Vendere su LinkedIn: come trovare clienti B2B con contenuti e messaggi

LinkedIn è la piattaforma in cui si vende a professionisti e aziende, ed è quella con il ritmo più lento e il valore per contatto più alto del social selling: un post raggiunge poche centinaia di persone e non decine di migliaia, una conversazione richiede settimane e non giorni, ma il cliente che ne esce vale centinaia o migliaia di euro e resta anni. Questo articolo dà il metodo per i freelance, i consulenti, gli agenti e chi vende servizi e prodotti alle imprese, con le regole della piattaforma e con i numeri del ritmo lento.

LinkedIn funziona per chi vende a professionisti e aziende (i freelance, gli agenti e i venditori di servizi alle imprese, i consulenti, chi vende prodotti con un pubblico professionale), meno per i prodotti di consumo alle famiglie, e non per chi propone l'attività di network marketing ai professionisti, che è il contenuto più deriso e più bloccato della piattaforma. Si spiegano il profilo che regge la vendita (il titolo, la foto, la sezione informazioni, le esperienze, i consigli), i post che portano clienti (i quattro tipi, la struttura, il ritmo), i commenti che valgono più dei post (dove, come, quanti), la richiesta di collegamento (personalizzata, senza proposta), il messaggio (quando, come, il passaggio alla chiamata), le regole (la piattaforma, la trasparenza, la privacy, il B2B e il Codice del Consumo), il ritmo settimanale, i numeri realistici e gli errori.

Il profilo che regge la vendita

Su LinkedIn il profilo viene letto prima di ogni risposta, e deve dire in cinque secondi chi aiuti a fare cosa.

Il titolo (la riga sotto il nome): non la qualifica ("Consulente commerciale") ma il posizionamento ("Aiuto gli studi professionali a tagliare i costi delle forniture | Energia, telefonia, assicurazioni"), perché il titolo compare in ogni commento e in ogni richiesta di collegamento, ed è ciò che il potenziale cliente legge prima di decidere se rispondere.

La foto: il volto, professionale, con la luce, sorridente; e l'immagine di copertina con il posizionamento scritto e un elemento di prova.

La sezione informazioni: chi aiuti, a fare cosa, come, con la prova (i numeri, gli anni, i casi) e con l'invito ("scrivimi per..."); in prima persona, leggibile, senza il gergo aziendale.

Le esperienze: descritte per risultati ottenuti per i clienti, non per mansioni; con la dichiarazione del rapporto commerciale ("agente per [azienda]", "collaboro con [brand]").

I consigli e le competenze: le raccomandazioni dei clienti soddisfatti (chieste, come i referral), che sono la prova sociale della piattaforma.

La sezione in evidenza: il post migliore, il caso studio, la pagina o il contenuto che spiega il metodo.

I post che portano clienti

Quattro tipi, con un post ogni due-tre giorni.

L'opinione con l'esperienza: una posizione su un tema del settore, fondata su ciò che si è visto con i clienti ("dopo cinquanta studi professionali seguiti, la cosa che li fa spendere di più non è la tariffa: è..."); fa discutere e fa riconoscere la competenza.

Il caso (con il consenso o anonimo): il cliente, il problema, cosa si è fatto, il risultato con i numeri veri; la prova d'uso del B2B.

Il metodo: come si fa una cosa, in passi, utile a chi legge anche senza comprare ("le cinque voci da controllare nella bolletta dell'ufficio"); il contenuto che costruisce più fiducia.

La domanda al pubblico: una domanda aperta su un problema del settore, che genera commenti e conversazioni (e permessi).

La struttura: la prima riga che ferma (il dato, la domanda, l'affermazione controcorrente), il testo breve con gli spazi (si legge da telefono), un'idea per post, la chiusura con la domanda o l'invito morbido; il testo prevale sui link (che la piattaforma distribuisce meno), le immagini e i documenti in carosello aiutano; nessun "compra", nessuna offerta, nessun catalogo. Due post su tre utili senza vendita, uno sul proprio lavoro.

I commenti che valgono più dei post

Il commento arriva davanti al potenziale cliente e ai suoi contatti con il titolo del profilo in vista, e ripetuto per settimane fa riconoscere la competenza più di qualunque post proprio. La lista dei cinquanta-cento potenziali clienti in target si costruisce in un'ora con i filtri della piattaforma (il settore, il ruolo, la zona) e si lavora con i commenti sotto i loro post per settimane, finché il segnale arriva. La leva più sottovalutata di LinkedIn: il commento sostanzioso sotto i post dei potenziali clienti e delle persone che il pubblico segue. Le regole: il commento aggiunge qualcosa (un dato, un'esperienza, una domanda intelligente, un punto di vista), non "bravo" né "concordo"; è sul tema del post e non sul proprio prodotto; arriva presto (nella prima ora il post ha più visibilità); e non finisce con l'invito a contattarsi; dieci al giorno per un mese, e le persone in target conoscono il nome e il posizionamento prima della richiesta di collegamento.

La richiesta di collegamento

Personalizzata sempre (la nota con il motivo: "ho letto il suo post su X e ho commentato; mi occupo di Y per gli studi come il suo e mi farebbe piacere seguire i suoi contenuti"), senza proposta e senza link. La richiesta arriva dopo un'interazione (il commento, la risposta, il like reciproco), non a freddo dai risultati della ricerca; e chi accetta riceve un ringraziamento breve, non un messaggio commerciale ("grazie per il collegamento; se le capita di leggere il mio post su X mi interessa il suo parere"), che è l'inizio di una relazione e non di una vendita.

Il messaggio

Quando. Dopo un segnale: la persona ha commentato o risposto, ha reagito a più post, ha chiesto qualcosa, ha accettato il collegamento e ha risposto al ringraziamento, è stata presentata da un contatto comune. Senza segnale, il messaggio è freddo e ottiene risposte sotto il 5%.

Come. Breve, personale, con il riferimento al segnale, con una domanda aperta e sincera sul suo lavoro o sul suo problema, senza proposta: "ho visto il suo commento sul post di X: come gestite oggi la questione Y nel vostro studio?" L'obiettivo del primo messaggio è il secondo messaggio. La conversazione segue la scoperta del cluster (le domande, l'ascolto, la riformulazione), e quando emerge un bisogno che si può risolvere si chiede il permesso: "posso raccontarle come lo affrontiamo, e mi dice se ha senso per voi?"

Il passaggio. Le vendite B2B si chiudono in chiamata o in videochiamata, non in chat: "le va una chiamata di quindici minuti? Così capisco meglio la vostra situazione e le dico se posso esservi utile: martedì alle 11 o giovedì alle 15?" Due opzioni di orario, mai "quando vuole".

Cosa evitare. Il messaggio con la proposta al primo contatto, il copia e incolla (che su LinkedIn si riconosce dalla formattazione), il vocale, il link al calendario nel primo messaggio, i messaggi automatizzati, l'insistenza dopo il silenzio (un promemoria gentile dopo una settimana con un contenuto utile, poi si lascia).

Le regole

La piattaforma. Nessuna automazione (i sistemi che inviano richieste e messaggi al posto dell'utente sono vietati e rilevati, con la limitazione e la chiusura dell'account), i limiti settimanali sulle richieste di collegamento (che si abbassano per chi ne invia molte senza risposta), nessun messaggio di massa, nessun contenuto ingannevole, il nome vero e la foto vera.

La trasparenza. Le regole italiane sulla pubblicità riconoscibile valgono anche per il professionista che vende: il rapporto commerciale con l'azienda dichiarato nel profilo e nei post che promuovono un prodotto o un servizio ("agente per", "in collaborazione con", #adv per i contenuti sponsorizzati), e l'affiliazione dichiarata dove c'è.

La privacy. I dati raccolti dai profili si usano per il contatto sulla piattaforma nei modi che la piattaforma consente, non per costruire liste da inviare per e-mail o per telefono senza consenso (l'indirizzo e-mail visibile su un profilo non è un consenso al marketing); i contatti che lasciano il numero o l'e-mail nella conversazione li hanno dati per quella conversazione.

Il B2B e il Codice del Consumo. Le tutele del Codice del Consumo (il recesso, le pratiche scorrette) riguardano i consumatori; nel B2B tra professionisti valgono le regole del codice civile e le norme sulla concorrenza e sulla pubblicità (che vietano comunque le informazioni false e la pubblicità ingannevole tra imprese), e il professionista che compra ha meno tutele ma più capacità di verificare: l'onestà nel B2B è la condizione della relazione, perché il cliente professionale controlla e ricorda.

Il ritmo settimanale

Attività Tempo Frequenza
Dieci commenti sostanziosi sotto i post dei potenziali clienti 20 minuti Ogni giorno
Un post (opinione, caso, metodo, domanda) 30–40 minuti Ogni due-tre giorni
Richieste di collegamento personalizzate dopo le interazioni 10 minuti Ogni giorno, cinque-dieci
Messaggi a chi ha dato un segnale, e le conversazioni 20 minuti Ogni giorno
La lista dei potenziali clienti aggiornata e le note 15 minuti Una volta a settimana
Le chiamate di quindici-venti minuti 20 minuti ciascuna Le conversazioni che arrivano al passaggio

I numeri realistici

Per un professionista che vende servizi alle imprese con il metodo e un'ora al giorno: nei primi tre mesi i post da duecento a mille visualizzazioni, la lista lavorata con i commenti, venti-cinquanta collegamenti nuovi in target al mese, due-cinque conversazioni, zero-uno clienti (il ciclo B2B è lungo). A sei mesi mille-tremila collegamenti in target, i post che generano commenti, cinque-dieci conversazioni al mese, uno-tre clienti al mese o al trimestre secondo il valore. A dodici mesi le persone in target che conoscono il nome e chiedono, dieci-quindici conversazioni al mese, i clienti che presentano. Il tasso di risposta ai messaggi dopo un segnale sta tra il 30% e il 50%; sotto il 10%, il messaggio è sbagliato o il segnale non c'era.

Gli errori

Il titolo con la qualifica al posto del posizionamento. Il profilo in terza persona con il gergo. La richiesta di collegamento con la proposta dentro. Il messaggio con il pitch al primo contatto. I commenti "bravo" e "concordo". I post con il catalogo, l'offerta, il "compra". I link nei post che la piattaforma non distribuisce. Le automazioni. Le liste di e-mail raccolte dai profili. Il vocale. Il vantarsi ("ho chiuso un altro cliente!") al posto del caso utile. La proposta dell'attività di network marketing ai professionisti. E l'abbandono al secondo mese, quando i commenti stanno appena cominciando a farsi notare.

In sintesi

LinkedIn è la piattaforma del social selling verso professionisti e aziende, con il ritmo più lento e il valore per contatto più alto: per i freelance, gli agenti e i consulenti che vendono alle imprese, non per i prodotti di consumo né per l'attività di network marketing. Il profilo regge la vendita con il titolo che dice chi si aiuta a fare cosa, la foto e la copertina, la sezione informazioni in prima persona con la prova e la dichiarazione del rapporto commerciale, le esperienze per risultati e i consigli dei clienti. I post (ogni due-tre giorni) sono l'opinione con l'esperienza, il caso con i numeri veri, il metodo e la domanda, senza catalogo né link; i dieci commenti sostanziosi al giorno sotto i post dei potenziali clienti valgono più dei post.

La richiesta di collegamento è personalizzata, dopo un'interazione e senza proposta; il messaggio arriva dopo un segnale con una domanda e nessun pitch, con la scoperta in chat e il passaggio alla chiamata di quindici minuti con due orari. Le regole sono nessuna automazione, la trasparenza nel profilo e nei post, la privacy (l'e-mail sul profilo non è un consenso) e le norme del B2B. Il ritmo è un'ora al giorno per almeno tre mesi; i numeri sono zero-uno clienti nei primi tre mesi e le persone che chiedono a dodici, con il 30–50% di risposta dopo un segnale e un valore per cliente che compensa il ritmo.

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