Affiliate marketing vs dropshipping: costi, rischi e margini a confronto
Affiliate marketing e dropshipping vengono proposti insieme, negli stessi video e negli stessi corsi, come i due modi di "vendere online senza magazzino", e chi li confonde sceglie male. Nell'affiliazione si consiglia il prodotto di un venditore e si riceve una commissione se qualcuno compra da lui; nel dropshipping si è il venditore (con un negozio, dei prezzi, dei clienti e le responsabilità legali della vendita) e si fa spedire la merce da un fornitore che non si vede. Il primo è un'attività editoriale con un modello di pagamento a risultato; il secondo è un e-commerce con la logistica delegata. Hanno costi, margini, rischi, regole e competenze diversi, e questo articolo li confronta su dieci dimensioni con il conto su mille visitatori.
Si spiegano cosa si fa nei due modelli, il capitale iniziale e i costi fissi, i margini (la commissione contro il margine lordo meno i costi variabili), il conto su mille visitatori, i rischi (economici, legali, reputazionali), le responsabilità verso il cliente (il recesso, la garanzia, i resi, la sicurezza dei prodotti, la dogana), il fisco e gli adempimenti, i tempi e la scalabilità, e per chi è adatto ciascuno (la competenza chiave è nei contenuti e nella SEO per l'affiliato, nella pubblicità a pagamento e nell'e-commerce per il dropshipper); la combinazione che funziona è il sito di affiliazione maturo che aggiunge prodotti propri con il traffico organico, dopo anni.
Cosa si fa
Affiliate marketing. Si produce un contenuto (una recensione, un confronto, un video, una newsletter) che porta il lettore al negozio del venditore con un link tracciato; il venditore vende, spedisce, gestisce resi e assistenza, e paga all'affiliato una commissione sulle vendite confermate. L'affiliato non ha clienti, non incassa dal consumatore, non è parte del contratto di vendita.
Dropshipping. Si apre un negozio online proprio, si scelgono i prodotti dal catalogo di un fornitore (spesso estero), si fissano i prezzi, si porta traffico (quasi sempre con la pubblicità a pagamento), si incassa dal cliente e si ordina al fornitore, che spedisce direttamente al cliente. Il negoziante è il venditore a tutti gli effetti: il contratto è tra lui e il consumatore, con tutte le responsabilità. Il cluster sulla vendita online di questo sito ha un articolo dedicato che spiega perché la maggior parte perde denaro.
Il capitale iniziale e i costi fissi
| Affiliate marketing | Dropshipping | |
|---|---|---|
| Avvio | Dominio e hosting (50–150 €/anno), strumenti (0–300 €/anno), prodotti da recensire (variabile) | Piattaforma e-commerce (30–100 €/mese), tema e app (0–500 €), dominio, campioni dei prodotti, partita IVA obbligatoria dal primo giorno, eventuale registrazione del marchio |
| Costi fissi mensili | Quasi nulli | Piattaforma, app, strumenti (50–200 €), il commercialista con l'IVA (più caro dell'affiliato) |
| Costi variabili | Nessuno per vendita | Il costo del prodotto, la spedizione, le commissioni di pagamento, i resi, e soprattutto la pubblicità (il costo per acquisizione del cliente) |
| Capitale a rischio | Il tempo, qualche centinaio di euro | Il budget pubblicitario (spesso 500–3.000 euro nei primi mesi), i resi e i rimborsi, le scorte se il fornitore le richiede |
I margini
Affiliate marketing. La commissione è il margine, e non ha costi variabili: il 3–8% sui prodotti fisici, il 20–50% sui digitali, tutto netto (prima delle tasse). Cento euro di vendite generate rendono da 3 a 50 euro, senza costi collegati a quella vendita.
Dropshipping. Il margine lordo (il prezzo di vendita meno il costo del prodotto e della spedizione) è alto sulla carta (il 40–70% del prezzo su prodotti comprati a poco dai fornitori esteri) e si consuma nei costi variabili: la pubblicità (che nel dropshipping rappresenta spesso il 30–50% del prezzo di vendita), le commissioni di pagamento (2–3%), i resi e i rimborsi (5–20% secondo la categoria), le controversie, i costi della piattaforma. Il margine netto tipico di un negozio in dropshipping che funziona sta tra il 5% e il 15% del fatturato; quello della maggioranza dei negozi nei primi mesi è negativo, perché la pubblicità costa più di ciò che vende.
Il conto su mille visitatori
Affiliato, pagina commerciale, prodotto da 60 euro con il 5%: il 10% clicca (100), il 3% compra (3), 180 euro di vendite, 9 euro di commissione, zero costi variabili, tempo per il contenuto già speso.
Dropshipper, mille visitatori portati con la pubblicità a 0,60 euro per clic (600 euro di spesa), prodotto venduto a 40 euro comprato a 12 più 4 di spedizione, conversione del 2% (20 ordini): 800 euro di fatturato, 320 di costo prodotto e spedizione, 24 di commissioni di pagamento, 80 di resi e rimborsi (10%), 600 di pubblicità: −224 euro. Con la conversione al 3% e il costo per clic a 0,40 euro: 1.200 di fatturato, 480 di costi prodotto, 36 di pagamento, 120 di resi, 400 di pubblicità: +164 euro. Il dropshipping passa dalla perdita al profitto con piccole variazioni della conversione e del costo pubblicitario, che il negoziante non controlla del tutto; l'affiliato guadagna poco per visitatore ma non può perdere denaro su una vendita.
I rischi
Economici. L'affiliato rischia il tempo e la dipendenza dai programmi (le commissioni tagliate, i programmi chiusi); il dropshipper rischia denaro (la pubblicità che non converte, i rimborsi, le controversie, il fornitore che alza i prezzi o sparisce) e ha costi fissi che corrono.
Legali. L'affiliato risponde della trasparenza e della correttezza dei propri contenuti; il dropshipper risponde come venditore di tutto ciò che vende: la conformità dei prodotti (i marchi, la sicurezza, le certificazioni europee, l'etichettatura), il recesso, la garanzia, le informazioni precontrattuali, la privacy dei clienti, l'IVA sulle vendite e all'importazione, le dogane. I prodotti contraffatti o non conformi dai fornitori esteri sono il rischio legale più grave, e ricade sul negoziante.
Reputazionali. L'affiliato che consiglia male perde lettori; il dropshipper che spedisce prodotti scadenti in tre settimane dall'Asia riceve recensioni negative, controversie con i circuiti di pagamento e la chiusura degli account pubblicitari.
Le responsabilità verso il cliente
Il dropshipper è il venditore e deve: informare correttamente prima dell'acquisto (i tempi di consegna reali, spesso lunghi, vanno detti), garantire il recesso di quattordici giorni con il rimborso (e organizzare i resi, che con i fornitori esteri sono il problema pratico maggiore), rispondere della garanzia legale di conformità per due anni, emettere i documenti di vendita, gestire i reclami, rispettare la privacy dei clienti, e assicurarsi che i prodotti siano conformi alle norme europee (la marcatura, le schede, i divieti): il negoziante che vende un prodotto non conforme ne risponde anche se non lo ha mai toccato. L'affiliato non ha nessuna di queste responsabilità, perché non vende: ha quella, diversa e più leggera, di consigliare con onestà e di dichiarare l'interesse.
Il fisco e gli adempimenti
Affiliato. Redditi diversi se occasionale; partita IVA in forfettario quando abituale (il 78% o il 67% secondo il codice), gestione separata o commercianti secondo l'organizzazione, fatture ai network senza IVA; adempimenti contenuti.
Dropshipper. Partita IVA dal primo giorno (è commercio), iscrizione al registro delle imprese e alla gestione commercianti INPS (contributi fissi di circa 4.700 euro l'anno, riducibili del 35% nel forfettario), la SCIA per il commercio elettronico, il forfettario possibile (coefficiente del 40% per il commercio) ma spesso sconveniente per i costi reali alti (la pubblicità non si deduce), l'IVA sulle vendite ai consumatori italiani ed europei (con le regole dello sportello unico per le vendite in altri paesi), l'IVA e i dazi all'importazione per la merce da paesi terzi (che spesso il cliente si trova a pagare alla consegna, se il negoziante non ha organizzato il regime giusto), i registri, il commercialista con competenze di e-commerce. Gli adempimenti del dropshipping sono quelli di un'impresa commerciale, e chi li ignora accumula sanzioni in fretta.
I tempi e la scalabilità
Affiliato. Il primo euro in settimane, il reddito significativo in uno-due anni (la SEO e il pubblico), la crescita per accumulo (i contenuti restano), la scalabilità legata al traffico (che si costruisce lentamente) e ai programmi.
Dropshipper. Il primo ordine in giorni (la pubblicità porta traffico subito), il profitto incerto dal primo giorno (dipende dalla conversione e dal costo per clic), la crescita per budget (più pubblicità, più ordini, con il margine che decide se conviene), nessun accumulo (il traffico si ferma quando si ferma la spesa), la scalabilità rapida quando un prodotto funziona e la caduta rapida quando i concorrenti lo copiano e il costo pubblicitario sale.
La tabella di sintesi
| Dimensione | Affiliate marketing | Dropshipping |
|---|---|---|
| Ruolo | Consiglia; non vende | Vende; delega la spedizione |
| Capitale | Quasi nullo | 1.000–5.000 € nei primi mesi tra piattaforma e pubblicità |
| Costi fissi | Quasi nulli | 50–200 €/mese più commercialista e INPS fissa |
| Margine | Commissione netta 3–50% delle vendite generate | Netto 5–15% del fatturato se funziona, negativo se no |
| Rischio in denaro | Basso | Alto |
| Responsabilità legali | Trasparenza dei contenuti | Tutte quelle del venditore (recesso, garanzia, conformità, IVA, dogane) |
| Fisco | Redditi diversi o forfettario leggero | Impresa commerciale dal primo giorno |
| Primo euro | Settimane | Giorni |
| Reddito significativo | 1–2 anni | Incerto; dipende da pubblicità e prodotto |
| Accumulo | Sì (i contenuti restano) | No (il traffico è comprato) |
| Competenza chiave | Contenuti e SEO | Pubblicità a pagamento ed e-commerce |
Per chi è adatto
L'affiliazione per chi ha tempo e competenze di contenuto e non ha capitale da rischiare, per chi vuole costruire un asset che si accumula, per chi non vuole le responsabilità del venditore, e per chi accetta il primo anno a basso rendimento.
Il dropshipping per chi ha competenze di e-commerce e di pubblicità a pagamento (o il budget per impararle), un capitale da rischiare, la disponibilità a fare il venditore con tutte le responsabilità (il servizio clienti, i resi, la conformità, l'IVA) e la consapevolezza che la maggior parte dei negozi non arriva al profitto. Il cluster sulla vendita online lo dice con i numeri: il dropshipping funziona per una minoranza con competenze e prodotti differenziati, e per chi cerca "vendere online senza rischi" è la scelta sbagliata, perché i rischi ci sono tutti.
Nessuno dei due per chi cerca il reddito passivo: entrambi sono lavoro, di tipo diverso.
In sintesi
Affiliate marketing e dropshipping condividono l'assenza di magazzino e nulla altro: l'affiliato consiglia e non vende, il dropshipper è il venditore con la spedizione delegata. L'affiliazione ha capitale quasi nullo, costi fissi quasi nulli, la commissione come margine netto (3–50% delle vendite generate), rischio basso in denaro e alto in tempo, responsabilità limitate alla trasparenza, fisco leggero, il primo euro in settimane e il reddito significativo in uno-due anni con l'accumulo dei contenuti; il dropshipping richiede 1.000–5.000 euro nei primi mesi tra piattaforma e pubblicità, costi fissi, la partita IVA e la gestione commercianti dal primo giorno, tutte le responsabilità del venditore (recesso, garanzia, conformità dei prodotti, IVA e dogane), la competenza nella pubblicità a pagamento, e ha un margine netto del 5–15% quando funziona e negativo quando no, con il primo ordine in giorni e nessun accumulo. Su mille visitatori l'affiliato guadagna circa 9 euro senza poter perdere; il dropshipper oscilla tra −224 e +164 euro secondo conversione e costo per clic.
L'affiliazione è adatta a chi ha tempo e competenze di contenuto senza capitale e vuole un asset che si accumula; il dropshipping a chi ha competenze di e-commerce e pubblicità, capitale da rischiare e la disponibilità a fare il venditore, sapendo che la maggioranza dei negozi non arriva al profitto; nessuno dei due è passivo. La combinazione che funziona è il sito di affiliazione maturo che aggiunge prodotti propri con il traffico organico, dopo anni.