BTP e titoli di Stato: guida per chi parte da zero

Comprare un titolo di Stato significa prestare denaro alla Repubblica Italiana: lo Stato usa quel denaro, paga un interesse e alla scadenza restituisce il capitale. È l'investimento più antico e più diffuso tra i risparmiatori italiani, e negli ultimi anni è tornato al centro dell'attenzione con le emissioni dedicate alle famiglie. È anche uno strumento che molti comprano senza aver capito una cosa essenziale: il prezzo di un titolo di Stato si muove, e chi vende prima della scadenza può guadagnare o perdere.

Questa guida parte da zero: cosa sono i titoli di Stato e quali tipi esistono, come funzionano prezzo, cedola e rendimento, come si tassano (con il vantaggio del 12,5%), come si comprano in asta e sul mercato, quali sono i rischi reali, come si costruisce una scala di scadenze, e quando hanno senso in un portafoglio. Non contiene consigli su quale titolo comprare: contiene il funzionamento.

Cosa sono e quali tipi esistono

Lo Stato italiano finanzia il proprio debito emettendo titoli attraverso il Ministero dell'Economia e la Banca d'Italia, e chi li compra diventa creditore dello Stato. I titoli si distinguono per durata e per il modo in cui pagano.

BOT (Buoni Ordinari del Tesoro). Durata di tre, sei o dodici mesi. Non pagano cedole: si comprano a un prezzo inferiore a 100 e vengono rimborsati a 100, e la differenza è l'interesse. Sono il parcheggio a breve termine.

BTP (Buoni del Tesoro Poliennali). Durata da due a cinquanta anni. Pagano una cedola fissa ogni sei mesi e rimborsano il capitale a scadenza. Sono il titolo di Stato per eccellenza.

BTP€i e BTP Italia. BTP indicizzati all'inflazione: il primo a quella europea, il secondo a quella italiana, con cedole e capitale che si adeguano ai prezzi. Proteggono il potere d'acquisto. Il BTP Italia è pensato per i risparmiatori, con cedole semestrali e un premio a chi lo tiene fino a scadenza.

BTP Valore. Emissioni dedicate ai piccoli risparmiatori, con cedole crescenti nel tempo e un premio finale di fedeltà per chi lo tiene dall'emissione alla scadenza. Si comprano solo nei giorni di collocamento.

CCTeu. Titoli a tasso variabile, con cedole legate ai tassi di mercato europei. Seguono i tassi invece di fissarli.

Esistono anche i titoli di altri Stati, europei e non, con rating, rendimenti e rischi propri, e i titoli di enti sovranazionali.

Prezzo, cedola e rendimento

È la parte da capire prima di comprare, perché confondere cedola e rendimento è l'errore più comune.

La cedola è l'interesse fisso che il titolo paga, espresso in percentuale del valore nominale (100). Un BTP con cedola del 3% paga 3 euro l'anno per ogni 100 di nominale, in due rate semestrali da 1,50. La cedola non cambia mai.

Il prezzo è quanto si paga per comprare 100 di nominale, e si muove ogni giorno sul mercato. Se il prezzo è 100 si dice "alla pari"; sotto 100 "sotto la pari"; sopra 100 "sopra la pari". Alla scadenza il titolo rimborsa sempre 100, qualunque sia stato il prezzo di acquisto.

Il rendimento è ciò che si guadagna davvero tenendo il titolo fino a scadenza, e dipende da cedola, prezzo pagato e tempo residuo. Chi compra a 95 un BTP con cedola del 3% che scade tra cinque anni incassa le cedole e in più guadagna 5 punti di capitale a scadenza: il rendimento è superiore al 3%. Chi lo compra a 105 incassa le cedole ma perde 5 punti a scadenza: il rendimento è inferiore al 3%.

Perché il prezzo si muove. I prezzi dei titoli a tasso fisso si muovono al contrario dei tassi di mercato. Se i tassi salgono, i nuovi titoli pagano cedole più alte, e quelli vecchi con cedole basse valgono meno: il loro prezzo scende. Se i tassi scendono, i titoli vecchi con cedole più alte valgono di più: il prezzo sale. Più lunga è la scadenza, più il prezzo si muove per la stessa variazione dei tassi: un BTP a trent'anni può perdere il 20% o più del prezzo in un anno di rialzo dei tassi, e recuperarlo solo a scadenza. È il motivo per cui "i titoli di Stato sono sicuri" è vero per chi li tiene fino alla fine e falso per chi deve venderli prima.

La tassazione

Gli interessi dei titoli di Stato italiani, sia le cedole sia la differenza tra prezzo di acquisto e rimborso, sono tassati al 12,5%, contro il 26% di quasi tutti gli altri strumenti finanziari. Lo stesso vale per i titoli di altri Stati e di enti sovranazionali inclusi in un elenco ufficiale.

Con un intermediario italiano in regime amministrato la tassa viene calcolata e trattenuta automaticamente, senza nulla da dichiarare. Le plusvalenze realizzate vendendo prima della scadenza a un prezzo più alto di quello di acquisto sono anch'esse tassate al 12,5%, e le minusvalenze (vendite in perdita) generano un credito che compensa altre plusvalenze per quattro anni.

Due vantaggi aggiuntivi: i titoli di Stato sono esenti dall'imposta di successione, e dal 2025 sono esclusi dal patrimonio mobiliare ai fini ISEE fino a 50.000 euro complessivi insieme ai buoni postali. Sul deposito titoli si applica l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore.

Un esempio: un BTP con rendimento lordo del 3,5% rende il 3,06% netto; una obbligazione societaria con lo stesso rendimento lordo rende il 2,59%; un conto deposito il 2,59% meno il bollo. La differenza di tassazione vale quasi mezzo punto l'anno, che su dieci anni e decine di migliaia di euro è denaro concreto.

Come si comprano

Servono un conto corrente e un deposito titoli presso una banca o un broker autorizzato. Il taglio minimo è di 1.000 euro di nominale.

In asta. I titoli nuovi si emettono con aste periodiche (i BOT ogni mese, i BTP secondo il calendario del Tesoro). Il risparmiatore prenota tramite la banca entro il giorno prima dell'asta, senza commissioni per legge sui BOT e con commissioni nulle o minime sugli altri, e riceve i titoli al prezzo risultante dall'asta. Le emissioni dedicate ai risparmiatori (BTP Valore, BTP Italia) si comprano nei giorni di collocamento con la stessa procedura, senza commissioni.

Sul mercato secondario. I titoli già emessi si comprano e vendono ogni giorno sul mercato obbligazionario di Borsa Italiana, al prezzo del momento, pagando le commissioni della propria banca o del broker (da pochi euro a qualche decina secondo l'intermediario e l'importo). È il modo per scegliere la scadenza esatta che serve, e per vendere prima della scadenza se necessario.

Un dettaglio del prezzo: quando si compra un titolo tra due date di cedola, si paga al venditore anche la quota di cedola maturata fino a quel giorno (il rateo), che si recupera alla cedola successiva.

I rischi reali

I titoli di Stato italiani sono considerati tra gli strumenti più sicuri disponibili a un risparmiatore italiano, e hanno rischi che vanno conosciuti.

Il rischio di prezzo. Chi vende prima della scadenza vende al prezzo di mercato, che può essere inferiore a quello di acquisto. Si azzera tenendo fino a scadenza; si riduce scegliendo scadenze coerenti con quando servono i soldi.

Il rischio emittente. L'Italia ha uno dei debiti pubblici più alti d'Europa, e i suoi titoli rendono più di quelli tedeschi proprio per questo. Il rischio di un mancato pagamento dello Stato italiano è considerato basso, ma non è zero, e si riflette nel rendimento più alto. Chi ha tutto il patrimonio in BTP concentra il rischio su un solo emittente: diversificare tra paesi e strumenti resta la regola.

Il rischio inflazione. Una cedola fissa del 3% con un'inflazione del 4% perde potere d'acquisto. I titoli indicizzati proteggono; quelli a tasso fisso no.

Il rischio di reinvestimento. Alla scadenza i soldi vanno reinvestiti ai tassi del momento, che possono essere più bassi.

Un rischio che non esiste: quello del fondo di garanzia. I titoli di Stato non hanno il limite dei 100.000 euro dei depositi bancari, perché il garante è lo Stato stesso.

La scala di scadenze

Il modo più diffuso per usare i titoli di Stato riducendo i rischi di prezzo e di reinvestimento è la scala (o ladder): si divide il capitale in parti uguali su scadenze diverse (per esempio uno, due, tre, quattro e cinque anni), e a ogni scadenza si reinveste il capitale sulla scadenza più lunga della scala.

I vantaggi: ogni anno una parte del capitale torna liquida, senza dover vendere nulla prima della scadenza; il reinvestimento avviene ai tassi correnti in modo graduale, senza indovinare il momento; il rendimento medio è quello delle scadenze medie senza il rischio di prezzo delle scadenze lunghe. È la struttura con cui molti risparmiatori prudenti costruiscono la parte obbligazionaria del portafoglio e la rendita periodica delle cedole.

Quando hanno senso

I titoli di Stato hanno senso per la parte prudente di un portafoglio: il denaro che deve conservarsi con un rendimento certo a una data definita. Per gli obiettivi a due-dieci anni con date note (l'anticipo per la casa, l'università dei figli, la pensione integrativa a una data) un titolo che scade poco prima dell'obiettivo blocca il rendimento ed elimina il rischio di prezzo. Per chi cerca una rendita periodica, le cedole semestrali di una scala di BTP sono tra le rendite più prevedibili e meglio tassate che esistano. Per il breve termine, i BOT e i BTP a pochi mesi competono con conti deposito e buoni postali con una tassazione più bassa.

Non hanno senso come unico strumento per il lungo periodo (venti-trent'anni), dove la componente azionaria diversificata ha storicamente reso molto di più, né per chi potrebbe aver bisogno dei soldi prima della scadenza su titoli lunghi, né come scommessa sui movimenti dei tassi, che nessuno prevede con affidabilità.

Gli errori dei principianti

  • Confondere cedola e rendimento, e comprare un titolo con cedola alta sopra la pari senza capire che si perde a scadenza.
  • Comprare scadenze lunghe per il rendimento più alto, con soldi che potrebbero servire tra due anni.
  • Vendere nei ribassi, trasformando un'oscillazione in una perdita che a scadenza non ci sarebbe stata.
  • Concentrare tutto su un emittente, anche il proprio Stato.
  • Ignorare il rateo e le commissioni sul mercato secondario per importi piccoli.
  • Trascurare le aste e i collocamenti, che sono gratuiti, per comprare sul mercato pagando commissioni.
  • Dimenticare il regime: con un intermediario estero si dichiara tutto da soli.

In sintesi

I titoli di Stato sono prestiti allo Stato con cedola fissa (BTP), a sconto (BOT), indicizzati all'inflazione (BTP€i, BTP Italia), a tasso variabile (CCTeu) o dedicati ai risparmiatori con premi di fedeltà (BTP Valore). La cedola non cambia, il prezzo si muove al contrario dei tassi e tanto più quanto più lunga è la scadenza, il rendimento dipende da entrambi e si realizza per intero solo tenendo fino a scadenza, quando il rimborso è sempre 100. Gli interessi sono tassati al 12,5% contro il 26% degli altri strumenti, sono esenti da successione e esclusi dall'ISEE fino a 50.000 euro con i buoni postali; si comprano in asta senza commissioni o sul mercato con commissioni basse, con un minimo di 1.000 euro.

I rischi reali sono il prezzo prima della scadenza, l'emittente, l'inflazione sui tassi fissi e il reinvestimento; la scala di scadenze li riduce e produce una rendita prevedibile. Hanno senso per la parte prudente del portafoglio e per gli obiettivi a data nota; non come unico strumento per trent'anni né come scommessa sui tassi. Chi li tiene fino alla fine ha lo strumento più sicuro che un risparmiatore italiano possa comprare; chi li vende nei ribassi ha scoperto che il prezzo si muove.

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