Conto deposito: come funziona, quanto rende e come confrontare le offerte

Il conto deposito è lo strumento con cui la maggior parte delle persone inizia a far rendere i propri risparmi, e per una buona ragione: è semplice, sicuro entro limiti chiari e non richiede alcuna competenza. Metti una somma, la lasci per un periodo, ricevi un interesse. Il suo limite è altrettanto chiaro: rende poco, e al netto di tasse, bollo e inflazione spesso rende zero. Capire cosa fa e cosa non fa evita di usarlo per ciò che non è fatto, e di lasciarsi attrarre da offerte che sembrano migliori di quanto sono.

Questo articolo spiega come funziona il conto deposito, quanto rende davvero dopo le tasse e il bollo con un esempio completo, come funziona la garanzia sui depositi, i sette criteri per confrontare le offerte, per cosa ha senso usarlo e per cosa no, e le trappole che si nascondono nelle promozioni. Non contiene consigli su quale conto scegliere: contiene il metodo per farlo.

Come funziona

Il conto deposito è un conto bancario destinato al risparmio, non alle operazioni quotidiane: non ha carte, non paga bollette, non riceve lo stipendio. Si alimenta con bonifici da un conto corrente di appoggio, e la banca riconosce sulle somme depositate un tasso di interesse più alto di quello del conto corrente, in cambio del fatto che quelle somme restano ferme.

Esistono due forme. Il deposito libero rende un tasso più basso e permette di prelevare in qualunque momento. Il deposito vincolato rende un tasso più alto in cambio dell'impegno a non toccare la somma per un periodo definito (da tre mesi a cinque anni); alcuni vincoli sono svincolabili prima della scadenza perdendo in tutto o in parte gli interessi, altri non lo sono affatto.

Gli interessi si calcolano sul capitale per il tempo del deposito e si accreditano a scadenza o periodicamente (ogni tre mesi, ogni anno), secondo il contratto. Il tasso è espresso come percentuale annua lorda: su un vincolo di sei mesi al 3% annuo si riceve la metà, l'1,5% del capitale.

Quanto rende davvero: l'esempio completo

Il tasso pubblicizzato è lordo, e tra il lordo e il netto ci sono due voci.

La tassazione degli interessi. Gli interessi dei conti deposito sono tassati con una ritenuta del 26%, applicata dalla banca al momento dell'accredito. Un 3% lordo è un 2,22% netto.

L'imposta di bollo. Sui conti deposito si applica l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul saldo, calcolata in proporzione ai giorni. Alcune banche la pagano al posto del cliente come condizione promozionale; altre la addebitano. Su 10.000 euro sono 20 euro l'anno, cioè lo 0,2% che va sottratto al rendimento netto.

Un esempio con un tasso ipotetico del 3% lordo su 10.000 euro vincolati per dodici mesi:

Voce Importo
Capitale 10.000 €
Interessi lordi (3%) 300 €
Ritenuta 26% −78 €
Interessi netti 222 €
Imposta di bollo 0,2% (se a carico del cliente) −20 €
Rendimento netto 202 €, cioè il 2,02%

Se la banca paga il bollo, il netto sale a 222 euro, il 2,22%. Con un'inflazione del 2%, il rendimento reale è tra zero e poco più: il conto deposito, in condizioni normali, conserva il potere d'acquisto del denaro, non lo fa crescere. È il suo ruolo, e va accettato per quello che è.

I tassi dei conti deposito seguono i tassi della Banca centrale europea: salgono quando la BCE alza, scendono quando abbassa, con qualche mese di ritardo. Il tasso di oggi non è quello dell'anno prossimo, e i vincoli lunghi bloccano un tasso che potrebbe rivelarsi buono o cattivo secondo la direzione dei tassi.

La garanzia sui depositi

I depositi presso banche italiane sono protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca: in caso di fallimento della banca, il fondo rimborsa entro quella cifra, capitale e interessi maturati. Le banche di credito cooperativo hanno un fondo analogo. Le banche di altri paesi dell'Unione europea che operano in Italia sono coperte dal fondo di garanzia del loro paese, con lo stesso limite di 100.000 euro ma con procedure e tempi del paese d'origine.

Tre conseguenze pratiche. Chi ha più di 100.000 euro da depositare li divide tra più banche, per restare sotto il limite in ciascuna. Chi deposita presso una banca estera tramite piattaforme di intermediazione verifica quale fondo copre e in quale valuta. E chi vede un tasso molto più alto della media si chiede perché: le banche che pagano molto di più delle altre lo fanno perché hanno bisogno di raccolta, e il rischio, pur coperto dal fondo entro il limite, esiste e si manifesta con tempi e disagi.

Una verifica indispensabile prima di aprire qualunque conto: che la banca sia iscritta all'albo della Banca d'Italia o autorizzata a operare in Italia. Esistono finte banche online che imitano i conti deposito per raccogliere denaro e sparire, e la Consob e la Banca d'Italia pubblicano gli avvisi.

I sette criteri per confrontare le offerte

  1. Il tasso netto effettivo, non quello lordo: si sottrae il 26% e si considera il bollo. Due offerte con lo stesso lordo differiscono se una paga il bollo e l'altra no.

  2. La durata del vincolo e la sua coerenza con il bisogno. Denaro che potrebbe servire tra sei mesi non si vincola per due anni. Il tasso più alto del vincolo lungo non vale il rischio di doverlo rompere.

  3. Le condizioni di svincolo anticipato. Possibile o no, con quale perdita (tutti gli interessi, una parte, nessuna), con quale preavviso. Un vincolo non svincolabile è un impegno vero.

  4. Il bollo: chi lo paga. Alcune banche lo pagano come condizione promozionale, e vale lo 0,2% l'anno.

  5. Le condizioni per ottenere il tasso. Le offerte migliori sono spesso riservate ai nuovi clienti, ai primi mesi, a chi accredita lo stipendio o mantiene un conto corrente a pagamento presso la stessa banca: il tasso di lancio scade e il tasso base è molto più basso. Si legge cosa succede dopo il periodo promozionale.

  6. I costi del conto di appoggio. Se il deposito richiede un conto corrente presso la stessa banca con un canone, il canone va sottratto al rendimento.

  7. La solidità della banca e la copertura del fondo. Iscrizione all'albo, fondo di garanzia italiano o estero, notizie recenti sulla banca. Un tasso molto sopra la media è un'informazione, non un regalo.

Per cosa ha senso, e per cosa no

Il conto deposito è lo strumento giusto per il denaro che deve restare sicuro e disponibile in un orizzonte breve.

Il fondo di emergenza, in tutto o in parte, su un deposito libero o su vincoli brevi svincolabili: rende qualcosa senza rischio e resta raggiungibile.

Le spese programmate a uno o tre anni: la macchina, l'anticipo per la casa, un viaggio, una ristrutturazione. Un vincolo che scade poco prima della spesa, con il tasso bloccato.

La liquidità in attesa di investimento, per chi sta costruendo un piano e non vuole lasciare il denaro sul conto corrente a zero.

Non è lo strumento per far crescere il capitale nel lungo periodo: al netto di tasse, bollo e inflazione il rendimento reale è vicino a zero, e su dieci o vent'anni la differenza rispetto a un portafoglio diversificato è enorme. Non è lo strumento per chi cerca una rendita: il 2% netto su 100.000 euro sono 170 euro al mese. E non è un investimento, nel senso di uno strumento che accetta oscillazioni in cambio di rendimento: è un parcheggio sicuro e remunerato.

Le alternative da confrontare

Per lo stesso bisogno (denaro sicuro a breve termine) esistono strumenti da mettere a confronto sul rendimento netto. I BOT e i BTP a breve scadenza sono titoli di Stato tassati al 12,5% invece del 26%, comprabili in asta senza commissioni o sul mercato con commissioni basse, con il capitale garantito a scadenza dallo Stato e non da un fondo con limite: a parità di rendimento lordo battono il conto deposito per la tassazione più bassa, e non hanno il bollo dello 0,2% se detenuti in un deposito titoli sotto le soglie previste (ma il deposito titoli ha il suo bollo). I buoni fruttiferi postali sono garantiti dallo Stato, tassati al 12,5%, senza costi, rimborsabili in qualunque momento con gli interessi maturati secondo i periodi previsti, con rendimenti spesso inferiori ai depositi vincolati. I fondi monetari investono in strumenti a brevissimo termine con rendimenti vicini ai tassi di mercato, tassati al 26%, senza vincolo ma con oscillazioni minime e costi propri.

La scelta dipende dal rendimento netto del momento, dalla durata e dalla semplicità: il conto deposito vince spesso per semplicità, i titoli di Stato per tassazione, i buoni postali per garanzia e flessibilità.

Le trappole

Il tasso di lancio. Il 4% dei primi tre mesi che diventa l'1% dopo, con il denaro vincolato oltre la promozione.

Il vincolo che non si rompe. Scoprire che i soldi servono e che il vincolo non è svincolabile, o che lo è perdendo tutti gli interessi.

Il bollo dimenticato, che su piccoli importi e brevi durate azzera il rendimento.

Il conto corrente obbligatorio a canone, che costa più degli interessi.

La finta banca. Siti che imitano i conti deposito con tassi fuori mercato, senza iscrizione all'albo: si verifica sempre prima di bonificare.

Il deposito unico sopra i 100.000 euro presso una banca, oltre la garanzia.

Confondere il conto deposito con un investimento, e lasciarci per vent'anni denaro che avrebbe potuto crescere.

In sintesi

Il conto deposito è un conto destinato al risparmio, libero o vincolato, che rende un interesse lordo tassato al 26% e soggetto all'imposta di bollo dello 0,2% l'anno: su 10.000 euro al 3% lordo per un anno restano 202 euro, il 2,02%, che con un'inflazione del 2% conserva il potere d'acquisto senza farlo crescere. I depositi sono garantiti fino a 100.000 euro per depositante e per banca dal fondo italiano o da quello del paese della banca, e le offerte si confrontano su sette criteri: tasso netto effettivo, durata, svincolo, bollo, condizioni promozionali, costi del conto di appoggio, solidità della banca.

Ha senso per il fondo di emergenza, per le spese programmate a uno-tre anni e per la liquidità in attesa; non ha senso per far crescere il capitale nel lungo periodo né come rendita. I titoli di Stato a breve, i buoni postali e i fondi monetari sono le alternative da confrontare sul netto. E prima di aprire qualunque conto, la verifica che vale più del tasso: la banca esiste, è autorizzata, ed è coperta da un fondo di garanzia.

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