Buoni fruttiferi postali: rendimenti, tassazione e quando hanno senso
I buoni fruttiferi postali sono lo strumento di risparmio più familiare agli italiani: i nonni li compravano per i nipoti, i genitori li tengono in un cassetto, e per decenni sono stati il modo in cui le famiglie mettevano da parte senza rischi. Continuano a esistere, sono cambiati nelle forme e non nella sostanza, e restano lo strumento più semplice che si possa sottoscrivere: garantiti dallo Stato, senza costi, con una tassazione agevolata, rimborsabili quando si vuole.
Questo articolo spiega come funzionano, cosa li distingue dagli altri strumenti prudenti, come si tassano, quali tipologie esistono, come si leggono i rendimenti (che crescono con il tempo e si perdono se si esce troppo presto), e quando hanno senso rispetto a un conto deposito o a un titolo di Stato. Non contiene consigli su quale buono sottoscrivere: contiene il funzionamento.
Cosa sono
I buoni fruttiferi postali sono titoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti, una società controllata dallo Stato, e collocati da Poste Italiane negli uffici postali e online. Chi sottoscrive un buono presta denaro allo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti, e riceve alla scadenza (o al rimborso anticipato) il capitale più gli interessi maturati secondo una tabella fissata al momento della sottoscrizione.
Tre caratteristiche li distinguono da quasi tutto il resto.
La garanzia dello Stato. Il rimborso del capitale e degli interessi è garantito dallo Stato italiano, senza il limite dei 100.000 euro del fondo di garanzia bancario: è la stessa garanzia dei titoli di Stato, senza le oscillazioni di prezzo.
L'assenza di costi. Nessuna commissione di sottoscrizione, di gestione, di rimborso. L'unico costo è l'imposta di bollo, che si applica solo quando il valore complessivo dei buoni posseduti supera i 5.000 euro, nella misura dello 0,2% annuo.
Il rimborso in qualunque momento. Il capitale si può riavere quando si vuole, per intero, dal giorno dopo la sottoscrizione: non esistono vincoli non svincolabili né penali sul capitale. Ciò che si perde uscendo presto sono gli interessi, che maturano secondo scaglioni temporali definiti.
Come funzionano i rendimenti
I rendimenti dei buoni non sono un tasso annuo costante: sono una tabella. Ogni buono ha una durata massima (da pochi anni a venti) e una serie di scaglioni: gli interessi maturano e si consolidano al raggiungimento di ciascuno scaglione, e tra uno scaglione e l'altro non maturano. Il rendimento effettivo cresce con la durata del possesso, con i tassi più alti riconosciuti a chi tiene il buono fino alla scadenza.
La conseguenza pratica, che è il punto più importante da capire: chi rimborsa un buono prima del primo scaglione utile riceve il capitale e nessun interesse, o interessi minimi. Chi lo tiene fino alla scadenza riceve il rendimento pieno. La tabella dei rendimenti per periodo, disponibile al momento della sottoscrizione e nel foglio informativo, è ciò che va letto e conservato.
I rendimenti offerti cambiano con le emissioni, seguendo l'andamento dei tassi di mercato: i buoni sottoscritti in periodi di tassi alti conservano quelle condizioni per tutta la durata, quelli sottoscritti in periodi di tassi bassi anche. In genere i rendimenti dei buoni sono inferiori a quelli dei titoli di Stato di pari durata, e paragonabili o inferiori a quelli dei conti deposito vincolati, con il vantaggio della garanzia piena, della tassazione agevolata e della flessibilità del rimborso.
La tassazione
Gli interessi dei buoni fruttiferi postali sono tassati con una ritenuta del 12,5%, la stessa dei titoli di Stato e meno della metà del 26% che si applica a conti deposito, obbligazioni societarie, azioni e fondi. La ritenuta viene applicata da Poste al momento del rimborso, e non c'è nulla da dichiarare.
L'imposta di bollo dello 0,2% annuo si applica solo se il valore complessivo dei buoni intestati alla stessa persona supera i 5.000 euro; sotto quella soglia i buoni sono esenti. È un vantaggio rispetto ai conti deposito, dove il bollo si applica sempre.
I buoni sono inoltre esenti dall'imposta di successione: passano agli eredi senza imposta, il che spiega perché siano da sempre lo strumento con cui le famiglie risparmiano per le generazioni successive. E dal 2025 i buoni postali e i titoli di Stato fino a 50.000 euro complessivi sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare ai fini ISEE, con effetti su agevolazioni e bonus.
Un esempio: un buono che rende il 2,5% lordo annuo a scadenza rende il 2,19% netto; lo stesso rendimento lordo su un conto deposito rende l'1,85% netto, meno lo 0,2% di bollo.
Le tipologie
L'offerta cambia nel tempo, con emissioni che si aprono e si chiudono. Le famiglie di buoni disponibili con continuità:
Il buono ordinario. Durata fino a venti anni, rendimenti crescenti con il tempo, rimborsabile in qualunque momento. È il buono classico.
I buoni a scaglioni fissi (con durate come tre più due, tre più quattro, quattro anni), con rendimenti riconosciuti al raggiungimento di ciascun periodo e la scadenza finale.
I buoni dedicati ai minori, sottoscrivibili da genitori o parenti a favore di un minore, con rendimenti crescenti fino al diciottesimo anno e rimborsabili prima solo con autorizzazione del giudice tutelare: sono il regalo di battesimo che diventa un capitale alla maggiore età.
I buoni indicizzati all'inflazione, con un rendimento fisso più un adeguamento legato all'inflazione italiana, che proteggono il potere d'acquisto.
I buoni per obiettivi, con durate e condizioni legate a un evento o a un'età (per esempio per integrare il reddito in un'età definita).
I buoni con rinnovo, che alla scadenza si possono reinvestire con condizioni dedicate.
Ogni buono ha un foglio informativo con la tabella dei rendimenti per periodo, i limiti di sottoscrizione (minimo 50 euro e multipli), le condizioni di rimborso e la durata. È il documento da leggere, e si legge in cinque minuti.
Come si sottoscrivono e si rimborsano
I buoni si sottoscrivono in ufficio postale o online (dal sito e dall'app di Poste per chi ha un conto o un libretto postale), in forma dematerializzata, intestati a una o più persone (fino a quattro, con la possibilità di rimborso da parte di ciascuno). Il taglio minimo è di 50 euro. I buoni cartacei emessi in passato restano validi e si rimborsano in ufficio postale.
Il rimborso si chiede in qualunque momento, e il capitale con gli interessi maturati arriva sul conto o sul libretto collegato. Un dettaglio che vale una fortuna per molte famiglie: i buoni scaduti da oltre dieci anni si prescrivono e non sono più rimborsabili. I buoni dimenticati nei cassetti vanno cercati e rimborsati prima che la prescrizione li azzeri.
Quando hanno senso
I buoni fruttiferi postali sono lo strumento giusto in quattro situazioni.
Per chi vuole certezza assoluta e semplicità. Nessuna oscillazione, nessun costo, garanzia dello Stato senza limiti, un foglio informativo che si legge in cinque minuti. Per chi non vuole aprire un deposito titoli né imparare nulla, sono lo strumento prudente per definizione.
Per il risparmio a favore dei figli e dei nipoti. I buoni per minori e l'esenzione dalla successione li rendono lo strumento storico per i regali che diventano capitale.
Per una parte del fondo di emergenza o per spese a medio termine, grazie al rimborso in qualunque momento senza penali sul capitale, con l'avvertenza che uscire prima degli scaglioni costa gli interessi.
Per chi è vicino a una soglia ISEE, grazie all'esclusione dal patrimonio mobiliare fino a 50.000 euro insieme ai titoli di Stato.
Non hanno senso come strumento per far crescere il capitale nel lungo periodo: i rendimenti sono modesti, e su venti anni la differenza rispetto a un portafoglio diversificato è enorme. E non hanno senso per chi vuole il rendimento più alto possibile nel prudente: i titoli di Stato di pari durata, portati a scadenza, rendono di norma di più con la stessa garanzia e la stessa tassazione, in cambio di un deposito titoli e di prezzi che oscillano prima della scadenza.
Il confronto con le alternative
| Buoni postali | Conto deposito vincolato | BTP portato a scadenza | |
|---|---|---|---|
| Garanzia | Stato, senza limite | Fondo bancario fino a 100.000 € | Stato, senza limite |
| Tassazione interessi | 12,5% | 26% | 12,5% |
| Bollo | 0,2% solo sopra 5.000 € | 0,2% sempre (salvo promozioni) | 0,2% sul deposito titoli |
| Costi | Nessuno | Nessuno | Commissioni di acquisto (nulle in asta) |
| Uscita anticipata | Capitale sempre intero, interessi per scaglioni | Secondo il vincolo, a volte impossibile | Vendita a prezzo di mercato, con possibile perdita |
| Rendimento tipico | Il più basso dei tre | Intermedio | Il più alto dei tre |
| Successione | Esenti | Soggetti | Esenti |
| ISEE | Esclusi fino a 50.000 € (con i titoli di Stato) | Inclusi | Esclusi fino a 50.000 € (con i buoni) |
| Semplicità | Massima | Alta | Media |
La scelta, per chi cerca sicurezza a breve e medio termine, dipende da cosa si valuta di più: la semplicità e la flessibilità (buoni), il rendimento leggermente più alto con qualche vincolo (deposito), il rendimento più alto con la necessità di un deposito titoli e di tenere fino a scadenza (BTP). Molti portafogli prudenti contengono più di uno dei tre.
Gli errori
- Rimborsare prima dello scaglione, perdendo gli interessi di un periodo intero per pochi giorni di anticipo.
- Non leggere la tabella dei rendimenti, e scoprire che il rendimento pieno arriva solo a scadenza.
- Dimenticare i buoni nel cassetto oltre i dieci anni dalla scadenza, fino alla prescrizione.
- Usarli per il lungo periodo aspettandosi crescita, quando conservano e non fanno crescere.
- Confrontarli sul lordo con strumenti tassati al 26%: il confronto va fatto sul netto.
- Sottoscriverli senza conoscere le alternative con la stessa garanzia e rendimenti più alti.
In sintesi
I buoni fruttiferi postali sono titoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati da Poste, garantiti dallo Stato senza limiti, senza costi, tassati al 12,5% sugli interessi, con il bollo solo sopra 5.000 euro, esenti da successione, esclusi dall'ISEE fino a 50.000 euro insieme ai titoli di Stato, rimborsabili in qualunque momento con il capitale intero e gli interessi maturati per scaglioni. I rendimenti crescono con la durata del possesso e si perdono uscendo prima degli scaglioni: la tabella nel foglio informativo è il documento da leggere.
Hanno senso per chi vuole certezza e semplicità assolute, per il risparmio a favore dei minori, per una parte del fondo di emergenza e per chi è vicino a una soglia ISEE; non hanno senso per far crescere il capitale nel lungo periodo, e rendono di norma meno dei titoli di Stato di pari durata portati a scadenza. Sono il punto di partenza più tranquillo che esista, a patto di sapere che è un punto di partenza.