Ritenuta a titolo d'imposta 23% sul 78%: come si tassano le provvigioni (con esempio)
Chi entra nel network marketing riceve la prima provvigione con una trattenuta che non capisce: su 500 euro ne arrivano circa 410, e la spiegazione dello sponsor ("è la ritenuta") non dice né perché né se ci sarà altro da pagare. La risposta è che quella trattenuta è tutta l'imposta che l'incaricato pagherà su quel reddito, per sempre, senza dichiarazione, senza acconti e senza sorprese a giugno: è una ritenuta a titolo d'imposta, cioè definitiva, calcolata con una formula fissa che vale per tutti gli incaricati alla vendita diretta in Italia, con o senza partita IVA.
Questo articolo spiega la norma e la formula (il 23% sul 78%), cosa significa "a titolo d'imposta" rispetto alla ritenuta d'acconto, gli esempi con i numeri (mensile e annuale, con e senza partita IVA), cosa non si paga e cosa non si fa, il confronto con gli altri regimi (il lavoro dipendente, il forfettario, la prestazione occasionale), gli effetti collaterali (le detrazioni, il carico familiare, l'ISEE, i mutui), i premi in natura e le altre voci, e i limiti del regime; la certificazione unica annuale dell'azienda è il documento che prova il reddito e chiude i conti.
La norma e la formula
L'articolo 25-bis del decreto sulle ritenute (il DPR 600/1973) stabilisce che sulle provvigioni corrisposte agli incaricati alle vendite a domicilio (la figura della legge 173/2005) l'azienda applica una ritenuta a titolo d'imposta, con l'aliquota del primo scaglione IRPEF (il 23%), commisurata all'ammontare delle provvigioni ridotto del 22% a titolo di deduzione forfettaria delle spese di produzione del reddito. In formula:
Imposta = provvigioni lorde × 78% × 23% = provvigioni lorde × 17,94%
Per ogni 100 euro di provvigioni, 78 sono considerati reddito (22 sono le spese presunte: i campioni, gli spostamenti, il telefono, i materiali), e su quei 78 si paga il 23%: 17,94 euro. L'incaricato riceve 82,06 euro netti ogni 100 lordi, e non deve nulla di più.
La deduzione del 22% è forfettaria: non dipende dalle spese reali, non richiede documenti, e si applica anche a chi non ha speso nulla; e l'aliquota del 23% è fissa, non progressiva: l'incaricato con 2.000 euro di provvigioni l'anno e quello con 50.000 pagano la stessa percentuale.
Cosa significa "a titolo d'imposta"
Esistono due tipi di ritenuta. La ritenuta d'acconto (quella delle prestazioni occasionali e dei professionisti, il 20%) è un anticipo: il committente la trattiene, il contribuente la scomputa in dichiarazione dall'imposta dovuta calcolata con le aliquote progressive su tutti i redditi, e paga la differenza o riceve il rimborso. La ritenuta a titolo d'imposta è definitiva: l'azienda la trattiene e la versa, e il rapporto tra quel reddito e il fisco è chiuso. Le provvigioni non entrano nel reddito complessivo dell'incaricato, non si dichiarano (né nel 730 né nel modello Redditi, qualunque sia l'importo), non subiscono le aliquote progressive, non generano acconti né addizionali regionali e comunali.
Le conseguenze pratiche: l'incaricato non ha scadenze fiscali per le provvigioni (niente giugno e novembre), non accantona per le tasse, e conosce l'imposta al centesimo dal primo giorno.
Gli esempi
Una provvigione mensile. Provvigioni lorde 500 euro: reddito 390 (il 78%), imposta 89,70 (il 23% di 390), netto 410,30 euro.
Un anno da part time con metodo. Provvigioni lorde 3.500 euro (il primo anno): imposta 627,90, netto 2.872,10. Sotto la soglia dei 5.000 euro di reddito (3.500 × 78% = 2.730): nessuna partita IVA, nessun contributo, nessuna dichiarazione. Il conto con il fisco è chiuso con le certificazioni dell'azienda.
Un anno oltre la soglia. Provvigioni lorde 12.000 euro (il terzo anno di un part time con metodo, o il primo di un'attività più intensa): reddito 9.360; imposta 2.152,80; netto prima dei contributi 9.847,20. Il reddito supera i 5.000 euro: la partita IVA è obbligatoria, e sui 4.360 euro di eccedenza si applicano i contributi della gestione separata (circa il 35%, cioè circa 1.530 euro), per due terzi a carico dell'azienda (circa 1.020) e per un terzo trattenuti all'incaricato (circa 510). Netto finale per l'incaricato: circa 9.340 euro, il 77,8% del lordo, con una posizione previdenziale che si costruisce. Le imposte sono le stesse che sotto la soglia: la partita IVA aggiunge i contributi e gli adempimenti, non le tasse.
| Provvigioni lorde annue | Reddito (78%) | Imposta (23% del reddito) | Netto dopo imposta | Contributi a carico dell'incaricato (1/3 del 35% sull'eccedenza) | Netto finale |
|---|---|---|---|---|---|
| 3.500 € | 2.730 € | 628 € | 2.872 € | 0 (sotto soglia) | 2.872 € (82,1%) |
| 6.400 € | 4.992 € | 1.148 € | 5.252 € | 0 (sotto soglia) | 5.252 € (82,1%) |
| 12.000 € | 9.360 € | 2.153 € | 9.847 € | circa 510 € | circa 9.340 € (77,8%) |
| 24.000 € | 18.720 € | 4.306 € | 19.694 € | circa 1.600 € | circa 18.090 € (75,4%) |
Cosa non si paga e cosa non si fa
Non si paga l'IRPEF progressiva (le aliquote dal 23% al 43%), né le addizionali regionale e comunale, né l'IRAP (manca la base imponibile); non si fanno la dichiarazione dei redditi per le provvigioni, gli acconti, il calcolo dei costi deducibili (la deduzione è forfettaria); sotto la soglia non si versano contributi e non si tengono registri. L'incaricato che ha solo provvigioni può non presentare alcuna dichiarazione; quello che ha altri redditi (uno stipendio, una pensione, un affitto) dichiara solo quelli, e le provvigioni restano fuori.
Il confronto con gli altri regimi
| Regime | Imposta effettiva sul lordo (ordini di grandezza) | Contributi | Adempimenti |
|---|---|---|---|
| Incaricato alla vendita diretta (ritenuta 23% sul 78%) | 17,9% fisso, definitivo | Nessuno sotto 5.000 € di reddito; oltre, gestione separata sull'eccedenza (1/3 a carico) | Nessuno sotto soglia; IVA e fatture oltre |
| Lavoro dipendente | Dal 23% al 43% progressivo su tutto il reddito, meno le detrazioni (che azzerano l'imposta sotto circa 8.500 €) | Circa il 9% a carico del lavoratore, il resto a carico del datore | Nessuno (il datore fa tutto) |
| Forfettario (professionista, 78%) | 5% per cinque anni poi 15% sul reddito forfettario dedotti i contributi: circa 3–4% del lordo nei primi anni, 9–10% dopo | Circa il 26% del reddito forfettario, tutti a carico (circa il 20% del lordo) | Fattura elettronica, dichiarazione, acconti, commercialista |
| Prestazione occasionale | Ritenuta d'acconto 20% poi IRPEF progressiva in dichiarazione (rimborso sotto la soglia di esenzione) | Gestione separata sull'eccedenza dei 5.000 €, 1/3 a carico | Ricevute, dichiarazione |
Le letture. Per redditi piccoli il regime dell'incaricato è meno conveniente del lavoro dipendente e della prestazione occasionale con pochi altri redditi, che sotto la soglia di esenzione non pagano imposta (l'incaricato paga il 17,9% dal primo euro, senza detrazioni). Per redditi medi è più conveniente del lavoro dipendente (che sale al 25–35% effettivo) e comparabile al forfettario nei primi cinque anni una volta sommati imposta e contributi (il forfettario paga meno imposta ma il 26% di contributi tutti a carico; l'incaricato paga il 17,9% di imposta e, oltre soglia, un terzo dei contributi solo sull'eccedenza). Per redditi alti è tra i regimi più leggeri che esistano, perché l'aliquota non sale. Il regime è pensato per un'attività che va da zero a un reddito pieno senza scalini, e lo fa.
Gli effetti collaterali
Le detrazioni. Le provvigioni non entrano nel reddito complessivo, quindi non generano detrazioni né le assorbono: l'incaricato che ha solo provvigioni non può recuperare spese sanitarie, interessi del mutuo o altre detrazioni, perché non ha un'imposta IRPEF su cui scontarle. Chi ha anche uno stipendio le recupera su quello.
Il carico familiare. Chi ha solo provvigioni resta fiscalmente a carico del coniuge o dei genitori a prescindere dall'importo, perché il limite dei 2.840,51 (o 4.000 euro fino a ventiquattro anni) si misura sul reddito complessivo, in cui le provvigioni non entrano. È un vantaggio per le famiglie e una particolarità da conoscere: lo studente incaricato con 6.000 euro di provvigioni resta a carico dei genitori.
L'ISEE. Il calcolo dell'ISEE include i redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d'imposta: le provvigioni entrano nell'ISEE anche se non entrano nel reddito complessivo, e chi ha agevolazioni legate alle soglie lo tiene presente.
I mutui e i finanziamenti. Le banche valutano il reddito documentato: la certificazione delle provvigioni è un documento di reddito, ma un reddito che non compare nella dichiarazione richiede più spiegazioni; l'incaricato con partita IVA e certificazioni pluriennali ha più facilità.
La NASpI e i sostegni. I redditi da incaricato vanno comunicati agli enti nei casi previsti (la compatibilità della NASpI con il lavoro autonomo ha soglie e riduzioni), e chi percepisce sostegni al reddito verifica prima.
I premi in natura e le altre voci
I premi in natura (i viaggi, i prodotti, i riconoscimenti con valore) e i bonus riconosciuti dall'azienda seguono, di norma, lo stesso regime delle provvigioni quando sono corrispettivi dell'attività di incaricato: l'azienda li valorizza e applica la ritenuta. La differenza tra prezzo riservato e prezzo al pubblico sui prodotti acquistati e rivenduti, nelle aziende che usano questo modello, ha un trattamento proprio che l'azienda indica. I rimborsi spese documentati non sono reddito. Le regole di dettaglio le fornisce l'azienda con la certificazione, e il commercialista le verifica per chi ha la partita IVA.
I limiti del regime
Il regime vale per le provvigioni da incaricato alle vendite a domicilio ai sensi della legge 173/2005, corrisposte da aziende di vendita diretta italiane (o con stabile organizzazione) che operano come sostituti d'imposta. Non vale per: i compensi ricevuti da aziende estere senza sostituto d'imposta in Italia (che vanno dichiarati con le regole ordinarie, e che sono il caso di alcune aziende di network marketing straniere che pagano dall'estero: il regime cambia e serve il commercialista); i redditi da altre attività dell'incaricato (i corsi venduti in proprio, i servizi, i contenuti), che seguono i loro regimi; i redditi di chi opera come agente di commercio (che ha il proprio regime). L'incaricato che riceve provvigioni da un'azienda estera senza ritenuta italiana non ha il regime del 23% sul 78%: dichiara le provvigioni come lavoro autonomo o impresa con le regole ordinarie o forfettarie, e il conto è diverso.
In sintesi
Le provvigioni degli incaricati alla vendita diretta si tassano con una ritenuta a titolo d'imposta del 23% sul 78% delle provvigioni (l'articolo 25-bis del DPR 600/1973): il 22% è la deduzione forfettaria delle spese, il 23% l'aliquota del primo scaglione, e l'imposta effettiva è il 17,94% del lordo, fissa e definitiva; l'incaricato riceve 82,06 euro ogni 100, non dichiara le provvigioni (che non entrano nel reddito complessivo), non paga IRPEF progressiva, addizionali né IRAP, non ha acconti né scadenze. Su 500 euro mensili l'imposta è 89,70; su 3.500 annui 627,90 senza altri adempimenti; su 12.000 annui 2.152,80 più, oltre la soglia dei 5.000 euro di reddito, un terzo dei contributi della gestione separata sull'eccedenza (circa 510 euro, con circa 1.020 a carico dell'azienda), con il netto finale al 77,8%.
Il regime è meno conveniente del lavoro dipendente e dell'occasionale per i redditi piccoli (paga dal primo euro, senza detrazioni), più conveniente del dipendente per i redditi medi, comparabile al forfettario sommando imposta e contributi, e tra i più leggeri per i redditi alti perché l'aliquota non sale. Le provvigioni non generano detrazioni, lasciano l'incaricato a carico dei familiari a prescindere dall'importo, entrano nell'ISEE e si documentano con la certificazione unica; i premi in natura seguono lo stesso regime; il regime non vale per i compensi da aziende estere senza sostituto d'imposta in Italia, che si dichiarano con le regole ordinarie. Ogni incaricato dovrebbe sapere quanto paga al centesimo dal primo giorno: 17,94 euro ogni 100.