor, e un'indennità obbligatoria il cui minimo è fissato dalle regioni sulla base delle linee guida nazionali. È la forma con cui la maggior parte dei giovani entra nelle aziende dopo gli studi, e quella su cui si concentrano le regole e gli abusi.
Il tirocinio, in entrambe le forme, non è un rapporto di lavoro: non c'è subordinazione, non c'è retribuzione ma indennità, non ci sono ferie e malattia nel senso del lavoro dipendente, il tirocinante non può sostituire un lavoratore né coprire ruoli produttivi essenziali, e l'obiettivo è imparare. Quando queste caratteristiche mancano, il tirocinio è un lavoro mascherato, con le conseguenze che la legge prevede.
L'indennità: quanto si prende
Le linee guida nazionali fissano per il tirocinio extracurriculare un'indennità minima di 300 euro lordi al mese, e ogni regione ha stabilito il proprio minimo, quasi sempre più alto, con regole sulla riduzione in caso di part time o di assenze e sull'obbligo di corrisponderla al raggiungimento di una soglia di presenze. Gli ordini di grandezza regionali, che cambiano con le delibere e vanno verificati sul sito della propria regione:
| Regione | Indennità minima mensile (ordine di grandezza) |
|---|---|
| Lazio | Intorno agli 800 euro |
| Piemonte | Intorno ai 600 euro |
| Lombardia | Intorno ai 500 euro |
| Toscana | Intorno ai 500 euro |
| Campania | Intorno ai 500 euro |
| Emilia-Romagna, Veneto, Puglia e altre | Tra 450 e 500 euro |
| Minimo nazionale delle linee guida | 300 euro |
L'indennità è un minimo: le aziende possono riconoscere di più, e quelle che cercano i migliori lo fanno (600–1.000 euro per i tirocini in aziende strutturate, con buoni pasto e rimborsi). L'indennità si può negoziare, e il tirocinante che chiede con garbo "qual è l'indennità prevista, e c'è margine?" viene rispettato, non penalizzato. Nei programmi pubblici per i giovani (i tirocini finanziati dalle politiche attive, con l'indennità a carico dell'ente pubblico in tutto o in parte) le cifre sono quelle del programma.
Durata, tutele e cosa non si deve fare
La durata. Il tirocinio extracurriculare dura di norma da due a sei mesi, prorogabile fino a dodici (ventiquattro per le persone con disabilità), e non si può ripetere con la stessa azienda per lo stesso profilo: l'azienda che propone un secondo tirocinio dopo il primo sta aggirando la regola.
Il progetto formativo. Un documento scritto con gli obiettivi, le competenze da acquisire, le attività, il tutor aziendale e quello dell'ente promotore, gli orari: è ciò che distingue il tirocinio dal lavoro, e il tirocinante ha diritto ad averlo prima di iniziare e a vederlo rispettato.
Le tutele. L'assicurazione contro gli infortuni e la responsabilità civile verso terzi sono a carico dell'ente promotore o dell'azienda; la formazione sulla sicurezza è obbligatoria; l'orario segue quello aziendale con i limiti; l'attestazione finale delle competenze certifica il percorso.
Cosa il tirocinante non deve fare. Sostituire un dipendente assente o licenziato; coprire un ruolo stabile e necessario alla produzione; lavorare senza tutor né formazione; fare straordinari e turni notturni come un dipendente; restare oltre la durata senza contratto; accettare un secondo tirocinio nella stessa azienda. Sono i segnali del lavoro mascherato.
Come si riconosce un buon tirocinio
Un buon tirocinio ha un tutor che c'è, un progetto con competenze concrete che si acquisiscono davvero, attività che cambiano e crescono nei mesi, la partecipazione al lavoro vero accanto a chi lo fa (non la fotocopiatrice né il lavoro che nessuno vuole), un'indennità almeno al minimo regionale e preferibilmente sopra, e una prospettiva dichiarata: l'azienda dice se al termine c'è la possibilità di assunzione, in quale forma (l'apprendistato è la più frequente), e a quali condizioni. Le aziende serie hanno tassi di trasformazione dichiarabili; quelle che ruotano tirocinanti ogni sei mesi hanno un modello di business.
Le domande da fare al colloquio: chi sarà il mio tutor e quanto tempo mi dedicherà; cosa saprò fare alla fine che oggi non so; quanti tirocinanti avete assunto negli ultimi due anni; qual è l'indennità e come funzionano presenze e rimborsi; quali sono gli orari. Le risposte vaghe sono risposte.
Come si negozia
L'indennità si negozia con le informazioni: il minimo regionale, la media del settore, il proprio valore (competenze, lingue, esperienze). La proposta che funziona: accettare il tirocinio con l'indennità al livello X (sopra il minimo), con la verifica a tre mesi di obiettivi e prospettive, e la richiesta per iscritto delle condizioni di un'eventuale assunzione. Il tirocinante che accetta tutto a occhi chiusi non viene apprezzato di più; viene pagato di meno.
Gli abusi e i rimedi
Gli abusi più frequenti: il tirocinio senza indennità o sotto il minimo regionale; il tirocinante che sostituisce un dipendente o copre un ruolo produttivo; le catene di tirocini nella stessa azienda; l'assenza di tutor e formazione; gli orari da dipendente; la promessa di assunzione mai mantenuta come leva per prolungare.
I rimedi: la segnalazione all'ente promotore, che ha il dovere di vigilare e può interrompere il tirocinio; la segnalazione all'Ispettorato del lavoro, che accerta il lavoro mascherato e può riqualificare il rapporto in lavoro subordinato con le conseguenze per l'azienda (l'assunzione, le differenze retributive, le sanzioni); la documentazione (orari, mansioni, comunicazioni) conservata dal primo giorno; e la scelta di andarsene: un tirocinio abusivo non costruisce nulla, e il tempo di un giovane vale.
Le alternative
L'apprendistato. Il contratto di lavoro vero, a tempo indeterminato con periodo formativo, retribuito per livelli e con contributi, per i giovani fino a ventinove anni: quando un'azienda propone un tirocinio a chi ha già competenze, l'apprendistato è la controproposta.
I tirocini europei. I programmi di mobilità per tirocini all'estero durante e dopo gli studi, con contributi mensili che coprono una parte delle spese, e i tirocini presso le istituzioni europee e internazionali, retribuiti con indennità superiori a quelle italiane e con selezioni competitive.
Il servizio civile, per chi vuole un anno strutturato con un assegno mensile.
I contratti a termine e stagionali, che per chi ha già competenze pagano più di un tirocinio.
Il fisco e la famiglia
L'indennità di tirocinio è assimilata al reddito da lavoro dipendente: l'azienda applica le ritenute se l'importo annuo supera le soglie, e il tirocinante con indennità entro la soglia di esenzione (intorno agli 8.500 euro l'anno) non paga imposte o le recupera in dichiarazione. Non ci sono contributi previdenziali (il tirocinio non costruisce pensione), e non c'è la NASpI al termine.
Per la famiglia: il tirocinante resta a carico dei genitori se l'indennità annua non supera 4.000 euro (fino a ventiquattro anni), e l'assegno unico per i figli tra 18 e 21 anni è compatibile con il tirocinio, che è una delle condizioni previste; oltre la soglia di reddito le detrazioni dei genitori si perdono. Un tirocinio a 600 euro al mese per dodici mesi supera i 4.000 euro: la famiglia lo sa prima.
In sintesi
Il tirocinio è formazione e non lavoro: il curriculare durante gli studi con l'università come garante e senza indennità obbligatoria, l'extracurriculare dopo con un ente promotore, un progetto formativo, un tutor e un'indennità minima fissata dalle regioni (300 euro il minimo nazionale, da 450 a 800 nelle regioni, con il Lazio più alto), per due-sei mesi prorogabili a dodici, non ripetibile nella stessa azienda, con assicurazione e formazione sulla sicurezza a carico dell'azienda o dell'ente. Il tirocinante non sostituisce dipendenti, non copre ruoli produttivi, non fa orari da lavoratore e non accetta un secondo tirocinio nella stessa azienda.
Un buon tirocinio ha un tutor presente, competenze che si acquisiscono davvero, un'indennità sopra il minimo negoziata con le informazioni e una prospettiva dichiarata; gli abusi si segnalano all'ente promotore e all'Ispettorato, che può riqualificare il rapporto in lavoro. L'apprendistato è la controproposta per chi ha già competenze, i tirocini europei l'alternativa con indennità migliori. L'indennità è reddito assimilato al lavoro dipendente, esente sotto la soglia, senza contributi né NASpI; sopra i 4.000 euro l'anno il tirocinante non è più a carico dei genitori, e l'assegno unico fino a ventuno anni è compatibile con il tirocinio.