Network marketing per studenti e under 25: primi passi e competenze che restano

Il network marketing attira i giovani per le ragioni giuste e per quelle sbagliate. Le ragioni giuste: un'attività senza capitale che si fa negli orari dell'università, che insegna a vendere e a stare con le persone (competenze che nessun corso di laurea dà e che il mercato del lavoro paga), con una rete di coetanei già pronta e una curva di apprendimento che a vent'anni si percorre in fretta. Le ragioni sbagliate: le presentazioni che promettono ai ventenni la libertà finanziaria prima della laurea, gli stili di vita mostrati sui social, l'idea di saltare il lavoro dipendente. Il cluster ha già detto che le seconde sono false; questo articolo dice come i giovani usano le prime, con i limiti che l'età impone (la maggiore età per l'incarico, il rapporto con lo studio, le soglie fiscali della famiglia) e con le competenze che restano anche a chi lascia dopo un anno.

Si spiegano i requisiti (perché serve la maggiore età e cosa può fare un sedicenne nel frattempo), perché ha senso per un giovane e quando no, le competenze che restano (le cinque che valgono in ogni colloquio), come si incastra con lo studio senza rallentare la laurea, la rete dei coetanei e come usarla con rispetto, il fisco per chi è a carico dei genitori (con il vantaggio specifico delle provvigioni fuori dal reddito complessivo e gli effetti su ISEE e borsa), le trappole tipiche dei giovani nel settore e il percorso realistico dai 19 ai 25 anni.

I requisiti: la maggiore età

L'incarico di vendita diretta richiede diciotto anni: l'incaricato firma un contratto, ha un tesserino, risponde delle proprie affermazioni verso i clienti e riceve provvigioni con un regime fiscale proprio, e la legge riserva tutto questo ai maggiorenni. Il sedicenne che vuole avvicinarsi al settore può farlo come cliente dei prodotti (con i genitori per i pagamenti), può imparare a vendere con i lavoretti consentiti alla sua età (le ripetizioni, i servizi, il lavoro estivo con contratto), può costruire la propria rete di relazioni e le proprie competenze; a diciotto anni entra con un vantaggio. Le "iscrizioni" di minorenni con l'account di un genitore che alcune reti propongono sono fuori dalle regole e vanno rifiutate.

Perché ha senso per un giovane

Le competenze. Il network marketing è una scuola di vendita con formazione e pratica settimanale: a diciannove anni si impara a presentare, ad ascoltare, a gestire un no, a seguire un cliente, a organizzare il proprio tempo, a parlare in pubblico in piccolo. Sono competenze che i coetanei non hanno e che ogni datore di lavoro cerca.

La rete. Un universitario ha centinaia di contatti attivi (i compagni di corso, la scuola superiore, lo sport, la città di origine e quella dell'università, i gruppi), con bisogni concreti in alcuni settori (la nutrizione e lo sport, la cura della persona, la tecnologia, i servizi ricorrenti come la telefonia).

Il tempo e la flessibilità. Gli orari universitari lasciano pomeriggi e sere liberi, e l'attività si sospende nelle sessioni: la stessa logica dei lavoretti compatibili con lo studio.

Il capitale che non serve. Uno studente non ha denaro da investire, e il network marketing non lo chiede: il kit rimborsabile e nulla più.

L'orizzonte lungo. Chi inizia a vent'anni e costruisce con metodo arriva a venticinque con una clientela, una rete e competenze che gli permettono di scegliere: continuare come attività accanto al lavoro, farne un'attività principale, o portare le competenze altrove. Il tempo è il capitale del giovane anche qui.

Quando non ha senso

Quando si è nell'ultimo anno con la tesi e non ci sono otto ore a settimana; quando l'idea di proporre qualcosa ai coetanei è insopportabile (il network marketing è vendita); quando si entra per l'invito di un amico e non per una scelta; quando c'è un'urgenza economica (il primo anno paga poco e un lavoretto a ore serve di più); quando si pensa di saltare la laurea o il primo lavoro per "fare il network marketing a tempo pieno" a vent'anni (l'attività si costruisce accanto, e la minoranza che ne vive ci è arrivata in anni); e quando la borsa di studio è a rischio (vedi il fisco).

Le competenze che restano

Anche chi lascia dopo un anno porta via cinque cose, che vanno nel curriculum con le parole giuste ("esperienza di vendita diretta indipendente" e non il nome dell'azienda come se fosse un datore).

  1. Presentare e persuadere con onestà: la struttura di una presentazione, i benefici invece delle caratteristiche, la risposta alle obiezioni.
  2. Ascoltare e fare domande: capire cosa serve a una persona prima di proporre.
  3. Gestire il rifiuto: i no come informazione, la resilienza che i colloqui e i primi lavori richiedono.
  4. Organizzare il proprio tempo e misurarsi: le ore fisse, gli indicatori, la revisione settimanale.
  5. Formare e coordinare: chi ha introdotto e seguito anche una sola persona ha fatto il primo lavoro di gestione della sua vita.

Sono le competenze che i selezionatori cercano nei ruoli commerciali, di marketing, di relazione con i clienti, e che lo studente medio non può dimostrare.

Come si incastra con lo studio

Le regole dei lavoretti compatibili, applicate: dieci ore a settimana al massimo in corso, con la sospensione (la dimensione minima) nelle tre settimane prima degli esami; le presentazioni nei pomeriggi liberi e in videochiamata; il seguito dei clienti nei tempi morti; la chiamata con lo sponsor fissa; e il conto per semestre tra crediti e attività. Uno studente che perde un semestre per il network marketing ha fatto un pessimo affare, come con qualunque lavoretto; uno che si laurea in corso con una clientela e una rete ha fatto il migliore.

Il calendario accademico aiuta: l'estate (con più ore) è il periodo di costruzione, le sessioni sono i periodi di mantenimento, e la clientela che riordina regge le pause.

La rete dei coetanei, con rispetto

La rete di un giovane è grande e sensibile allo spam più di ogni altra: i gruppi di corso, le chat, i social dei coetanei riconoscono in un secondo il messaggio copiato e il profilo cambiato. Le regole del cluster valgono con più forza: il permesso, il prodotto solo a chi ha il bisogno (lo sportivo per la nutrizione, il compagno che si lamenta della bolletta del telefono), l'attività solo a chi chiede, mai i gruppi di corso come canale, mai la festa come occasione, e i contenuti sobri (il prodotto nella vita reale, non lo stile di vita). Il giovane che vende con rispetto nella propria rete ha un vantaggio sui coetanei che spammano: viene ascoltato.

Un'attenzione: i coetanei sono anche la fascia più esposta alle promesse ("a vent'anni puoi essere libero"), e il giovane incaricato che le ripete ai propri amici li perde e viola il codice etico della propria azienda. I numeri veri (il primo anno, le ore) sono l'unico modo di presentare l'attività a un coetaneo senza tradirlo.

Il fisco per chi è a carico dei genitori

Il regime degli incaricati ha per uno studente un vantaggio specifico che nessun altro lavoretto ha. Le provvigioni sono tassate alla fonte con la ritenuta a titolo d'imposta del 23% sul 78% e non entrano nel reddito complessivo: lo studente resta fiscalmente a carico dei genitori a prescindere dall'importo delle provvigioni, perché il limite dei 4.000 euro (fino a ventiquattro anni) si misura sul reddito complessivo, in cui le provvigioni non entrano. Uno studente con 6.000 euro di provvigioni resta a carico; con lo stesso importo da un part time no. Sotto la soglia dei 5.000 euro di reddito (6.410 di provvigioni) non ha partita IVA, contributi né dichiarazione.

Due attenzioni. Le provvigioni entrano nell'ISEE della famiglia, e possono incidere sulle soglie della borsa di studio e della no tax area universitaria: lo studente con la borsa legge il bando e fa il conto prima (una borsa da 7.000 euro non si rischia per 3.000 euro di provvigioni). E l'assegno unico per i figli tra 18 e 21 anni resta compatibile finché lo studente studia.

Le trappole tipiche dei giovani

Lasciare lo studio o il primo lavoro per l'attività: l'errore più costoso, spinto da presentazioni che il settore serio vieta.

Il personaggio sui social: il profilo che a vent'anni diventa quello del "giovane imprenditore" con le citazioni e le auto a noleggio, che brucia la reputazione tra i coetanei e non vende nulla.

Le squadre di soli giovani senza clienti: reti in cui tutti reclutano coetanei e nessuno vende ai clienti, che sono il comportamento della piramide dentro un'azienda legale; il test del 70% del volume da clienti esterni smaschera anche queste.

Il debito per l'attività: il kit a rate, i prodotti con la carta dei genitori, gli eventi pagati con prestiti. Nulla di questo è richiesto da un'azienda seria, e a vent'anni il debito per consumi è la trappola che il cluster dei giovani descrive.

L'evento come stile di vita: le convention, i viaggi di squadra, i riconoscimenti che a vent'anni sembrano il senso dell'attività e ne sono il contorno; l'attività è la presentazione del martedì sera.

Il percorso realistico dai 19 ai 25 anni

Diciannove anni: l'ingresso con un'azienda scelta con i criteri, il piano dei novanta giorni, dieci ore a settimana, i primi venti clienti tra i coetanei e la famiglia allargata, 2.000–3.500 euro lordi nel primo anno che restano a carico dei genitori. Venti-ventuno: la clientela a quaranta-cinquanta con i referral, le prime persone introdotte (coetanei che hanno chiesto dopo essere diventati clienti), 400–700 euro al mese, la prima qualifica, la laurea triennale in corso. Ventidue-ventitré: la rete che duplica, 600–1.000 euro al mese con le qualifiche, la decisione sull'attività principale o sul lavoro con il network marketing accanto, le competenze nel curriculum. Venticinque: la scelta con i numeri in mano. Non è la libertà finanziaria a vent'anni: è un'integrazione costruita, competenze rare e la possibilità di scegliere, che è ciò che a venticinque anni vale di più.

In sintesi

Il network marketing per un giovane richiede la maggiore età (il sedicenne resta cliente e impara con i lavoretti consentiti) e ha senso per le competenze che insegna (presentare, ascoltare, gestire il rifiuto, organizzarsi, formare: le cinque che ogni colloquio cerca), per la rete dei coetanei, per gli orari dell'università, per l'assenza di capitale e per l'orizzonte lungo; non ha senso senza otto ore, per chi odia proporre, per chi entra per un amico, per chi ha un'urgenza economica, per chi vuole saltare la laurea o il primo lavoro e per chi rischia la borsa. Si incastra con dieci ore al massimo, la dimensione minima prima degli esami, l'estate come periodo di costruzione e il conto per semestre; la rete dei coetanei si usa con il permesso, il prodotto a chi ha il bisogno, i contenuti sobri e i numeri veri, mai i gruppi di corso né le feste.

Il fisco ha un vantaggio unico: le provvigioni non entrano nel reddito complessivo e lo studente resta a carico dei genitori a prescindere dall'importo, senza adempimenti sotto i 5.000 euro di reddito; ma entrano nell'ISEE e possono incidere su borsa e no tax area, da verificare prima. Le trappole sono lasciare lo studio, il personaggio sui social, le squadre di soli giovani senza clienti, il debito e l'evento come stile di vita; il percorso realistico va dai venti clienti a diciannove anni ai 600–1.000 euro al mese e alle competenze in curriculum a ventitré, con la scelta a venticinque. Non è la libertà finanziaria: è la possibilità di scegliere.

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