INPS gestione separata: quanto si paga e cosa dà in cambio
La gestione separata dell'INPS è la cassa previdenziale della maggior parte dei lavoratori autonomi senza un ordine professionale: i freelance dei servizi, i consulenti, i creatori di contenuti, i collaboratori, chi supera i 5.000 euro di prestazioni occasionali. È la voce più pesante del conto di chi lavora in proprio nei primi anni (pesa più dell'imposta sostitutiva del forfettario), e la meno capita: si paga in percentuale su un reddito, si versa con la dichiarazione, e in cambio dà una pensione che dipende interamente da ciò che si è versato, più alcune tutele che molti non sanno di avere. Chi la conosce pianifica i versamenti e usa le tutele; chi la ignora scopre gli acconti a giugno del secondo anno e la pensione bassa trent'anni dopo.
Questo articolo spiega chi rientra nella gestione separata, le aliquote per profilo (chi non ha altra copertura, chi ne ha una, i collaboratori), come si calcola e si versa il contributo con gli acconti, la regola dell'accredito degli anni (che riduce gli anni di contributi a chi guadagna poco), cosa dà in cambio (la pensione contributiva, la maternità e la paternità, la malattia, il congedo parentale, l'indennità per la continuità reddituale), il confronto con le altre gestioni, e come si pianifica.
Chi rientra nella gestione separata
La gestione separata, istituita nel 1996, raccoglie i lavoratori autonomi che non hanno una cassa di categoria e alcune categorie di collaboratori:
- i professionisti senza albo con partita IVA (consulenti, freelance dei servizi, formatori, designer, sviluppatori, traduttori, creatori di contenuti come lavoratori autonomi, e tutte le attività professionali non ordinistiche);
- i professionisti con albo la cui cassa non li copre per quell'attività, o senza cassa;
- i collaboratori coordinati e continuativi, gli amministratori di società, i sindaci, i membri di collegi;
- chi percepisce compensi da lavoro autonomo occasionale oltre i 5.000 euro annui, sulla parte eccedente;
- i dottorandi e gli assegnisti di ricerca, i medici in formazione specialistica, i venditori porta a porta oltre le soglie, e altre categorie specifiche.
Non vi rientrano gli artigiani e i commercianti (che hanno le proprie gestioni con i contributi fissi), i professionisti coperti dalle casse di categoria, i lavoratori dipendenti e gli agricoli.
Le aliquote
L'aliquota dipende dalla situazione previdenziale del contribuente, e si aggiorna ogni anno con una circolare dell'INPS.
| Profilo | Aliquota (ordine di grandezza 2026) | Chi la paga |
|---|---|---|
| Professionista con partita IVA senza altra copertura previdenziale | circa il 26% (l'aliquota pensionistica del 25% più le aliquote aggiuntive per maternità, malattia, congedi e per l'indennità di continuità reddituale) | Interamente il professionista |
| Professionista con partita IVA iscritto ad altra gestione o pensionato | 24% | Interamente il professionista |
| Collaboratore coordinato e continuativo senza altra copertura | circa il 35% | Due terzi il committente, un terzo il collaboratore (trattenuto dal compenso) |
| Collaboratore con altra copertura o pensionato | 24% | Due terzi il committente, un terzo il collaboratore |
| Lavoratore autonomo occasionale oltre i 5.000 euro | come i collaboratori, sull'eccedenza | Due terzi il committente, un terzo il prestatore |
Il professionista che è anche dipendente (o pensionato) paga il 24% invece del 26%, perché la copertura per maternità, malattia e simili la ha già; è una delle poche voci in cui il doppio lavoro costa meno.
Esiste un massimale annuo di reddito (intorno ai 120.000 euro) oltre il quale non si versano contributi, e un minimale che rileva per l'accredito degli anni (vedi sotto), ma non impone un versamento minimo: chi guadagna poco versa poco.
Come si calcola e si versa
Per il professionista con partita IVA il contributo si calcola sul reddito: nel forfettario è il reddito forfettario (fatturato per coefficiente), nell'ordinario il reddito effettivo (ricavi meno costi). I contributi versati nell'anno si deducono dal reddito prima dell'imposta.
Il versamento segue il calendario della dichiarazione dei redditi, con il modello F24: a giugno il saldo dell'anno precedente e il primo acconto dell'anno in corso (il 40% dei contributi dell'anno precedente), a novembre il secondo acconto (l'altro 40%), a giugno dell'anno successivo il saldo con il conguaglio. Nel primo anno di attività non ci sono acconti (non c'è un anno precedente su cui calcolarli): a giugno del secondo anno arrivano insieme il saldo del primo anno e il primo acconto del secondo, cioè il 140% dei contributi del primo anno in una volta. È il momento che mette in difficoltà chi non ha accantonato.
Un esempio: un consulente in forfettario con 30.000 euro di fatturato e il coefficiente del 78% ha un reddito forfettario di 23.400 euro; i contributi sono circa 6.100 euro (il 26%); li deduce e paga l'imposta sostitutiva sul resto. Il primo anno versa zero durante l'anno e 6.100 euro di saldo più 2.440 di primo acconto a giugno del secondo (8.540 euro), più 2.440 a novembre. La regola pratica: accantonare ogni mese il 25–30% del fatturato sul conto delle tasse dal primo giorno.
Per i collaboratori il contributo lo trattiene e lo versa il committente mensilmente, e il collaboratore lo vede in busta.
La regola dell'accredito degli anni
È la regola che pochi conoscono e che decide la pensione. Per avere accreditato un anno intero di contributi ai fini della pensione, il reddito su cui si è versato deve raggiungere il minimale annuo della gestione (intorno ai 18.500 euro nel 2026, allineato a quello dei commercianti). Chi versa su un reddito inferiore vede accreditati solo i mesi proporzionali: con un reddito di 9.250 euro (la metà del minimale) si versano contributi per sei mesi di anzianità, non dodici, anche se si è lavorato tutto l'anno. I contributi versati restano tutti sul conto individuale e concorrono all'importo della pensione; è l'anzianità (gli anni necessari per il diritto alla pensione) che si riduce.
Le conseguenze: il freelance che per dieci anni ha redditi da 10.000 euro ha accumulato circa cinque anni e mezzo di anzianità contributiva, non dieci, e per raggiungere i requisiti di anzianità dovrà lavorare più anni o versare di più. È una ragione in più per far crescere il reddito dichiarato, e uno dei costi nascosti del restare piccoli.
Cosa dà in cambio
La pensione. Contributiva pura: l'importo dipende dai contributi versati nell'arco della vita, rivalutati e trasformati in rendita con i coefficienti legati all'età di pensionamento. Non ci sono integrazioni al minimo per chi ha versato poco: la pensione di chi ha versato poco è bassa, e la gestione separata ha oggi le pensioni medie più basse di tutte le gestioni, perché raccoglie redditi bassi e carriere discontinue. La previdenza complementare (il fondo pensione, deducibile) è per gli iscritti alla gestione separata meno un'opzione che una necessità.
La maternità e la paternità. Le lavoratrici iscritte hanno diritto all'indennità di maternità per i cinque mesi (due prima e tre dopo il parto, o secondo le regole di flessibilità), calcolata sull'80% di un reddito di riferimento basato sui contributi dell'anno precedente, con un minimo garantito, senza l'obbligo di astenersi dal lavoro (una delle differenze con le dipendenti); i padri hanno l'indennità di paternità nei casi previsti. Serve la regolarità contributiva (i versamenti per almeno tre mesi nei dodici precedenti).
Il congedo parentale. Fino a sei mesi (tre per ciascun genitore, o nelle combinazioni previste) entro i primi tre anni di vita del figlio, indennizzati al 30% del reddito di riferimento, con l'astensione effettiva dal lavoro.
La malattia. L'indennità di malattia per gli eventi di durata superiore a un minimo di giorni, con requisiti di reddito e di contribuzione, e l'indennità per la degenza ospedaliera, con importi giornalieri calcolati sul reddito di riferimento e limiti di durata annua. Sono tutele modeste e con requisiti stretti, ma esistono e vanno richieste.
L'ISCRO. L'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, resa strutturale dal 2024, per i professionisti con partita IVA iscritti in via esclusiva alla gestione separata che hanno subito un calo del reddito superiore al 70% rispetto alla media dei due anni precedenti, con un reddito dell'anno precedente sotto una soglia: sei mesi di indennità pari al 25% della media semestrale del reddito, tra un minimo e un massimo mensile, con l'obbligo di partecipare a percorsi di aggiornamento, richiedibile una volta ogni tre anni. È finanziata da una delle aliquote aggiuntive che i professionisti pagano.
La DIS-COLL per i collaboratori: l'indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi che perdono il lavoro, con requisiti contributivi propri.
L'assegno di invalidità, la pensione di inabilità e ai superstiti, con i requisiti contributivi delle gestioni pubbliche.
Il confronto con le altre gestioni
| Aspetto | Gestione separata | Artigiani e commercianti | Casse di categoria |
|---|---|---|---|
| Base del contributo | Reddito effettivo o forfettario, in percentuale | Reddito con un minimale su cui si paga comunque (contributi fissi minimi) | Regole proprie, spesso con minimi |
| Aliquota | Circa 26% (24% con altra copertura) | Circa 24% con minimi di 4.500–4.800 euro (riducibili del 35% nel forfettario) | Variabile per cassa |
| Chi guadagna poco | Paga poco, ma accredita meno anni | Paga i minimi, accredita l'anno | Dipende dalla cassa |
| Tutele | Maternità senza astensione, congedi, malattia, ISCRO | Maternità, malattia in casi limitati, indennità con requisiti | Proprie della cassa |
| Pensione | Contributiva pura | Contributiva (mista per chi ha anzianità pre-1996) | Propria della cassa |
La gestione separata è la meno costosa per chi inizia con redditi bassi e la più esposta al rischio di una pensione bassa; le gestioni artigiani e commercianti costano di più a chi guadagna poco e accreditano l'anno intero.
Come si pianifica
Quattro regole. Accantonare dal primo giorno il 25–30% del fatturato per imposte e contributi, su un conto separato, per non scoprire a giugno del secondo anno il 140%. Controllare l'estratto conto contributivo sul portale dell'INPS una volta l'anno, per verificare che i versamenti siano accreditati e quanti mesi risultano. Conoscere le tutele e usarle: la maternità senza astensione, il congedo parentale, la malattia, l'ISCRO in un anno difficile. Integrare con la previdenza complementare, anche con poche decine di euro al mese, perché la pensione contributiva di chi ha redditi medi e carriere discontinue non basta. E, dove si può scegliere tra la gestione separata e una gestione con minimi (nei casi in cui l'inquadramento dell'attività lo consente), fare il conto sui propri redditi con il commercialista.
In sintesi
La gestione separata INPS raccoglie i professionisti senza albo, i collaboratori, gli occasionali oltre i 5.000 euro e altre categorie, con aliquote di circa il 26% per i professionisti senza altra copertura (24% per chi è anche dipendente o pensionato) e del 35% per i collaboratori (due terzi al committente), calcolate sul reddito effettivo o forfettario, deducibili, senza minimi di versamento e con un massimale; si versano con la dichiarazione a giugno e novembre in saldo e acconti, e a giugno del secondo anno arriva il 140% dei contributi del primo, da accantonare dal primo giorno. L'anno di anzianità si accredita per intero solo con un reddito almeno pari al minimale (intorno ai 18.500 euro): chi guadagna meno accredita mesi proporzionali, e la pensione, contributiva pura, dipende solo da ciò che si è versato.
In cambio dà la pensione, l'indennità di maternità per cinque mesi all'80% del reddito di riferimento senza obbligo di astensione, il congedo parentale al 30%, l'indennità di malattia e di degenza con requisiti stretti, l'ISCRO per sei mesi al 25% del reddito in caso di calo superiore al 70%, la DIS-COLL per i collaboratori, l'invalidità e i superstiti. Costa meno delle gestioni con minimi a chi inizia con redditi bassi e li espone a una pensione bassa: si pianifica con l'accantonamento, l'estratto conto annuale, le tutele usate e la previdenza complementare.