Codice ATECO per chi lavora online: quale scegliere e perché conta

Il codice ATECO è la sigla che descrive l'attività di una partita IVA, e chi apre la partita IVA lo tratta spesso come una formalità: sei cifre da mettere in un modulo, scelte in fretta dal primo elenco trovato. È invece la scelta che decide più cose del regime forfettario stesso: il coefficiente di redditività (e quindi quanta parte del fatturato viene tassata), la gestione previdenziale in cui si finisce (e quindi se i contributi sono in percentuale o fissi), gli adempimenti amministrativi (la sola Agenzia delle Entrate o anche la Camera di commercio e il Comune), e la coerenza dell'attività per i controlli. Per chi lavora online, dove i mestieri sono nuovi e i confini tra servizi, commercio e contenuti sono sfumati, la scelta è più difficile e più importante.

Questo articolo spiega cosa è il codice ATECO e cosa è cambiato con la classificazione del 2025, le tre cose che il codice decide (coefficiente, INPS, adempimenti), i codici più usati da chi lavora online mestiere per mestiere con il loro coefficiente e la loro gestione, i casi dubbi (il creatore di contenuti, il freelance con più attività, il venditore di prodotti digitali), come si aggiunge o si cambia un codice, e gli errori.

Cosa è, e cosa è cambiato nel 2025

L'ATECO è la classificazione delle attività economiche dell'ISTAT, derivata da quella europea, che assegna a ogni attività un codice a sei cifre organizzato per sezioni (lettere), divisioni, gruppi, classi, categorie e sottocategorie. Ogni partita IVA ha un codice principale (l'attività prevalente) e può avere codici secondari. Dal 2025 è in vigore la classificazione aggiornata (ATECO 2025), che ha introdotto nuovi codici per attività prima senza una collocazione precisa, tra cui uno dedicato alle attività dei creatori di contenuti e degli influencer, e ha riorganizzato alcune divisioni: chi aveva un codice nella vecchia classificazione lo ha visto convertito automaticamente, con la possibilità di verificarlo e correggerlo.

Le tre cose che il codice decide

Il coefficiente di redditività del forfettario. Il fisco tassa il fatturato moltiplicato per un coefficiente che dipende dalla sezione e dal gruppo del codice: il 78% per le attività professionali, scientifiche e tecniche, la sanità, l'istruzione e la finanza (sezioni M, P, Q, K); il 67% per tutte le altre attività, comprese l'informatica e i servizi di informazione (sezione J), l'editoria e la produzione audiovisiva (sezione J), il noleggio e i servizi di supporto alle imprese (sezione N), le attività artistiche e di intrattenimento (sezione R); il 40% per il commercio, compreso quello online (sezione G); l'86% per costruzioni e immobiliare; il 62% per gli intermediari del commercio; il 54% per gli ambulanti non alimentari. Lo stesso lavoro descritto con due codici diversi può avere il 78% o il 67%: su 30.000 euro di fatturato sono 3.300 euro di reddito imponibile in più o in meno, e con i contributi al 26% e l'imposta al 5% circa mille euro l'anno di differenza.

La gestione previdenziale. Le attività professionali e i servizi resi come lavoro autonomo vanno nella gestione separata dell'INPS (contributi in percentuale del reddito, senza minimi); le attività d'impresa commerciali e artigianali, compreso il commercio elettronico e la produzione di beni, vanno nelle gestioni commercianti o artigiani (contributi fissi minimi dell'ordine di 4.500–4.800 euro l'anno, riducibili del 35%, più la percentuale sull'eccedenza). Per alcune attività l'inquadramento non dipende solo dal codice ma da come l'attività è organizzata (in forma d'impresa o come lavoro autonomo), e l'INPS ha dato indicazioni specifiche, tra cui quelle del 2025 per i creatori di contenuti: se l'attività è organizzata in forma d'impresa va nella gestione commercianti, se è lavoro autonomo nella gestione separata.

Gli adempimenti. Le attività professionali (lavoro autonomo) richiedono la sola dichiarazione di inizio attività all'Agenzia delle Entrate; le attività d'impresa (commercio, artigianato, molti servizi resi in forma d'impresa) richiedono la comunicazione unica alla Camera di commercio con l'iscrizione al registro delle imprese, la posizione INPS, la SCIA al Comune per il commercio, la PEC, e per gli artigiani l'albo. La differenza è di alcune centinaia di euro l'anno tra diritti camerali e adempimenti, oltre ai contributi.

I codici più usati da chi lavora online

La tabella indica per i mestieri più diffusi il codice o i codici tipici, la sezione, il coefficiente e la gestione prevalente. I codici a sei cifre vanno verificati sulla classificazione ufficiale in vigore, perché le sottocategorie cambiano.

Mestiere Codice tipico (divisione/gruppo) Sezione Coefficiente Gestione INPS tipica
Consulente di marketing, comunicazione, pubblicità 73.11 (pubblicità) M 78% Separata
Copywriter, redattore, ghostwriter 73.11 o 74.99 (altre attività professionali), 90.03 (creazione artistica e letteraria) M / R 78% / 67% Separata
Social media manager 73.11 M 78% Separata
Consulente SEO, web marketing 73.11 M 78% Separata
Grafico, designer 74.10 (design) M 78% Separata
Fotografo 74.20 (fotografia) M 78% Separata
Traduttore, interprete 74.30 M 78% Separata
Consulente aziendale, gestionale, organizzativo 70.22 M 78% Separata
Formatore, insegnante online, corsi 85.59 (istruzione) P 78% Separata
Coach, servizi alla persona 85.59 o 96.99 (altri servizi per la persona) P / S 78% / 67% Separata
Sviluppatore software, web developer 62.01 (produzione di software) J 67% Separata
Consulente informatico, sistemista 62.02 J 67% Separata
Web designer (parte tecnica) 62.01 / 74.10 (parte grafica) J / M 67% / 78% Separata
Videomaker, editor video, podcast 59.11, 59.12, 59.20 (produzione e post-produzione audiovisiva e audio) J 67% Separata (o artigiani se in forma d'impresa)
Blogger, editore di siti e newsletter 63.12 (portali web), 58.14 e 58.19 (editoria) J 67% Separata (o commercianti se impresa)
Creatore di contenuti, influencer il codice dedicato del gruppo 73.11 introdotto nel 2025 M 78% Separata se lavoro autonomo, commercianti se in forma d'impresa (indicazioni INPS 2025)
Assistente virtuale, servizi di segreteria e amministrativi 82.19 (servizi di supporto alle imprese), 82.99 N 67% Separata o commercianti secondo la forma
Venditore online di prodotti fisici (e-commerce, marketplace) 47.91 (commercio al dettaglio via internet) G 40% Commercianti (con Camera di commercio e SCIA)
Venditore di prodotti digitali propri (template, ebook, corsi registrati) 47.91 se commercio; 58.xx se editoria; 62.01 se software; 85.59 se formazione G / J / P 40% / 67% / 78% Dipende dall'inquadramento
Artigiano che produce e vende online il codice della produzione (sezione C) più 47.91 per la vendita C / G 67% (produzione) Artigiani
Affiliate marketer (siti e canali con affiliazioni) 73.11 (pubblicità) o 63.12 (portali) M / J 78% / 67% Separata o commercianti secondo la forma

Le letture. Il confine tra la sezione M (78%) e la sezione J (67%) taglia in due i mestieri digitali: chi scrive, progetta, consiglia e insegna sta nel 78%; chi produce software, video e contenuti audiovisivi e chi gestisce siti e portali sta nel 67%. Il commercio di prodotti, anche digitali, quando è inquadrato come commercio, sta nel 40% con i contributi fissi dei commercianti. E per i mestieri nuovi (creatori, venditori di prodotti digitali, assistenti virtuali) l'inquadramento dipende da come si organizza l'attività, ed è la decisione da prendere con il commercialista prima dell'apertura.

I casi dubbi

Il creatore di contenuti. Il codice dedicato del 2025 colloca l'attività tra quelle pubblicitarie (78%). La gestione previdenziale, secondo le indicazioni dell'INPS, dipende dalla forma: chi opera come lavoratore autonomo (produce contenuti e vende la propria immagine e il proprio lavoro intellettuale) va nella gestione separata; chi organizza l'attività in forma d'impresa (con struttura, collaboratori, vendita di prodotti, gestione commerciale) va nella gestione commercianti con i contributi fissi. La scelta ha effetti da migliaia di euro l'anno e va documentata.

Il freelance con più attività. Chi fa grafica (78%) e sviluppo (67%), o consulenza (78%) e vendita di template (40%), sceglie il codice principale sull'attività prevalente per fatturato e aggiunge i codici secondari; il coefficiente si applica per attività, con la contabilità separata dei ricavi per codice, e la gestione INPS segue l'attività prevalente o si sdoppia nei casi previsti.

Il venditore di prodotti digitali. Template, ebook e corsi registrati propri possono essere venduti come commercio (40%, commercianti, Camera di commercio), come editoria (67%), come formazione (78%) o rientrare nel diritto d'autore (senza partita IVA, per l'autore che cede le proprie opere): l'inquadramento corretto dipende da cosa si vende e come, e la scelta tra il 40% con contributi fissi e il 78% con contributi in percentuale è il conto di convenienza che decide se il piccolo catalogo è sostenibile.

L'assistente virtuale. I servizi di segreteria e supporto alle imprese stanno nella sezione N (67%); se l'attività include consulenza o formazione, i codici della sezione M o P; la gestione dipende dalla forma.

Chi vende sia servizi sia prodotti. Il grafico che vende anche stampe, il formatore che vende anche prodotti fisici: il codice del commercio come secondario, con la gestione commercianti che può scattare per la parte commerciale.

Come si sceglie, si aggiunge, si cambia

Si sceglie con la classificazione ufficiale in vigore (consultabile sul sito dell'ISTAT e dell'Agenzia delle Entrate, con le note esplicative di ogni codice che dicono cosa comprende e cosa esclude), cercando il codice che descrive l'attività prevalente come la si svolge davvero, e verificando prima il coefficiente e la gestione che ne derivano. Si aggiungono i codici secondari per le attività ulteriori, con la comunicazione di variazione all'Agenzia (gratuita) e, per le imprese, alla Camera di commercio. Si cambia il codice principale quando l'attività prevalente cambia, con la stessa procedura; il cambio ha effetti sul coefficiente dall'anno di variazione e può avere effetti sulla gestione INPS.

Il codice deve descrivere l'attività reale: scegliere un codice con il coefficiente più basso per un'attività che non gli corrisponde è una dichiarazione infedele, contestabile in caso di controllo, e non un'ottimizzazione. Dove l'attività si presta a più codici legittimi (il web designer che fa grafica e sviluppo), la scelta del prevalente è una decisione fondata sui fatti che il commercialista documenta.

In sintesi

Il codice ATECO descrive l'attività della partita IVA e decide tre cose: il coefficiente di redditività del forfettario (78% per le attività professionali, l'istruzione, la sanità e la finanza; 67% per informatica, audiovisivo, editoria, servizi di supporto e attività artistiche; 40% per il commercio anche online), la gestione INPS (separata in percentuale per il lavoro autonomo, commercianti o artigiani con contributi fissi per le imprese) e gli adempimenti (la sola Agenzia per i professionisti; Camera di commercio, SCIA e PEC per le imprese). Per chi lavora online il confine tra sezione M e sezione J taglia i mestieri digitali (scrittura, design, consulenza e formazione al 78%; software, video, siti e portali al 67%), il commercio sta al 40% con i contributi fissi, e per i mestieri nuovi (creatori con il codice del 2025, venditori di prodotti digitali, assistenti virtuali) l'inquadramento dipende dalla forma dell'attività, con le indicazioni INPS del 2025 per i creatori.

Il codice si sceglie sulla classificazione ufficiale con le note esplicative, per l'attività reale e prevalente, verificando prima coefficiente e gestione; i codici secondari si aggiungono con una comunicazione gratuita; il cambio segue il cambio dell'attività. Scegliere il codice per il coefficiente e non per l'attività è una dichiarazione infedele; sceglierlo a caso è l'errore che costa di più.

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