Affiliazioni su TikTok e Instagram: shop, link in bio e regole delle piattaforme
TikTok e Instagram sono le piattaforme in cui il prodotto si mostra meglio e il link si clicca peggio: i video e le storie fanno desiderare, ma i link nelle didascalie non sono cliccabili, la bio ne ospita uno (o una pagina di link), le storie li permettono con requisiti, e la conversione passa spesso da un codice sconto o da uno shop integrato con regole proprie. Chi fa affiliazione qui lavora su due cose insieme: contenuti che fanno chiedere e percorsi che portano al link con pochi passaggi, dentro le regole delle piattaforme, dei programmi e della legge. Questo articolo spiega dove stanno i link, come funziona lo shop di TikTok, come si usano i codici, quali formati convertono e cosa è vietato.
Si spiegano dove stanno i link su ciascuna piattaforma (la bio, le storie, i messaggi, le pagine di link, la descrizione dei video), lo shop di TikTok e il suo programma di affiliazione (come funziona, le commissioni, i requisiti, cosa cambia rispetto ai programmi esterni), i codici sconto come sostituto del link, i formati che convertono su ciascuna piattaforma, le regole delle piattaforme (l'etichetta dei contenuti brandizzati, lo spam, i comportamenti automatizzati), le regole dei programmi (Amazon e i social, i network, i requisiti di pubblico), la trasparenza secondo le regole italiane, i numeri realistici e gli errori.
Dove stanno i link
Instagram. Il link nella biografia (uno, o più con una pagina di link), cliccabile; l'adesivo link nelle storie, cliccabile e disponibile a tutti gli account; i messaggi (il link inviato a chi chiede, cliccabile); le didascalie dei post e dei reel, dove i link non sono cliccabili e si scrive "link in bio" o "link nelle storie".
TikTok. Il link nella biografia, che si sblocca con un account business o con un numero minimo di follower (nell'ordine del migliaio) secondo le regole in vigore; le descrizioni dei video, dove i link non sono cliccabili; i messaggi con limiti; e lo shop integrato dove attivo, con i prodotti taggati nei video e nelle dirette (vedi sotto). La conversione passa dalla bio, dai codici e dallo shop.
Le pagine di link. Gli strumenti che creano una pagina con più destinazioni per la bio, con piano gratuito: utili se permettono il testo (il motivo per ciascun prodotto) e la dichiarazione, meglio se sostituiti dalla pagina di raccolta sul proprio sito (l'articolo del cluster sulle landing page la descrive).
Lo shop di TikTok e il suo programma
TikTok ha integrato in molti mercati uno shop in cui i venditori pubblicano i prodotti e i creatori li taggano nei video e nelle dirette, con un programma di affiliazione interno: il creatore sceglie i prodotti dal catalogo dello shop, li mostra nei propri contenuti con il tag, e riceve una commissione fissata dal venditore per ogni acquisto completato attraverso il tag, tracciata dalla piattaforma senza cookie esterni. I requisiti per il programma dei creatori (un numero minimo di follower, la maggiore età, un account in regola) e le commissioni (fissate dai venditori, dal 5% al 20% e oltre secondo il prodotto) variano per mercato e cambiano; la disponibilità dello shop in Italia e le sue condizioni vanno verificate nell'app al momento.
Cosa cambia rispetto ai programmi esterni: il tracciamento è interno e non dipende dal cookie (il vantaggio maggiore), l'acquisto avviene dentro l'app (la conversione è più alta perché senza uscire), i prodotti sono solo quelli dei venditori dello shop (spesso di fascia bassa e impulsiva), i pagamenti seguono le regole della piattaforma, e la trasparenza è gestita in parte dall'etichetta automatica del prodotto taggato, che non sostituisce la dichiarazione a voce e nel testo secondo le regole italiane.
I codici sconto come sostituto del link
Dove il link non si clicca, il codice personale attribuisce la vendita: lo spettatore lo inserisce all'acquisto e il programma paga la commissione a prescindere dal cookie. I codici funzionano se sono forniti dal programma per l'affiliato (i codici presi altrove sono una violazione), se danno uno sconto reale allo spettatore (che ha una ragione per usarli), se sono brevi e memorabili, e se vengono detti e scritti nel video con la dichiarazione ("codice X per il 10%: è un codice affiliato, ricevo una commissione"). Le FAQ dell'AGCOM per i creatori dicono che il codice sconto è comunicazione commerciale da dichiarare come tale, senza soglie.
I formati che convertono
Su Instagram. Le storie con il prodotto in uso e l'adesivo link (con la scadenza delle 24 ore che spinge a decidere); i reel che mostrano il prodotto e rimandano alle storie o alla bio; i caroselli con il confronto in tre slide; i post in evidenza per categoria; le dirette di prova con le domande. Il pubblico compra moda, bellezza, casa, viaggi, fitness, prodotti per bambini.
Su TikTok. I video brevi di prova ("l'ho usato per un mese"), i "prodotti che uso" per categoria, i confronti rapidi, gli unboxing con l'uso, e le dirette con i prodotti taggati dello shop (il formato con la conversione più alta dove lo shop è attivo). Il pubblico compra prodotti a basso prezzo e alta impulsività (gadget, bellezza, casa, libri, cucina), con volumi che nessun altro canale dà quando un video funziona.
Su entrambe: la prova d'uso vera, i difetti detti, il "per chi no", la trasparenza dal primo secondo, la sobrietà (tre-cinque contenuti a settimana e le risposte ai messaggi), e il rimando alla lista per chi vuole gli approfondimenti.
Le regole delle piattaforme
L'etichetta dei contenuti commerciali. Instagram e TikTok hanno lo strumento per segnalare i contenuti brandizzati e commerciali (l'etichetta "contenuto brandizzato" o "promozione a pagamento"), che mostra un'indicazione allo spettatore; va usato per i contenuti con sponsorizzazioni e, secondo le indicazioni delle piattaforme e delle autorità italiane, per quelli con link di affiliazione e codici, insieme alla dichiarazione testuale.
Lo spam. I messaggi non richiesti con link, i commenti copiati sotto i post altrui, i comportamenti automatizzati (i bot che seguono, commentano, inviano), l'acquisto di follower: vietati, con la riduzione della visibilità e la chiusura degli account.
I contenuti ingannevoli. I prezzi falsi, le affermazioni non consentite sui prodotti (salute, risultati), i prima/dopo costruiti, i concorsi legati ai link: vietati dalle piattaforme e dalla legge.
I link. Le piattaforme limitano i link per ridurre lo spam e per tenere gli utenti dentro; i tentativi di aggirare i limiti (i link nei commenti in massa, i redirect ingannevoli) sono sanzionati.
Le regole dei programmi
Amazon accetta i profili social nell'account dell'affiliato con requisiti (un pubblico minimo nell'ordine delle centinaia di follower, contenuti coerenti), richiede la dicitura di affiliato visibile, vieta i link nei messaggi privati non richiesti e l'incentivo al clic, e ha il programma Influencer con una vetrina propria per chi ha un pubblico rilevante. I network hanno strumenti per i creatori (l'integrazione con i profili, i link per le storie, le pagine di link) e accettano i profili con requisiti di pubblico e di conformità; i programmi diretti decidono caso per caso, e molti chiedono un sito oltre al profilo. Il profilo va dichiarato prima di usarlo, e i programmi controllano.
La trasparenza
Le regole italiane (il Codice del Consumo, la Digital Chart dell'IAP, le linee guida e il codice di condotta AGCOM per gli influencer del 2025 con le FAQ del 2026) richiedono che ogni contenuto con un beneficio (link affiliati, codici, prodotti ricevuti, sponsorizzazioni) sia riconoscibile come pubblicità, con una dicitura chiara all'inizio della didascalia o nei primi tre hashtag ("#pubblicità", "#advertising", "link affiliato" con la spiegazione), la scritta nella storia stessa, l'etichetta della piattaforma, e la voce nel video; il tag al marchio, il link o il codice da soli non bastano, e non esistono soglie minime. I creatori oltre 500.000 follower su una piattaforma o un milione di visualizzazioni medie mensili hanno obblighi aggiuntivi e l'iscrizione all'elenco dell'Autorità; tutti gli altri rispettano le regole generali.
I numeri realistici
Gli ordini di grandezza per un profilo di nicchia con pubblico attivo.
| Canale e formato | Chi clicca | Chi compra dal clic | Cosa rende per 10.000 visualizzazioni |
|---|---|---|---|
| Storia Instagram con adesivo link, prodotto da 60 € al 6% | 3–8% degli spettatori della storia | 3–8% | Su 1.000 spettatori: 1–6 vendite, 3–23 € |
| Reel Instagram con rimando alla bio, prodotto da 60 € al 6% | 0,3–1% | 2–5% | 1–5 vendite, 2–18 € |
| Video TikTok con rimando alla bio, prodotto da 30 € al 5% | 0,2–0,8% | 2–5% | 0–4 vendite, 0–6 € |
| Video TikTok con prodotto taggato nello shop, commissione 10% | 1–3% (tocca il tag) | 5–15% | 5–45 vendite, 15–135 € |
| Diretta TikTok con shop | Variabile, alta | Alta | Il formato con la conversione migliore |
Le letture: le storie di Instagram convertono per spettatore molto più dei reel e dei video di TikTok con rimando alla bio (il link è a un tocco); TikTok con lo shop converte perché l'acquisto è dentro l'app, e senza shop produce volumi con conversione bassa; i prodotti costosi convertono poco su TikTok e meglio nelle storie di Instagram e su YouTube. Un profilo di nicchia con 10.000 follower attivi produce con le affiliazioni social, da solo, nell'ordine dei 50–300 euro al mese; la funzione principale dei social è portare il pubblico sulla lista e sul sito, dove la conversione è più alta e il pubblico si possiede.
Gli errori
I link nelle didascalie che nessuno può cliccare senza il rimando alla bio. Il "link in bio" che porta a una home generica. I codici presi altrove. I messaggi con link a chi non ha chiesto. I commenti "ti scrivo in privato". I follower comprati. La dichiarazione assente o solo nella bio. L'etichetta non attivata. I prima/dopo e le affermazioni sui prodotti. Il profilo senza lista, che perde il pubblico al primo cambio di algoritmo. E i prodotti costosi spinti su TikTok, dove il pubblico non li compra.
In sintesi
Su Instagram i link stanno nella bio (uno o una pagina di link), nelle storie con l'adesivo e nei messaggi, e le storie sono il punto di conversione; su TikTok nella bio (con requisiti), nei messaggi con limiti e nello shop integrato, dove il creatore tagga i prodotti dei venditori e riceve una commissione fissata da loro con un tracciamento interno senza cookie e l'acquisto dentro l'app (disponibilità e condizioni da verificare nell'app). Dove il link non si clicca, il codice sconto fornito dal programma attribuisce la vendita, va detto e scritto con la dichiarazione. Convertono le storie con il prodotto in uso, i reel e i caroselli con il rimando, le dirette; su TikTok i video di prova, i "prodotti che uso", gli unboxing e le dirette con lo shop, per prodotti impulsivi e a basso prezzo.
Le piattaforme richiedono l'etichetta dei contenuti commerciali e vietano lo spam, i bot, i follower comprati, i prezzi falsi e le affermazioni non consentite; i programmi accettano i profili dichiarati con requisiti di pubblico (Amazon con la dicitura e il programma Influencer, i network con gli strumenti per i creatori); la legge italiana richiede la dicitura chiara all'inizio o nei primi tre hashtag, nella storia e a voce, senza soglie, con obblighi aggiuntivi oltre 500.000 follower o un milione di visualizzazioni. I numeri: le storie convertono il 3–8% degli spettatori con il 3–8% di acquisti, i video con rimando alla bio molto meno, lo shop di TikTok molto di più; un profilo di nicchia da 10.000 follower attivi rende 50–300 euro al mese, e la funzione principale dei social è portare il pubblico sulla lista e sul sito. Gli errori sono i link non cliccabili senza rimando, la bio generica, i codici presi altrove, i messaggi non richiesti, i follower comprati, la dichiarazione assente, l'etichetta non attivata e il profilo senza lista.