Come fare video con lo smartphone che sembrano professionali (senza spendere)

Il video è il formato che vende di più nel social selling (la prova in uso, la dimostrazione, il volto e la voce che costruiscono la fiducia), e la ragione più frequente per cui chi vende non lo fa è la convinzione che servano attrezzature e competenze: la fotocamera, il microfono, il software, la persona che monta. Lo smartphone basta, le tre cose che distinguono il video amatoriale (la luce, l'audio, la stabilità) costano poche decine di euro, e il pubblico giudica la chiarezza di ciò che si dice e si mostra, non l'immagine. Questo articolo dà il metodo, dalla luce ai sottotitoli, con la routine che produce i video di una settimana in un pomeriggio.

Si spiegano cosa conta davvero (le tre cose che il pubblico nota e le tre che non nota), la luce (la finestra, la posizione, la luce economica, gli errori), l'audio (la stanza, la distanza, il microfono a clip, il rumore), la stabilità e l'inquadratura (il treppiede, l'altezza degli occhi, il verticale, la regola dei terzi, lo sfondo), il parlato (i primi tre secondi, la scaletta in tre punti, il ritmo, lo sguardo, le riprese multiple), il montaggio nelle app gratuite (i tagli, il testo, la musica con i diritti), i sottotitoli (perché obbligatori e come si fanno), la routine da un pomeriggio per i video di una settimana, le regole (i diritti, la privacy, la trasparenza nel video) e gli errori.

Cosa conta davvero

Le tre cose che il pubblico nota: la luce (il volto scuro o giallo sembra amatoriale prima di ogni parola), l'audio (il video con l'audio cattivo viene scorso in due secondi anche con l'immagine perfetta), la stabilità (l'inquadratura che balla stanca). Le tre che non nota: la risoluzione (il video da telefono compresso dalla piattaforma è uguale a quello da fotocamera), il modello del telefono (qualunque smartphone degli ultimi anni basta), gli effetti e le transizioni (che distraggono).

La luce

La finestra. La luce naturale davanti al volto (la finestra di fronte, il venditore che guarda la finestra e la telecamera tra sé e la finestra) è la migliore e costa zero; mai la finestra dietro (il volto diventa un'ombra), mai il sole diretto (le ombre dure), meglio la luce diffusa di una giornata coperta o la tenda leggera.

La luce economica. Un pannello a led con la temperatura regolabile (dai venti ai cinquanta euro) o una lampada da tavolo con la luce bianca calda davanti al volto, per la sera e per le stanze scure; una sola luce davanti, leggermente di lato, basta; la luce dall'alto (il lampadario) crea le ombre sotto gli occhi.

Gli errori. Il controluce, la luce gialla delle lampade vecchie mescolata alla luce del giorno (il volto arancione), la luce dall'alto, il volto per metà in ombra, e la luce che cambia durante il video (la nuvola che passa: si aspetta).

L'audio

La stanza. Piccola, con tessuti (le tende, il tappeto, il letto, l'armadio aperto), senza eco; la cucina con le piastrelle e il bagno rimbombano, la camera con i vestiti no. Le finestre chiuse, gli elettrodomestici spenti, il telefono in modalità aereo se non serve.

La distanza. Il microfono del telefono registra bene fino a un metro: il video con il telefono a due metri ha l'audio lontano e l'eco. Se il telefono deve stare lontano (la dimostrazione), il microfono si avvicina.

Il microfono a clip. Il microfono a clip con il cavo (dai quindici ai trenta euro) attaccato al colletto risolve la distanza e il rumore, e fa la differenza più grande per costo tra tutte le attrezzature; quello senza fili costa di più e serve a chi si muove.

Il rumore. Il traffico, il frigorifero, il vento (all'esterno il microfono va coperto), i vicini: si registra quando la casa è silenziosa, e si riascolta prima di pubblicare.

La stabilità e l'inquadratura

Il treppiede. Il treppiede da tavolo con il supporto per il telefono (dai dieci ai venti euro) o quello alto per i video in piedi: il telefono in mano balla, il telefono appoggiato ai libri cade.

L'altezza. La telecamera all'altezza degli occhi, non dal basso (il mento e il soffitto) né dall'alto (il volto schiacciato); da seduti il treppiede sul tavolo, da in piedi quello alto.

Il verticale. Per le storie, i reel e i video brevi il telefono è verticale; il volto occupa il terzo centrale dell'inquadratura con lo spazio sopra la testa, gli occhi a un terzo dall'alto (la regola dei terzi, che le griglie della fotocamera mostrano).

Lo sfondo. Ordinato, con profondità (non il muro a dieci centimetri), coerente con ciò che si vende (la cucina per la cucina, la scrivania per il lavoro), senza dettagli che identificano la casa oltre il necessario; lo sfondo sfocato delle modalità ritratto aiuta se non taglia i bordi.

La fotocamera. Quella posteriore ha la qualità migliore, quella frontale permette di vedersi; le impostazioni sono 1080p a trenta fotogrammi, la griglia attivata, il blocco dell'esposizione e del fuoco con il tocco prolungato (perché la luce non cambi e il fuoco non salti sul prodotto), le notifiche spente e la lente pulita, che è la ragione più frequente del video sfocato.

Il parlato

I primi tre secondi. La frase che riguarda il problema dello spettatore, detta subito, senza "ciao a tutti" e senza presentazione: il pubblico decide in tre secondi se resta, e la presentazione arriva dopo, se serve.

La scaletta in tre punti. Scritta su un foglio accanto al telefono, con tre punti e non con il testo intero (che si legge e si sente): il problema, la cosa da mostrare o dire, l'invito; un video da trenta-sessanta secondi ha tre punti, non dieci.

Il ritmo. Più lento di quanto sembri naturale, con le pause (che si tagliano al montaggio se troppo lunghe), con l'energia di chi parla a una persona a un metro e non a una folla; il sorriso quando ha senso, la serietà quando si dice un difetto o un prezzo.

Lo sguardo. Alla lente della telecamera (non al proprio volto sullo schermo, che fa sembrare lo sguardo basso): un pezzetto di nastro accanto alla lente aiuta a ricordarlo.

Le riprese multiple. Si registra la stessa frase tre volte e si tiene la migliore; il video imperfetto è più credibile di quello recitato. Per la dimostrazione il telefono va sul prodotto (dall'alto per il piano di lavoro, di lato per il pavimento), con le mani ferme, il prima e dopo nello stesso punto con la stessa luce e la voce fuori campo, alternando al montaggio il volto che introduce e le mani che mostrano.

Il montaggio nelle app gratuite

Le app di montaggio gratuite sul telefono (quelle delle piattaforme stesse e le più diffuse) fanno tutto ciò che serve: i tagli (le pause troppo lunghe, i tentativi sbagliati, l'inizio e la fine), il testo in sovrimpressione con la promessa nei primi secondi e le parole chiave, le due inquadrature alternate, la musica dalla libreria con i diritti per i contenuti commerciali (bassa, sotto la voce, o assente nei video in cui si parla), la velocità per le parti lente della dimostrazione, e l'esportazione nella qualità più alta. Ciò che non serve: le transizioni, i filtri sul volto (che il pubblico riconosce e che nella prova d'uso sono un inganno), gli effetti.

I sottotitoli

La maggioranza dei video sui social viene guardata senza audio (in ufficio, sui mezzi, in fila): il video senza sottotitoli parla a nessuno per metà del pubblico. I sottotitoli automatici delle app (che vanno riletti e corretti, perché sbagliano i nomi dei prodotti) o il testo in sovrimpressione con le frasi chiave; grandi, leggibili da telefono, nella parte bassa ma sopra i bottoni dell'interfaccia (che coprono il fondo del video); e i sottotitoli sono anche l'accessibilità per chi non sente.

La routine da un pomeriggio

Tre ore, una volta a settimana, per i video di sette giorni. La preparazione (trenta minuti): la scaletta dei cinque video con i tre punti ciascuno, i prodotti pronti, la luce controllata, i vestiti (cambiati tra i video, se si vuole far sembrare i giorni diversi). La registrazione (novanta minuti): i cinque video in sequenza, con le riprese multiple, il volto e le mani, la stessa impostazione della telecamera. Il montaggio (sessanta minuti): un video alla volta, i tagli, il testo, i sottotitoli, l'esportazione; i video salvati e programmati per la pubblicazione (le piattaforme permettono di programmare).

Le regole

I diritti. La musica dalle librerie commerciali delle piattaforme (la musica popolare disponibile per gli account personali non è utilizzabile per i contenuti che promuovono un prodotto), le immagini e i video di altri con i diritti o mai, i materiali dell'azienda come consentito.

La privacy. Le persone riprese con il consenso (i clienti, gli ospiti, i passanti riconoscibili), i bambini con il consenso di chi ne risponde e con misura, la casa senza dettagli che identificano (l'indirizzo, la targa, i documenti sul tavolo).

La trasparenza nel video. La dichiarazione del rapporto commerciale a voce e nel testo in sovrimpressione all'inizio ("vendo questo prodotto come incaricata di [azienda]", "#pubblicità"), l'etichetta della piattaforma per i contenuti commerciali, i codici e i link dichiarati: le regole AGCOM per i creatori valgono per ogni video che promuove.

Le affermazioni. Il video mostra ciò che il prodotto fa, con i limiti; nessuna cura, nessun risultato garantito, nessun prima e dopo costruito con la luce o il filtro.

Gli errori

Il controluce. La luce gialla mista al giorno. La cucina con l'eco. Il telefono in mano. La telecamera dal basso. L'orizzontale per i formati verticali. Il "ciao a tutti" nei primi tre secondi. Il testo letto. Il video di tre minuti che doveva durare uno. Lo sguardo al proprio volto. Il filtro sulla pelle nella prova d'uso. La musica alta sotto la voce, o senza diritti. Nessun sottotitolo. La lente sporca. Il prodotto sfocato perché il fuoco è sul volto. La dichiarazione assente. E rimandare il primo video finché non si ha l'attrezzatura giusta: l'attrezzatura giusta è il telefono, la finestra e un treppiede da quindici euro.

In sintesi

Lo smartphone basta per tutti i video del social selling: il pubblico nota la luce, l'audio e la stabilità, e non nota la risoluzione, il modello del telefono e gli effetti. La luce è la finestra davanti al volto (mai dietro, mai il sole diretto) o un pannello a led da venti-cinquanta euro; l'audio è una stanza piccola con tessuti, il telefono entro un metro e un microfono a clip da quindici-trenta euro; la stabilità e l'inquadratura sono il treppiede da dieci-venti euro all'altezza degli occhi, il verticale con il volto nel terzo centrale, lo sfondo ordinato e la fotocamera posteriore con l'esposizione e il fuoco bloccati. Il parlato parte dal problema dello spettatore nei primi tre secondi senza saluti, segue tre punti e non un testo letto, va lento con le pause, guarda la lente e si registra tre volte; la dimostrazione si riprende con il telefono sul prodotto, le mani ferme, il prima e dopo nello stesso punto con la stessa luce e la voce fuori campo.

Il montaggio nelle app gratuite fa i tagli, il testo, le due inquadrature e la musica con i diritti, senza transizioni né filtri sul volto (che nella prova d'uso sono un inganno); i sottotitoli sono obbligatori perché la maggioranza guarda senza audio; la routine da tre ore a settimana produce i cinque video di sette giorni. Le regole sono i diritti sulla musica e sui materiali, il consenso per le persone riprese, la dichiarazione del rapporto commerciale a voce e nel testo all'inizio e le affermazioni entro i limiti; gli errori sono il controluce, l'eco, il telefono in mano, il saluto iniziale, il testo letto, il filtro, i sottotitoli mancanti e il rimandare il primo video in attesa dell'attrezzatura, che è il telefono, la finestra e un treppiede.

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