Conti correnti a zero spese: come confrontarli e cosa nascondono

Il conto corrente è la spesa ricorrente di cui nessuno guarda l'importo, e per molte famiglie italiane costa tra i 100 e i 250 euro l'anno tra canone, carte, operazioni e voci minori: il prezzo di un abbonamento che non si usa. I conti "a zero spese" esistono e possono azzerare quasi tutto, ma la parola "zero" descrive di norma il canone, non il conto: restano l'imposta di bollo (che è dello Stato e non della banca), le operazioni fuori dal pacchetto, i prelievi presso altre banche, alcune carte, e soprattutto le condizioni a cui lo zero è legato, che quando cadono fanno comparire un canone che nessuno aveva letto.

Questo articolo spiega cosa significa davvero "zero spese", i costi che restano e come si riconoscono, il numero unico con cui la legge obbliga le banche a dichiarare il costo del conto (l'ICC), come si confrontano i conti sul proprio uso, il conto di base per chi ha redditi bassi, la sicurezza dei depositi, come si cambia banca in dodici giorni con la portabilità, e gli errori.

Cosa significa "zero spese"

Un conto a zero spese è un conto in cui il canone mensile o annuale è azzerato, spesso insieme a un pacchetto di operazioni gratuite (bonifici online, pagamenti, prelievi presso la propria banca, una carta di debito). Le banche lo offrono perché il conto è il punto di ingresso per vendere altro (prestiti, mutui, investimenti, assicurazioni, carte di credito) e perché i conti online costano poco da gestire.

Lo zero è quasi sempre condizionato: al canale (solo online, senza filiale), all'età (fino a trenta o trentacinque anni), all'accredito dello stipendio o della pensione, a un'entrata minima mensile, a un saldo medio, all'uso della carta per un certo importo, al periodo (i primi dodici mesi). Quando la condizione cade, il canone compare, di norma tra 3 e 10 euro al mese, e va trovato nel foglio informativo prima di aprire, alla voce che dice cosa succede se non si rispetta la condizione.

I costi che restano

L'imposta di bollo. È un'imposta dello Stato, non un costo della banca: 34,20 euro l'anno per le persone fisiche, dovuta se la giacenza media annua del conto supera i 5.000 euro, applicata da tutte le banche. Alcune la pagano al posto del cliente come promozione; le altre la addebitano. Un conto "a zero spese" con 6.000 euro di saldo medio costa 34,20 euro l'anno di bollo comunque, e chi tiene sul conto corrente più del necessario paga il bollo su denaro che renderebbe altrove.

I prelievi presso altre banche. Il prelievo agli sportelli della propria banca è quasi sempre gratuito; presso altre banche costa da 1 a 2,50 euro, salvo i conti che ne includono un numero. Chi preleva spesso e non ha la propria banca vicina paga.

I bonifici. I bonifici ordinari online sono gratuiti nella maggior parte dei conti a zero spese; quelli allo sportello costano; i bonifici istantanei, che costavano fino a 2 euro, dal 2025 non possono costare più dei bonifici ordinari per le regole europee, e quindi sono gratuiti dove i bonifici ordinari lo sono. Le disposizioni ricorrenti, i bonifici esteri fuori dall'area euro e le valute hanno costi propri.

Le carte. La carta di debito è di norma inclusa, a volte con un canone dal secondo anno; la carta di credito ha quasi sempre un canone (da 20 a 50 euro l'anno) azzerato solo con condizioni di spesa; le carte prepagate hanno costi di emissione e ricarica.

Le operazioni fuori pacchetto. Alcuni conti includono un numero di operazioni gratuite e addebitano le successive (0,50–2 euro ciascuna); chi fa molte operazioni allo sportello o con assegni paga.

Gli scoperti e i ritardi. Le commissioni sugli scoperti di conto, gli interessi debitori, le spese per gli insoluti: costi che compaiono solo quando il conto va in rosso, e che nei conti a zero spese sono spesso alti.

I servizi accessori. Le assicurazioni collegate al conto, i servizi di avviso a pagamento, la bolletta cartacea, i pacchetti "premium": si disattivano.

Il canone che compare. La condizione non rispettata, il periodo promozionale finito, la variazione unilaterale delle condizioni (che la banca può proporre con preavviso di due mesi e che il cliente può rifiutare chiudendo il conto senza spese).

L'ICC: il numero che confronta

Per legge ogni banca deve indicare nel documento informativo del conto l'Indicatore dei Costi Complessivi (ICC), che stima il costo annuo del conto per profili di utilizzo tipici definiti dall'autorità (il giovane, la famiglia con operatività bassa, media, alta, il pensionato), sommando canone, carte, operazioni e bollo. È il numero con cui si confrontano i conti tra banche diverse sullo stesso profilo, e si trova nel foglio informativo e nel documento sulle spese che la banca deve fornire prima dell'apertura.

L'ICC ha un limite: descrive profili standard, e il costo reale dipende dall'uso proprio. Serve come primo filtro (i conti con ICC a zero o pochi euro per il proprio profilo), e poi si verifica sulle proprie operazioni.

Come si confrontano i conti sul proprio uso

Quattro passi.

Il proprio profilo. Dagli estratti conto di tre mesi: quanti prelievi e dove, quanti bonifici e di che tipo, quante operazioni con carta, se si usa lo sportello, il saldo medio, se si accredita lo stipendio, se servono assegni o valute. La maggior parte delle famiglie scopre di fare quasi tutto online e con la carta, e di non aver bisogno di nulla che un conto online gratuito non includa.

I conti candidati. Con l'ICC per il proprio profilo dal foglio informativo di ogni banca, e con i comparatori che elencano i conti a zero spese con le loro condizioni.

Le condizioni dello zero. Per ogni candidato: cosa serve per il canone zero, cosa succede se cade, quanto costano prelievi presso altre banche, carta di credito, operazioni fuori pacchetto, scoperti, e chi paga il bollo.

Il costo stimato sul proprio uso. La somma delle voci che si userebbero davvero, per un anno. Il conto migliore è quello che costa meno sul proprio uso, non quello con più "zero" nella pubblicità.

Due criteri oltre il costo: la banca deve essere autorizzata e coperta dal fondo di garanzia dei depositi (fino a 100.000 euro per depositante), e i servizi devono essere quelli che servono (l'app, l'assistenza, la filiale se si vuole, i pagamenti che si usano).

Il conto di base

Per legge tutte le banche devono offrire il conto di base, un conto con un pacchetto di operazioni essenziali a un canone contenuto, pensato per chi ha esigenze semplici, e gratuito (senza canone né imposta di bollo) per chi ha un ISEE sotto una soglia stabilita e per i pensionati con pensione entro un importo annuo fissato dalla legge. È il conto per chi ha redditi bassi e vuole la certezza del costo, e la banca non può rifiutarlo salvo motivi previsti.

Cambiare banca in dodici giorni

Chi trova un conto migliore cambia con la portabilità: la nuova banca, su richiesta del cliente, gestisce il trasferimento dei bonifici ricorrenti, delle domiciliazioni (utenze, abbonamenti, rate) e del saldo dalla vecchia banca, che deve collaborare, entro dodici giorni lavorativi, gratuitamente, con un indennizzo al cliente in caso di ritardo. Lo stipendio e la pensione si spostano comunicando il nuovo IBAN al datore e all'ente. La chiusura del vecchio conto è gratuita e non può essere ostacolata; le eventuali condizioni legate al vecchio conto (un mutuo con l'accredito dello stipendio, una carta di credito) vanno verificate prima. Il cambio richiede due-quattro settimane di attenzione ai pagamenti in transito, e vale per anni.

Quanto si risparmia

Una famiglia che passa da un conto tradizionale con canone e carte (100–250 euro l'anno) a un conto online a zero spese con le condizioni rispettate risparmia tra 80 e 200 euro l'anno, per un lavoro di poche ore una volta. Chi sposta sul conto deposito la parte di saldo che non serve per le spese correnti risparmia anche il bollo e fa rendere il denaro. Non è la voce più grande del bilancio; è tra le più facili.

Gli errori

Guardare solo il canone e ignorare il bollo, i prelievi e la carta di credito. Aprire il conto per la promozione dei primi dodici mesi e dimenticare la scadenza. Non rispettare la condizione dello zero (l'accredito, la spesa con la carta) e pagare il canone per mesi senza accorgersene. Tenere sul conto corrente decine di migliaia di euro a rendimento zero pagando il bollo. Accettare le assicurazioni e i servizi accessori proposti all'apertura. Non leggere la comunicazione di variazione delle condizioni, che dà due mesi per andarsene gratis. E restare in una banca cara per l'abitudine, quando il cambio richiede dodici giorni e lo gestisce la nuova banca.

In sintesi

Il conto a zero spese azzera il canone, quasi sempre a condizioni (online, età, accredito dello stipendio, spesa con la carta, primi dodici mesi) che quando cadono fanno comparire 3–10 euro al mese; restano l'imposta di bollo dello Stato (34,20 euro l'anno sopra 5.000 euro di giacenza media, salvo promozioni), i prelievi presso altre banche (1–2,50 euro), le carte di credito con canone, le operazioni fuori pacchetto, gli scoperti e i servizi accessori. Si confronta con l'ICC per il proprio profilo dal foglio informativo, poi sul proprio uso reale (prelievi, bonifici, carta, sportello, saldo), verificando le condizioni dello zero e la copertura del fondo di garanzia fino a 100.000 euro; il conto di base è gratuito per chi ha ISEE o pensione sotto le soglie di legge.

Si cambia con la portabilità in dodici giorni lavorativi, gratuita e gestita dalla nuova banca; si risparmiano 80–200 euro l'anno rispetto a un conto tradizionale, più il bollo spostando sul deposito ciò che non serve. Gli errori sono guardare solo il canone, dimenticare la promozione e la condizione, tenere sul conto denaro fermo e restare per abitudine in una banca cara.

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